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In profondità > Chiesa

Lo spartito culturale del viaggio di Leone XIV in Spagna

di Manuel María Bru Alonso

- Fonte: Città Nuova

Il viaggio di papa Leone XIV in Spagna (6-12 giugno) si presenta come una grande sinfonia, con una partitura ben definita, proposta dai vescovi delle diocesi ospitanti e dai suoi collaboratori, ispirata alle linee principali del magistero e agli obiettivi pastorali del papa, rivista e approvata da lui stesso

Papa Leone saluta i fedeli durante l’udienza generale settimanale in Piazza San Pietro, Città del Vaticano, 18 febbraio 2026. Foto: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Saranno tre movimenti fondamentali: quello sociale, quello spirituale e quello culturale, tutti interdipendenti e interconnessi. La dimensione sociale sarà caratterizzata principalmente dalla destinazione finale, le Isole Canarie, con l’incontro del papa con le istituzioni religiose e civili che accolgono e integrano i migranti, sia al porto di Arguineguín a Gran Canaria, sia in Plaza del Cristo de la Laguna a Tenerife. Le Isole Canarie saranno la prima meta di questo viaggio pianificato da papa Leone fin dal primo giorno del suo pontificato, e che papa Francesco aveva desiderato tanto intraprendere. Ma anche Madrid e Barcellona apriranno le loro porte al papa per incontrare quei tesori della Chiesa che sono sempre i più vulnerabili, sia con lo staff e i beneficiari del progetto sociale «CEDIA 24 Ore» nel quartiere Carabanchel di Madrid, sia a Barcellona con i detenuti, gli operatori e i volontari del penitenziario «Brians 1», sia con le iniziative caritative e assistenziali diocesane presso la Chiesa di San Agustin.

Questa dimensione sociale, tuttavia, è inseparabile dalle altre due dimensioni, quella spirituale e quella culturale. Nella sua enciclica Magnifica Humanitas, il Santo Padre esprime mirabilmente questo legame quando spiega che gli esseri umani, nella loro vulnerabilità e «proprio nell’esperienza dei limiti, restano capaci di sentire una fraternità più grande di loro e di riconoscere l’ingiustizia come uno scandalo». Il papa ritiene dunque che «la cultura e l’arte, quando sono autentiche, custodiscono questa scintilla», e osa persino offrire alcuni esempi tratti dall’arte musicale, pittorica e cinematografica: «In questo modo, alcune opere hanno assunto un valore quasi profetico: la Nona Sinfonia di Beethoven come desiderio di unità; il Guernica [di Picasso] come denuncia della disumanizzazione; Schindler’s List [di Spielberg] come invito a non relegare il passato nell’oblio».

I lavori continuano all’interno della Basilica della Sagrada Familia, a Barcellona, ​​Spagna, il 21 maggio 2026, in vista della visita di Papa Leone XIV prevista per il 10 giugno 2026. EPA/Enric Fontcuberta via Ansa

Lo stesso si potrebbe dire della dimensione spirituale, che darà un significato unificante all’intero viaggio. Se Madrid sarà teatro della celebrazione del Corpus Domini, culmine della spiritualità liturgica del viaggio, e nelle Isole Canarie potremo contemplare la suprema devozione cristiana dell’amore per il prossimo, Barcellona sarà la meta che meglio simboleggia la dimensione spirituale. Il motto che accomuna le tre destinazioni, quello di “alzare lo sguardo”, è stato proposto dalle diocesi catalane, simbolicamente rappresentato dall’inaugurazione della torre più alta del mondo di una chiesa, la torre di Gesù Cristo, progettata da Antoni Gaudí, che ha sempre vissuto con lo sguardo rivolto al cielo, proiettando da esso tutta la sua opera architettonica. Soprattutto con la Sagrada Familia, un inno alla bellezza del creato, immagine della bellezza del Creatore, che non conosce né linee rette né spigoli vivi, ma piuttosto le forme ondulate disegnate sia sulla montagna che sul mare. Questa contemplazione è a sua volta simboleggiata nella vita monastica di Montserrat, segno dell’identità culturale e religiosa catalana.

Se parlare della Sagrada Familia di Gaudí significa già parlare di cultura, scelta come icona dal Dicastero per la Cultura della Santa Sede, questa dimensione sarà molto presente anche nelle Isole Canarie e a Madrid. Nelle Isole Canarie, essa incarnerà la proposta della “Cultura dell’Incontro”, che promuove l’interculturalità in contrapposizione al mero multiculturalismo, come sfida all’integrazione. E a Madrid, con un evento senza precedenti, quello di “Intrecciare reti con il mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport”. Lo scopo, accolto con favore a Roma, è che il papa incontri proprio coloro che, a parte i funzionari pubblici, di solito non incontra nei suoi viaggi apostolici: coloro che in larga misura non si identificano con la comunità ecclesiale, ma che desiderano non solo vederlo, ma anche dialogare con colui che considerano la principale autorità morale del mondo, la principale luce guida in quest’epoca di cambiamento universale e il timoniere capace di salvare l’umanità in mezzo alle tempeste che attraversano un tale tempo di transizione. L’impatto globale della sua enciclica Magnifica Humanitas, pubblicata pochi giorni prima del viaggio, ne è un chiaro esempio.

