Siria, ancora scontri a Baghouz

La coalizione a guida Usa e le Sdf attacca quel che resta del Daesh prima della partenza degli statunitensi, mentre riemerge la speranza che Paolo Dall’Oglio sia ancora vivo. Ferito un fotoreporter italiano, Gabriele Micalizzi
Siria

Gabriele Micalizzi, il fotoreporter di guerra italiano ferito in Siria, era arrivato a Baghouz da pochi giorni. Ha rischiato grosso per documentare quello che sta accadendo; ma sapere cosa sta accadendo è ciò che ci permette di vivere e di essere umani. Che succede a Baghouz che merita un simile rischio?

Dal 9 febbraio è in effetti ripresa l’avanzata delle Sdf, le Forze democratiche siriane curdo-arabe, che con il supporto della coalizione a guida Usa stanno combattendo nell’est della Siria, oltre l’Eufrate, contro gli ultimi miliziani dello Stato islamico, il Daesh, asserragliati ormai in pochi chilometri quadrati in quel che resta della cittadina di Baghouz, vicino al confine iracheno, a più di 500 Km da Damasco.

Nei giorni scorsi una notizia di fonte curda, pubblicata sul Times di Londra, sosteneva che i rappresentanti del Daesh a Baghouz avrebbero offerto la liberazione di alcuni ostaggi in cambio di un lasciapassare per la regione di Idlib, dove sono ormai concentrati i vari gruppi antigovernativi che, bersagliati dai bombardamenti russi, si sono via via arresi all’avanzata dell’esercito siriano. Secondo questa fonte curda sconosciuta, tra gli ostaggi, oltre a civili e combattenti siriani, arabi e curdi, ci sarebbero anche il religioso italiano Paolo Dall’Oglio, scomparso nel 2013, il fotoreporter inglese John Cantlie, catturato nel 2012 e segnalato a Mosul nel dicembre 2016, e un’infermiera neozelandese catturata nell’ottobre 2013 e mai rilasciata, diversamente da suoi 5 colleghi della Croce rossa, liberati dopo qualche mese.

Nonostante la smentita ufficiale da parte di un portavoce delle Sdf che sia in corso una qualsiasi trattativa di questo genere, un’altra fonte curda ripresa dal New York Times affermerebbe invece che una trattativa ci sarebbe, ma che non è stato ancora deciso se prenderla in considerazione o meno. Fonti vaticane e della nunziatura a Damasco dicono di essere completamente all’oscuro della vicenda e che di Paolo Dall’Oglio non si sa più nulla dal giorno della sua scomparsa, avvenuta a Raqqa il 29 luglio 2013. Nella speranza che il fondatore del monastero di Mar Mousa sia ancora vivo, un gruppo di giornalisti italiani insieme ai familiari del religioso ed alcune associazioni italiane hanno organizzato una fiaccolata per il 13 febbraio in piazza Esquilino a Roma, davanti a Santa Maria Maggiore, come segno di solidarietà e di vicinanza per tutti gli ostaggi e le migliaia di siriani e stranieri sequestrati o arbitrariamente detenuti da anni in Siria. Hanno aderito all’iniziativa di “Articolo21” oltre a Sant’Egidio e alla Federazione delle Chiese evangeliche anche le due più note associazioni islamiche in Italia, il Coreis e l’Ucoii, la Federazione nazionale della stampa, il Focsiv ed altri.

This frame grab from video provided on Tuesday, Feb. 12, 2019, by the Syrian Observatory for Human Rights, an opposition group, that is consistent with independent AP reporting, shows smoke rising from a shell that targeted Islamic State group militants, in the village of Baghouz, Deir El-Zour, eastern Syria. Fighting between U.S.-backed fighters and IS inflicted more casualties among people fleeing the violence in eastern Syria Tuesday where the extremists are on the verge of losing the last area they control. (Syrian Observatory for Human Rights via AP)

 L’attacco di Baghouz era stato rinviato per consentire a migliaia di civili di fuggire dalle zone ancora controllate dai miliziani del Daesh per rifugiarsi a Nord nelle zone in mano alle Ypg curdo-arabe o in quelle ad Ovest, dove è attestato l’esercito siriano. Secondo l’Ondus (Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria) con sede a Londra, tra i combattenti del Daesh circondati a Baghouz ci sono molti foreign fighter (tedeschi, francesi, britannici, svedesi e russi). La stessa fonte ha dichiarato (secondo informazioni non verificabili) che negli ultimi cinque anni il Califfato jihadista avrebbe eseguito in Siria 6.209 esecuzioni capitali, tra cui oltre 300 sarebbero di donne e minori e quasi 700 di membri del Daesh stesso, accusati di spionaggio e tradimento. L’imminente conquista di Baghouz forse rappresenta la fine della presenza dello Stato islamico in Siria e Iraq, ma non è la fine del Daesh. In altre aree del mondo come in Nigeria e nelle Filippine, com’è purtroppo noto, il terrorismo jihadista è ben presente e attivo.

La fine dell’appoggio Usa ai curdi che seguirà all’imminente sconfitta del Daesh, con il ritiro annunciato da Trump dei soldati statunitensi dalla Siria, crea però un ulteriore e serio problema: il rischio di un pesante attacco turco ai curdi, che Erdogan considera terroristi al pari se non più dei jihadisti del Daesh. Per evitare che lo squilibrio di forze prodotto dal ritiro Usa possa innescare in Siria una situazione per certi versi analoga se non peggiore a quella creata dalla presenza dello Stato islamico negli ultimi 5 anni, il presidente russo Putin ha convocato a Sochi il 14 febbraio un ulteriore vertice sulla Siria al quale saranno presenti il presidente iraniano Rouhani e quello turco Erdogan.

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