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In profondità > Chiesa e attualità

La profezia si sporca le mani

di Antonio De Lellis

Un resoconto dall’interno dell’Assemblea nazionale di Pax Christi Italia. Le questioni urgenti da affrontare in questo tempo di guerra

Un momento dell’assemblea di Pax Christi Italia (foto Pax Christi Italia)

Anche Pax Christi Italia, movimento cattolico internazionale, durante l’assemblea nazionale dal titolo Disarmare il cuore, per disarmare gli imperi, l’11 e il 12 aprile a Roma, ha voluto dare il suo contributo portando il sudario, con i nomi dei palestinesi uccisi durante i bombardamenti su Gaza, tra le strade di Piazza Bologna e poi all’interno di ExtraLibera, sede dell’assemblea stessa. All’atto di amore e memoria, si sono aggiunte tanta emozione e commozione. Soprattutto nel leggere i nomi e le età delle piccole vittime dell’atrocità umana.

Sabato 11 aprile, poi, a margine dell’assemblea, un gruppo di aderenti è stato fermato mentre arrivava in piazza San Pietro. Gli attivisti, con lo striscione di Pax Christi dispiegato, si incamminavano per partecipare alla preghiera per la pace convocata da papa Leone. I poliziotti li hanno visti e hanno negato l’accesso perché all’evento «si andava per pregare, non per fare politica».

Durante l’assemblea si sono sviluppati temi legati al disarmare il linguaggio, le relazioni, l’informazione, la Chiesa, l’economia, l’ambiente e ascoltato l’appello dei cristiani palestinesi.

I lavori si sono poi sviluppati con l’approvazione della relazione intitolata La profezia si sporca le mani, che affronta vari aspetti dell’attualità e del ruolo dei cristiani impegnati per la pace. Ci siamo chiesti: Il mondo dove sta andando? E Pax Christi dove sta andando? Di seguito alcuni aspetti affrontati.

L’epoca dell’apocalisse o del disvelamento.

Siamo dentro un’epoca in cui il male si manifesta senza più veli o maschere, nella sua brutalità e malvagità con una accelerazione impressionante. È il tempo dell’Apocalisse, che non è la fine del mondo, ma il tempo del disvelamento del male, ma anche del bene. Ciò richiede nuovi codici narrativi, ma anche un’accelerazione del bene.

Dal Nomos al Caos. Il tempo di Ares.

Nell’antica Grecia Nomos era lo spirito delle leggi, degli statuti e delle ordinanze. La moglie di Nomos è Eusebia (pietà) e la loro figlia è Dike (giustizia). Il diritto da solo non basta, occorre anche la pietà, il senso di umanità, e solo allora vi sarà la giustizia. Oggi assistiamo alla delegittimazione del diritto e di chi l’amministra, ma questo provoca solo il Caos e porta al tempo di Ares, il dio della guerra e della frammentazione perenne.

Questa condizione attuale ha radici profonde e risale alla formazione di un’élite mondiale che si è sottratta alla Polis perché si è liberata dalle regole alle quali prima era sottoposta, portando alla formazione di un potere finanziario, militare e multinazionale strabordante, ad una diseguaglianza socio-economica e ad una concentrazione di ricchezza senza pari.

L’era della non pace.

In un contesto di riarmo spaventoso, la militarizzazione delle menti è una delle strategie più seguite ed è in atto in ogni contesto formativo e mediatico. Laddove non dovesse funzionare o laddove risulti impossibile convincere le popolazioni sulla bontà delle guerre e del riarmo, come sottrazione di diritti essenziali, rispetto anche alla spesa pubblica, c’è bisogno di repressione, ed ecco la necessità di una torsione autoritaria della società.

Per questo l’azione giudiziaria intrapresa, assime ad altri soggetti, da Pax Christi, contro la Leonardo Spa e, indirettamente, contro lo Stato italiano, è una lotta sì legale, ma è soprattutto una lotta “sociale” inserita sempre più in una resistenza territoriale, estesa, capillare e nonviolenta.

Difendere il modello europeo originario.