Ci auguriamo che diventi uno spazio di dialogo senza precedenti. La stragrande maggioranza degli invitati alla Movistar Arena vive lontano dalla vita ecclesiale, ma fa parte di una società più consapevole socialmente, più sensibile alla bellezza dell’animo umano e alla sua capacità creativa, più inquieta nella ricerca del senso della vita e più impegnata per il bene comune. Il dialogo del papa con i rappresentanti dell’università, del mondo del lavoro e dello sport, così come la conduzione di Antonio Banderas e le esibizioni di Sara Baras e Rozalén, costituiranno una cornice fantastica per un dialogo tra la Chiesa e la cultura contemporanea, dal quale tutti potremo trarre conforto.

Alcuni, più all’interno che all’esterno della comunità ecclesiale, faticano ancora a comprendere l’impegno della Chiesa per il dialogo tra fede e cultura. Questo dialogo mira a costruire ponti e abbattere muri, e pertanto non è mai sinonimo di “guerra culturale”, un concetto decisamente estraneo al Vangelo. Questo dialogo non riguarda l’assimilazione acritica delle proposte ideologiche correnti, ma risponde piuttosto al principio di Paolo: «Esaminate ogni cosa e ritenete ciò che è buono» (1Tes 5,21). È un dialogo senza il quale la Chiesa non può compiere la sua missione, perché, come disse san Paolo VI nell’esortazione Evangelii Nuntiandi, se la Chiesa «non tiene conto delle persone specifiche a cui si rivolge, se non usa il loro linguaggio, i loro segni e simboli, se non risponde alle domande che pongono, non raggiunge le loro vite concrete». Un dialogo che, come ha affermato san Giovanni Paolo II nella sua enciclica Redemptoris Missio, «deve coinvolgere tutto il popolo di Dio, non solo pochi esperti, poiché è noto che il popolo riflette sul vero senso della fede, che non va mai dimenticato». Un dialogo che, come spiegava Benedetto XVI, affonda le sue radici in Dio stesso, il quale «non si rivela all’umanità in astratto, ma assumendo linguaggi, immagini ed espressioni legate a diverse culture». Un dialogo che, come ha affermato papa Francesco nella sua esortazione Evangelii Gaudium, richiede una sensibilità particolare nel contesto delle grandi città, in quanto ambienti multiculturali «dove coesistono diverse città invisibili, cioè diversi modi di sognare la vita, diversi immaginari culturali». Un dialogo, come ha già sottolineato Leone XIV, che è al servizio del salvataggio «dalla povertà morale e spirituale, dalla povertà culturale, dalla povertà di chi si trova in una condizione di debolezza o fragilità personale o sociale, dalla povertà di chi non ha diritti, né spazio, né libertà».

Gli incontri con i giovani e con i rappresentanti pubblici in Parlamento serviranno anche a questo dialogo tra fede e cultura. I giovani di oggi non sono quelli che nel 1982 incontrarono Giovanni Paolo II allo stadio Bernabéu, né quelli che nel 2011, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, incontrarono Benedetto XVI. Il loro universo culturale di riferimenti, unito alle loro aspirazioni, insicurezze e scelte, è molto diverso. Liberi dai pregiudizi ideologici del passato, sono sempre più alla ricerca non di una spiritualità eterea, ma di un cristianesimo autentico. Lo vedremo quando gli artisti musicali, che sono modelli per i giovani di oggi, canteranno durante la veglia, come vorrebbero fare. D’altra parte, i rappresentanti del popolo non ascolteranno un discorso politico da parte del papa, ma piuttosto, elevandosi al di sopra della polarizzazione ideologica e del consueto scontro politico, egli indicherà la fraternità universale e i valori antropologici, etici ed estetici che la sostengono.

Quando il papa sarà tornato a Roma, ci renderemo conto che Leone XIV ci avrà insegnato l’arte del dialogo: con Dio, con noi stessi e con tutti i nostri prossimi, senza eccezioni. E come se fosse una melodia orecchiabile che non riusciamo a toglierci dalla testa, ci uniremo a questo grande coro che, come ha sottolineato la Costituzione Gaudium et spes del Concilio Vaticano II, sa sintonizzarsi con «il mondo in cui viviamo, le sue speranze, le sue aspirazioni e la drammaticità che spesso lo caratterizza». Affinché, per usare le parole di Leone XIV, possiamo continuare insieme a cercare la verità, che, anziché un insieme di affermazioni, «è un vincolo che unisce le parole alle cose, i nomi ai volti» e che ci salva dalla bruttezza del male e della menzogna.

 

Manuel María Bru Alonso è delegato episcopale della diocesi di Madrid per la cultura.

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