Il Festival della Fraternità si è svolto lungo tre giorni di festa e di condivisione, tra esibizioni artistiche, testimonianze e laboratori in cui l’allegria del ritrovare vecchi amici si sommava all’eccitazione per le nuove esperienze e i nuovi incontri.
Cos’è che ci rende unici? La nostra individualità o la nostra connessione con gli altri, attraverso il nostro passato? E le nostre differenze di storia e di cultura sono un ostacolo all’unità o, piuttosto, il suo motore? Il Primo Maggio ha voluto esplorare proprio tutto questo.
La mattina del venerdì giovani da ogni parte d’Italia e diverse “delegazioni” dall’Albania, dal Belgio e da molti altri Paesi si sono ritrovati davanti all’Auditorium di Loppiano e, tra abbracci e saluti, hanno dato inizio all’atmosfera frizzante del Festival.
Durante il programma in sala, si è affrontata in modo semplice ma profondo la difficoltà del conoscere e accettare le radici proprie e dell’altro, senza pregiudizi. Ma anche la ricchezza e le possibilità di incontro che si generano quando queste radici vengono viste per la risorsa che sono. Le emozionanti performance di danza contemporanea dell’Associazione Culturale Dancelab Armonia, come ogni anno, hanno intervallato canzoni, scene di teatro e testimonianze di vita.
Un momento significativo della giornata è stato l’Expo della Fraternità, una serie di stand tenuti dai giovani della Scuola Gen di Loppiano, dal Progetto Giovani, dall’Istituto Universitario Sophia e altre realtà locali, come l’Associazione Amici del Valdarno – Comunità Islamica e Nuovi Orizzonti, che operano tutti i giorni per migliorare il dialogo e per costruire strade di incontro. Ogni stand proponeva spiegazioni dei tratti caratteristici del Paese e delle culture che rappresentava o dell’iniziativa che presentava, laboratori di danza e giochi adatti a tutte le età. L’ampio prato ai piedi del Salone San Benedetto si è trasformato in un vero e proprio “giro del mondo”, pullulante di energia.
Dopo la seconda parte del programma in sala, la giornata si è conclusa con un dj-set e con una Messa più che partecipata nel Santuario Maria Theotokos. Attraverso le vetrate colorate, la luce radente del crepuscolo illuminava i fedeli in preghiera, il cuore pieno dalla giornata appena conclusa.
Il giorno seguente, i partecipanti hanno potuto scegliere tra diversi workshop. I laboratori di teatro, danza, canto e body percussion hanno preparato delle esibizioni per il concerto della sera. Poi, incontri con Economia Disarmata ed Emergency, promotore della campagna “R1PUD1A- Ripudia la guerra”; il workshop “Oltre la maschera” con lo psicologo Fabio Frisone; “Dalle ferite alle radici”, tra psicologia e riflessione biblica. E ancora, l’esplorazione di Economy of Francesco, piuttosto che della pratica del Tai-Chi, o del percorso naturalistico e sensoriale di Antonio Sgarlata. Poi la mostra di strumenti etnici, il workshop di fumetto o di scoperta della scrittura cinese.
Anche Città Nuova ha tenuto un laboratorio di scrittura giornalistica, al quale ho contribuito come parte dello staff. La partecipazione è stata alta e i giovani, mettendo le mani in pasta tra stili di articolo diversi e possibili argomenti da trattare, hanno abbozzato testi e strategie di indagine.

Lavoro di individuazione di temi da trattare proposti dai partecipanti. Loppiano, 2 maggio 2026. Foto: Flavia Cecchini
La sera, il concerto con canzoni degli AsOne, di Chiara Parise, Sophitz e del GenVerde.
La domenica mattina abbiamo piantato un albero di ulivo, a segno delle radici che riconosciamo di avere e che ci impegniamo a coltivare, nel dialogo e nell’incontro reciproco. “Siate spazio vivo dove ogni storia può mettere radici”, la frase apposta ai piedi dell’albero.
Sono ormai diversi anni che partecipo al Primo Maggio a Loppiano e ogni volta le persone crescono, i temi si susseguono, le modalità si evolvono, ma lo spirito è lo stesso. La consapevolezza di trovare persone orientate al bene, che credono davvero di poter vivere per l’altro, fa sì che il sole sia ancora più caldo e il verde ancora più brillante. Così le colline della campagna di Loppiano si riempiono di risate e di chiacchierate profonde, di sguardi che vedono davvero.
Quest’anno ho vissuto per la prima volta il Primo Maggio con ruolo di staff, preparando il workshop di scrittura giornalistica con Miriana Dante e Candela Copparoni. Ho sperimentato che, in questo tipo di eventi, organizzatore e partecipante si scambiano un’uguale ricchezza, perché ci si guarda alla pari e si costruisce qualcosa insieme. Questo, devo dire, è ciò che di più prezioso mi porto a casa quest’anno.
Torno da Loppiano col cuore pieno di luce, solare e relazionale, con la consapevolezza di aver condiviso la passione per la scrittura con qualcuno e che, anche se siamo lontani, le nostre radici seppur diverse sono sempre unite nella fratellanza.

