Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

In profondità > Ricordo

Francesco, il papa di tutti

di Roberto Catalano

- Fonte: Città Nuova

Un anno senza papa Francesco: il vuoto lasciato da un pastore tra la gente è ancora vivo nella memoria del mondo. Tra gesti, parole e scelte controcorrente, la sua eredità continua a interrogare la Chiesa e l’umanità intera

Papa Leone XIV in preghiera sulla tomba di Papa Francesco nella Basilica di Santa Maria Maggiore, Roma, 3 novembre 2025. Credit: ANSA/Vatican Media.

Papa Francesco: un anno dopo. In quei momenti, all’alba del giorno di Pasquetta, sembrava impossibile se ne fosse andato. Il giorno prima, al termine della Messa di Pasqua in piazza San Pietro, aveva ancora fatto un giro fra la folla che lo vedeva per la prima volta – e sarebbe stata l’ultima ma nessuno lo immaginava – dopo la sua uscita dal Gemelli. Era ovviamente sofferente, ma visibilmente felice di essere «fra la gente», modello di quel pastore che non si è mai stancato di proporre: quello che porta l’odore delle pecore del suo gregge.
Quello era il suo posto: in mezzo al popolo di Dio. Lo aveva detto subito, la sera dell’elezione, appena apparso sul loggione di San Pietro, dopo quel «Buona sera» uscito quasi dall’imbarazzo di trovarsi a essere papa. Aveva annunciato che in quel momento cominciava il pellegrinaggio “insieme” del popolo e del vescovo di Roma. E ne aveva chiesto persino la benedizione, facendo fin da subito arricciare il naso a qualcuno, soprattutto nelle “sacre stanze” vaticane.

Ha mantenuto la promessa, ma con sorprese inattese. Il popolo per Bergoglio non è mai stato limitato alla Chiesa cattolica: è sempre stata l’umanità intera. Credenti, diversamente credenti e non credenti, ma soprattutto i poveri, i diseredati e, nel nostro momento storico, i “migranti”, i veri poveri del nostro tempo. Per questo il suo viaggio di inaugurazione del pontificato fu a Lampedusa: una icona. E, ancora, ci aveva abituato pian piano, ma con ritmo costante, a novità assolute: lavare i piedi ai carcerati il Giovedì Santo, e fra loro anche musulmani, arrivare a Gerusalemme con un amico rabbino e un imam musulmano, telefonare direttamente e senza alcun preavviso a chi soffriva, invitare a cena o a pranzo amici ebrei, stimolare l’assistenza dei poveri in piazza San Pietro, camminare da solo sotto la pioggia e pregare davanti all’immagine di Maria, nel mezzo di una epidemia che uccideva in tutto il mondo migliaia e migliaia di persone.

Nel giro di pochi anni Bergoglio, Francesco, è diventato un punto di riferimento per tutta l’umanità: senza dubbio, il leader più credibile. Non parlava soltanto – alcune volte anche in modo diretto e duro −, soprattutto dava testimonianza. Era un testimone prima di essere un predicatore e, quando predicava, chi lo ascoltava intuiva che le sue non erano parole, ma una vita vissuta anche a fatica ma con coerenza. Per questo era il papa di tutti. Forse lo era più per “gli altri” – quelli fuori della Chiesa cattolica ufficiale – che per i cattolici praticanti e quelli tradizionali. Francesco sapeva mettere in crisi, spogliarsi del clericalismo, parlare al cuore e alla mente di tutti, a prescindere da fede, religione di appartenenza, cultura e ruolo nella società.
È stato un papa contro-corrente, capace di aprire la Chiesa e renderla davvero universale. Ma, come lui stesso ricordava, era ben cosciente che senza i predecessori – da Giovanni XXIII a Benedetto XVI – sarebbe stato impossibile a questo uomo «venuto quasi dalla fine del mondo», fare quello che ha fatto. Francesco, come tutti i papi, è stato il successore di Pietro e non di Benedetto XVI, che aveva avuto il coraggio di dare le dimissioni. Tuttavia, senza i suoi predecessori, compreso papa Ratzinger, non sarebbe stato pensabile avere un papa Francesco.

Non ha avuto vita facile e, spesso, ha anche creato scomodità e imbarazzo a collaboratori e, soprattutto, al clero. Era stato eletto per arrivare a una riforma della Curia e del “sentire” della Chiesa. Si è impegnato fino all’ultimo respiro, provocando anche incomprensioni, ma mettendo in moto processi fondamentali, di cui si capirà l’importanza solo col tempo. Era cosciente di essere, in vari momenti, “scomodo”. Tuttavia, ha avuto anche il coraggio di chiedere scusa e lo ha fatto davanti a una piazza San Pietro gremita per un Angelus domenicale. Il giorno prima aveva perso la pazienza con una signora un po’ troppo invadente. Ma anche questo episodio lo ha reso credibile: anche il papa può perdere la pazienza.

E non si possono dimenticare i grandi gesti: la visita in un Iraq ancora distrutto dalla guerra, sfidando il pericolo di attentati, il baciare i piedi di leader africani in guerra per chiedere che si impegnassero per la pace e, soprattutto, firmare un documento ufficiale sul dialogo e fraternità con un leader religioso di un’altra tradizione, l’Islam. La Dichiarazione di Abu Dhabi resta una pietra miliare perché non è un documento per cristiani e musulmani, ma per tutti gli uomini e le donne che vogliono vivere per la fraternità universale. I suoi funerali sono stati un segno tangibile di questo suo sforzo: tutti i “grandi della Terra” sono convenuti a piazza San Pietro. Trump ha avuto persino un colloquio con Zelensky, all’interno della Basilica, entrambi seduti su due sedie di legno: al centro della cristianità ma lontano dagli ambienti più o meno ovattati della diplomazia.

L’eredità di Francesco continua ancora oggi e continuerà in futuro, anche se Leone XIV sembra così diverso e lontano anni luce dal predecessore. Eppure, in questi giorni in Algeria, Camerun e Angola ci ha mostrato la sua forza e chiarezza di idee. Il suo confronto con Trump è un esempio di rettitudine morale, senza alcun compromesso. Prevost a un anno di distanza cammina sul solco di Bergoglio, figli entrambi del continente americano, entrambi impegnati sulla via della sinodalità, aperta o rinnovata da Francesco e, oggi, portata avanti da Leone.

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876