Quante volte vi siete ritrovati a pronunciare un “sì” automatico, mentre dentro di voi una voce stanca e frustrata urlava esattamente il contrario? Vi capita di farvi carico di responsabilità altrui, sacrificando il vostro tempo e le vostre energie, pur di non deludere chi vi sta di fronte? Quante volte tutta questa disponibilità si è poi trasformata in risentimento verso voi stessi o verso gli altri? Se tutto ciò vi è familiare, forse è il momento di esplorare cosa si nasconde dietro tutto ciò.
Non riuscire a pronunciare un “no” non è una banale debolezza caratteriale, ma potrebbe essere l’espressione di un conflitto interiore profondo. Alla base di questo evitamento, spesso è presente un’angoscia di separazione legata ad esperienze infantili che ci hanno fatto interiorizzare l’idea che l’amore e l’accettazione siano condizionati dalla nostra condiscendenza e dal compiacimento dell’altro. In questo modo si rischia di strutturare un “falso sé”, per usare i termini del celebre psicoanalista Donald Winnicott, modellato sulle aspettative esterne, per scongiurare il terrore del rifiuto. Il confine personale verrebbe così percepito non come un sano perimetro di autotutela, ma come un muro ostile che potrebbe minacciare la relazione. Il senso di colpa che nasce e cresce dopo un potenziale “no”, può essere un campanello d’allarme che ci fa percepire una sensazione di “punizione imminente” per aver osato mettere i nostri bisogni davanti a quelli dell’altro.
Vincent è un affascinante direttore creativo francese, conosciuto nei circuiti internazionali per il suo grande talento. È l’incarnazione del successo: guida un team numeroso, gestisce clienti esigenti e non manca mai a un evento sociale. Eppure, dietro la facciata dell’uomo risolto e autorealizzato, è presente una sensazione di logorante prigionia in un obbligo di compiacenza verso l’altro. Ad esempio, se un cliente dovesse stravolgere un progetto all’ultimo minuto, Vincent lo accetterebbe senza battere ciglio, costringendo sé stesso a notti insonni. Se un conoscente gli dovesse chiedere un favore gravoso, lui si farebbe in quattro sorridendo. Questa continua incapacità di arginare le richieste esterne lo potrebbe condurre inevitabilmente verso un esaurimento psicofisico, manifestato attraverso somatizzazioni e una profonda apatia. Dopo numerosi episodi simili, Vincent ha raggiunto il punto di rottura rendendosi conto di non essere più a contatto con sé stesso ed i propri desideri. Ha perciò iniziato un percorso di consapevolezza psicologica e ha scoperto che il suo valore non è una moneta di scambio da comprare con i “sì”. Il suo primo, faticoso, “no” a un incarico fuori orario lo fa sudare freddo, ma genera un risultato inaspettato: il cliente non lo abbandona e inizia a rispettare i suoi tempi. Sperimentando l’assertività, Vincent smette di essere compiacente e inizia ad essere autentico, recuperando il contatto con sé stesso.
Come allenarci all’assertività? Di seguito troverai alcune strategie utili:
- Il “no differito”: la strategia consiste nell’interrompere l’automatismo del “si”, prendendo tempo. Frasi come «Ho bisogno di verificare la mia agenda prima di darti una conferma» o «Ci rifletto e ti aggiorno domani» permettono di abbassare l’attivazione emotiva e di valutare la richiesta con lucidità.
- L’assertività empatica: porre un limite non equivale a una rottura relazionale. Questa tecnica si struttura in due fasi: riconoscimento e negazione. Ad esempio: «Comprendo perfettamente che tu sia in difficoltà e mi dispiace molto per questa situazione, ma in questo momento non ho le risorse per occuparmene». In questo modo l’altro si sente visto, ma il nostro spazio personale rimane inviolato.
- La tecnica dell’estinzione delle giustificazioni: chi teme di dire di no tende a iper-giustificarsi, fornendo spiegazioni che offrono all’interlocutore appigli logici per insistere. L’allenamento consiste nel fornire un rifiuto breve, chiaro e inequivocabile. Un «ti ringrazio per aver pensato a me, ma non potrò partecipare» è una frase completa. È fondamentale imparare, con il tempo, a tollerare il silenzio successivo, senza doversi scusare per le proprie scelte.
Imparare a proteggere il proprio spazio emotivo è importante. Ristrutturare le proprie modalità relazionali richiede tempo e allenamento costante.