Abbattere il modello sociale rappresenta l’obiettivo attuale delle guerre all’interno dell’Europa con lo smantellamento dello Stato Sociale affinché resti un vano ricordo per le future generazioni. Invece la difesa del modello sociale rappresenta la via da percorrere per riappropriarsi del sogno di pace dei fondatori dell’Europa. 

Una nuova resistenza dalle piazze ai tribunali, passando per l’educazione alla pace.

Oggi, come nel passato, la forma della guerra richiede la consapevolezza, di tutta la popolazione emarginata o a rischio di emarginazione, sul rischio reale che l’economia di guerra crea, perché sono loro quelli che la guerra la dovranno fare.

Esiste però uno spazio di resistenza. In questo contesto di riorganizzazione di una difesa nonviolenta è fondamentale dispiegare tutte le opzioni disponibili: dalle piazze ai tribunali, passando per l’educazione alla nonviolenza attiva. Si pensi all’organizzazione delle Case della pace auspicate da Papa Leone XIV. Come movimento possiamo e dobbiamo mettere in campo tutti gli strumenti disponibili senza dimenticare che la militarizzazione delle menti si contrasta con l’educazione alla pace disarmata e disarmante, che è la cifra dell’attuale papato succeduto a quello straordinario di Francesco.

Sintonizzarci, sincronizzarci e sintetizzare.

A volte le attività nel loro complesso sono anche parzialmente sovrapposte e sfilacciate. Si avverte pertanto la necessità di sintonizzarci (entrare in relazione tra di noi per ascoltarci e condividere), sincronizzarci perché sia frutto di una azione di condivisione simultanea e infine sintetizzare ovvero renderle percorribili.

In questo contesto la giornata del 2 giugno potrebbe diventare la giornata delle forze disarmate in alternativa alla sfilata militare di Roma e alle marce tradizionali che risultano ormai non chiare rispetto agli obiettivi del disarmo o ad alleanze da contrastare come la Nato; sostenere l’obiezione di coscienza ad ogni livello e sottrarre il servizio civile al ministero della Difesa con la creazione di un ministero della Pace; rilanciare la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare sull’istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta promossa dalla nostra campagna Un’altra difesa è possibile; rilanciare il tema del giubileo del debito finanziario e del debito ecologico e fonderli in vista della costruzione di una nuova architettura finanziaria che liberi i popoli dal genocidio economico.

Il cammino da fare.

All’interno di Pax Christi è necessario aprire un percorso psico-spirituale in modo che le risorse individuali, in collaborazione con gli altri/e, diano origine ad idee creative per superare le modalità talvolta verticistiche della struttura, ossia passare da una struttura piramidale ad una che potenzi le strutture circolari in cui tutti sono pari ed in questo modo superare il patriarcato che è ancora molto presente nella Chiesa secolare. Pax Christi come movimento in cammino che non vuole lasciare  indietro nessuno, può potenziare le esperienze in cui il maschile e il femminile siano paritetici, in cui le sensibilità femminili abbiano più forza e aiutino sia le donne sia gli uomini a mettere in campo benessere, comunità, apertura alle fragilità, risorse creative per un autentico cammino di pace. La nostra natura come movimento dovrebbe essere quella di forza cosciente nella società, investendo sulle parole a rischio, consolidando invece di frammentare, sforzandoci di non essere approssimativi, ma competenti, raccogliendo i fili di una società che non ci sta.

Il riferimento a don Tonino Bello ci ispiri e motivi: non si misura la verità delle scelte dal loro successo. Un vescovo, infatti, non è un manager. Un profeta non è a sua volta un risolutore di problemi. La profezia non garantisce dei risultati immediati, ma garantisce fedeltà. E la fedeltà, anche quando non cambia subito le strutture, però può cambiare le persone. Restituisce cioè dignità, rompe l’indifferenza, impedisce che la sofferenza diventi invisibile. Questa è la quota della profezia. Perché la profezia non è mai affacciata alla finestra. La profezia si sporca le mani.

 

L’autore è coordinatore di Pax Christi Italia

Riproduzione riservata ©

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