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In profondità > Scenari

Le minacce di Trump al papa e lo scandalo del Vangelo

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Continuano gli attacchi del presidente statunitense al papa: «sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone. Per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare». Chiara la risposta di Leone XIV: «la missione della Chiesa è annunciare il Vangelo, predicare la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, che lo faccia con la verità». Come dimenticare, del resto, le sue condanne nei confronti dell’arma nucleare.

Da sinistra, il presidente degli USA Donald Trump e papa Leone XIV. ANSA

Più di duemila anni dopo, le parole di Gesù continuano a dare scandalo. Non è facile capire, in questo mondo che sembra girare al contrario, espressioni come: «porgi l’altra guancia», «beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio», «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito…». E ancora, le parole di Gesù riferite ai bambini: «chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare». Sono indicazioni forti, difficili da accettare per chi scatena guerre che vedono tra le prime vittime proprio i bambini, che distruggono intere città e popolazioni, che affamano e creano disperazione.

Parenti piangono per la morte di una bambina a Gaza, dopo gli attacchi dell’esercito israeliano. Foto Ansa, EPA/HAITHAM IMAD

«Il mondo – ha affermato papa Leone XIVè devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali». Quei tiranni – che non trovano molti leader capaci di ribattere alle loro prepotenze e non ascoltano i lamenti delle vittime e le proteste di tante popolazioni –, sono però spaventati da umili parole che parlano di pace. La stessa nascita di Gesù aveva terrorizzato l’allora re della Giudea, Erode il grande, che temendo di perdere il potere a causa di un neonato, fece uccidere tutti i bambini sotto i due anni.

L’attacco al papa

Tornando al presente, ancora una volta il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato il papa. Non che siano una novità gli attacchi ad un pontefice. Quando Francesco era vivo, era continuamente preso di mira, dentro e fuori la Curia romana, da prelati e da laici, in Italia e all’estero. Chi era abituato alle parole franche di papa Bergoglio, dopo l’elezione di Leone XIV ha esitato. Sembrava troppo cauto, troppo diplomatico. Sul web sono girati tanti meme che prendevano in giro la sua mitezza. Eppure, papa Prevost ha parlato di pace sin dalla sua elezione e non ha esitato a denunciare con parole durissime chi scatena le guerre.

Nel discorso al corpo diplomatico dello scorso gennaio, aveva affermato: «La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé “nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini”, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile».

Una donne sudanese rifugiata in un punto di assemblaggio per gli autobus organizzati per il loro volontario ritorno dall’Egitto al Sudan, al Cairo, in Egitto, 12 aprile 2025. Foto: Ansa, EPA/Mohamed Hossam

Prevost aveva chiesto il cessate il fuoco immediato in Ucraina, e ribadito che il popolo palestinese «ha il diritto a vivere in pace nella propria terra». Aveva denunciato «l’acuirsi delle tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo le coste americane del Pacifico», citando in particolare il Venezuela, dove pochi giorni prima il governo Trump aveva fatto rapire il presidente Nicolas Maduro, alleandosi poi con la sua vice, Delcy Rodriguez. Ancora, il papa aveva parlato della drammatica situazione in Sudan e Sud Sudan e nella regione dei Grandi Laghi, di Haiti, del Myanmar… «La guerra – aveva aggiunto Leone XIV – si accontenta di distruggere, la pace, invece, richiede uno sforzo continuo e paziente di costruzione e una continua vigilanza. Tale sforzo interpella tutti, a cominciare dai Paesi che detengono arsenali nucleari».

Dio non benedice alcun conflitto

Lo scorso 10 aprile, il papa aveva detto ai membri del Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei: «siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che in questo tempo, mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi». Eppure, aveva aggiunto il pontefice, «nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente versato».

Una delle bambine uccise in Iran dall’attacco aereo di Israele e Stati Uniti. 28 febbraio 2026. Foto Ansa/ EPA, Dipartimento degli Esteri iraniano

Il papa li aveva invitati ad aiutarci «a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli».

Alle parole di pace del papa, il presidente statunitense aveva affermato di non essere un suo grande fan. Leone XIV, per Trump, sarebbe un «debole» nei confronti della criminalità e «pessimo nella politica estera». Le parole del presidente erano state accompagnate da immagini in cui impersonificava Gesù, nel gesto di guarire un malato.

Una immagine generata con l’intelligenza artificiale, pubblicata sul profilo su Truth di Donald Trump, 13 aprile 2026. Ansa

Più modestamente, il vicepresidente statunitense, il neo convertito J. D. Vance, si era limitato a spiegare che il «papa dovrebbe essere cauto quando parla di teologia».

Leone XIV aveva allora spiegato che «io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito» con Trump. «Non penso – aveva risposto ai giornalisti – che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore». Leone XIV aveva chiarito: «Io non ho paura dell’amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora».

Martedì 5 maggio poi Trump è tornato all’attacco, affermando che il papa «sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone. Per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare». Dichiarazioni forti, praticamente alla vigilia dell’incontro in Vaticano del segretario di Stato Marco Rubio con il papa. Tutto sommato pacate le reazioni dei politici italiani. Mentre la premier Giorgia Meloni non ha ancora commentato, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha scritto in un post che: «gli attacchi nei confronti del Santo Padre, capo e guida spirituale della Chiesa cattolica, non sono né condivisibili né utili alla causa della pace. Ribadisco il sostegno ad ogni azione e parola di Papa Leone, le sue sono testimonianze in favore del dialogo, del valore della vita umana e della libertà». L’altro vicepremier, Matteo Salvini, si è detto convinto che «siamo e rimarremo amici e alleati degli Stati Uniti, a prescindere da questo o quel malinteso, da questo o quel presidente. Sicuramente attaccare il santo padre non serve a nulla e non risolve alcun problema». «Il papa – ha spiegato Salvini – non si discute, si ascolta».

Papa Leone XIV all’udienza generale settimanale in Piazza San Pietro, Città del Vaticano, 29 aprile 2026. Credit: ANSA/Vatican Media.

Di ritorno a Roma da Castel Gandolfo, Leone XIV ha commentato: «La missione della Chiesa è annunciare il Vangelo, predicare la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, che lo faccia con la verità». Il riferimento, ovviamente, è alle armi nucleari, che il papa ha più volte condannato, invitando anche le potenze mondiali a rinnovare il trattato sulla loro non proliferazione. Appello, purtroppo, rimasto inascoltato.

Di ritorno dal viaggio in Africa, ad una domanda sulla guerra in Iran, il papa aveva dichiarato: «vorrei incoraggiare la continuazione del dialogo per la pace: che le parti partecipino, che cerchino, che mettano tutti gli sforzi per promuovere la pace. [Davanti a] La minaccia della guerra [dico]: che si rispetti il diritto internazionale. È molto importante che gli innocenti siano protetti, e non è stato così in diversi luoghi. Porto con me una foto di un bambino musulmano che, nella visita in Libano, stava lì aspettando con un cartello dicendo: “Benvenuto Papa Leone!”, e poi è stato ucciso. Come Chiesa dico di nuovo, come pastore: non posso essere a favore della guerra, e vorrei incoraggiare tutti a fare gli sforzi per cercare risposte che vengono da una cultura di pace e non di odio e divisione».

È il Vangelo, niente di personale.

 

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