La nuova Global Sumud Flottilla «è finanziata da Hamas», ha proclamato in questi giorni l’eternamente corrucciato ministro israeliano della difesa Israel Katz. Abbordata in acque ampiamente internazionali al largo di Creta, qualcuno potrebbe pensare che l’attacco israeliano contro una flottilla disarmata costituisca un atto di pirateria internazionale. Ma per Katz questa ipotesi è irricevibile, dato che per lui e per il governo israeliano non esiste nessun diritto internazionale, anzi chi lo sostiene è complice di Hamas, Hezbollah e Iran.

Alcune imbarcazioni della Global Sumud Flotilla (GSF) partite dalla provincia di Siracusa, in Sicilia. 22 imbarcazioni sono state assaltate da Israele. ANSA/ORIETTA SCARDINO
In questa caoslandia globale, infatti, non è in corso nessuna guerra (le guerre sono da tempo oggetto del diritto internazionale): adesso ci sono solo sacrosante operazioni di autodifesa (quelle israeliane a Gaza, in Cisgiordania, Libano e Iran) in risposta ad attacchi senza alcuna provocazione (come quelli di Hamas o Hezbollah). Un po’ come l’operazione speciale di Putin in Ucraina, e la difesa preventiva, giusta e doverosa di Trump e Netanyahu in Iran, per la quale non hanno ritenuto necessario scomodare né il Parlamento né gli alleati. Scatenando un caos mondiale che non prevede vie d’uscita se non l’annientamento del nemico, altro che inutili trattative diplomatiche! Peccato che il “nemico” la pensi allo stesso identico modo sull’annientamento del nemico.
In questa logica, la colpa non è mai di chi si difende dal male. Soprattutto se cosa è male è una decisione rigorosamente unilaterale. Non ho risposte morali a prospettive del genere, non voglio averle. Però da inguaribile sognatore, mi torna alla mente un piccolo-grande personaggio del capolavoro di Victor Hugo, I Miserabili (1862): Gavroche Thénardier, ucciso dodicenne accanto alla alla barricata di rue Saint-Denis, il 5 giugno 1832, mentre canta ai soldati della guardia che lo bersagliano di colpi: «Se non sono un banchiere, la colpa è di Voltaire, se casa più non ho, la colpa è di Rousseau». Voltaire e Rousseau erano morti da più di 50 anni al tempo di Gavroche, ma la loro “colpa” rifulgeva ancora adamantina e priva di ombre. Un Gavroche arabo di oggi canterebbe, forse: «Se siamo terroristi a Gaza City, la colpa è di Hamas, se non ci piace la linea gialla, la colpa è di Hezbollah». Patetiche riflessioni letterarie, che contengono però almeno un po’ di amara speranza, diversamente dalle certezze adamantine without hope di chi non ha colpe.

Un’escavatrice israeliana distrugge palazzi dei palestinesi vicino alla città di Jenin in Cisgiordania, 1° luglio 2025. Foto Ansa EPA/ALAA BADARNEH
Nel quadro delle operazioni israeliane di autodifesa in Cisgiordania, a titolo di esempio scriveva Nello Scavo su Avvenire del 27 gennaio 2026: «In piena notte a Hebron diverse famiglie di contadini sono state svegliate dal fracasso dei trattori. Osama Makhameh, attivista per i diritti dei palestinesi, ha raccontato che i coloni armati della colonia di Susya, costruita su proprietà palestinesi a sud di Hebron e sotto la protezione dei soldati israeliani, “hanno sradicato e distrutto 500 ulivi, fichi, mandorli e altri alberi”. Prima di andarsene hanno disperso il bestiame e lasciato sulle pareti scritte ingiuriose. Pochi giorni prima il ministro e colono israeliano Ben Gvir aveva approvato il rilascio del porto d’armi per gli israeliani di altri 18 insediamenti illegali di occupazione».
Questo modus operandi, come tutti sanno (anche i coloni e i militari israeliani, non solo le loro vittime palestinesi) non è nuovo in Cisgiordania: un recente monitoraggio Ocha (l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari: vale a dire l’abominio del diritto internazionale secondo il Governo Netanyahu) stima in circa 680 gli attacchi di coloni israeliani contro residenti arabi in Cisgiordania, con vittime, danni o entrambe le cose in 200 comunità palestinesi.

Le truppe israeliane demoliscono abitazioni palestinesi nella città di Nablus, in Cisgiordania. Ansa/ EPA/ALAA BADARNEH
Così ne riferisce il 25 aprile 2026 in una sua analisi dei dati pubblicati Junior Cristarella su Sbircia la Notizia Magazine: «La stessa base umanitaria colloca a circa 1.960 gli sfollati di quest’anno collegati a violenze dei coloni e restrizioni di accesso. La dinamica colpisce soprattutto aree agricole e comunità di pastori, dove una strada chiusa, un avamposto armato o il sabotaggio dell’acqua possono trasformare la permanenza in una scelta impossibile… Nella stessa settimana (14-20 aprile 2026) almeno 55 palestinesi, tra cui nove bambini, sono rimasti feriti in Cisgiordania. Trentuno ferimenti sono avvenuti durante attacchi di coloni e ventiquattro sono collegati soprattutto a operazioni o raid delle forze israeliane. Oltre ai feriti, la traccia materiale è pesante: più di 260 alberi e piantine vandalizzati, quattordici veicoli danneggiati, un’ambulanza colpita e tubature dell’acqua rese inutilizzabili».
