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Italia > Società

Lampedusa. Non c’è acqua per i servizi igienici sul Molo Papa Francesco

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova

A poco più di una settimana dalla visita di papa Leone poco è cambiato

La stele che intitola il Molo Favaloro a papa Francesco. (ph Mediterranean Hope e Federazione Chiese Evangeliche)

Una lingua di terra lunga 66 metri. È il primo approdo verso l’Europa distante solo 113 chilometri dalla Tunisia. I migranti dopo estenuanti viaggi della speranza, ultimo tratto di un’avventura ancor più lunga e tragica, approdano nel Molo Papa Francesco di Lampedusa e non trovano né acqua, né bagni. Necessità fisiologica che avrebbe bisogno di una maggiore umanità e accoglienza. Tant’è che l’acqua manca, le tubature sono rotte, il serbatoio contiene solo 1000 libri.

La porta di uno dei bagni del molo “papa Francesco” (ph Mediterranean Hope e Federazione Chiese Evangeliche)

Giuseppe Lo Verde ha svolto tanti mestieri: pescatore, muratore, addetto per una ditta di manutenzione elettrica di Lampedusa e ora cura la pulizia e svolge il ruolo di manutentore del Molo Papa Francesco e dei servizi igienici come dipendente della Prefettura di Agrigento. Durante la recente visita di papa Leone ha dovuto apporre la scritta “fuori servizio” nei 6 bagni tutti malfunzionanti. I migranti scendono dalle barche sul molo, non vi sostano più di mezz’ora, sono accolti dalla Croce Rossa e dalle associazioni della rete della società civile di Lampedusa, ma non possono, spesso, andare in bagno. Manca l’acqua, si usano le bottigliette di acqua minerale avanzate fornite dalla Croce Rossa e raccolta dai volontari e utilizzate per lavarsi le mani. Ma non c’è acqua corrente per pulire i bagni. «Ci sarebbe bisogno – racconta Giuseppe Lo Verde – di una cisterna di 10 mila litri per provvedere a tutte le necessità, ma in questo momento è presente un serbatoio di 1000 litri e l’acqua arriva via mare ogni 15 giorni. Io avevo un altro serbatoio in campagna e l’ho portato al molo, così arriviamo a 2.000 litri. Però 2.000 litri ogni 15 giorni sono pochi. Inoltre, non posso avviare il motorino elettrico per pompare l’acqua, perché appena lo faccio partire l’acqua esce dai muri: evidentemente ci sono dei tubi rotti. Questo è il problema». Nel tempo provvede lui stesso e di tasca propria a ciò che manca, comprando la carta igienica quando ci sono offerte nei supermercati, cambiando i faretti a led quando il molo rimase al buio e nessuno provvedeva. Prima della visita di papa Leone a Lampedusa il cardinal Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, lo aveva chiamato per chiedergli quali sono le necessità del molo. Durante la visita del 4 luglio, il cardinal Parolin «mi ha fatto un cenno per dirmi che mi avrebbe chiamato. Se vuole, aspetto la sua telefonata».

Le bottiglie di acqua minerale usate per lavarsi le mani nei bagni. (ph Mediterranean Hope e Federazione Chiese Evangeliche)

Ne frattempo gli sbarchi continuano senza sosta. Sono un terzo rispetto ad un anno fa e nell’ultima settimana «sono arrivate – spiega Valentina Sorti di Mediterranean Hope – circa 320 persone e i bagni del molo non sono agibili. In realtà è un problema che esiste da sempre: sono stati costruiti una decina di anni fa, ma non sono mai stati collegati alla rete idrica. Non c’è acqua per le necessità ordinarie né per le pulizie e, di conseguenza, sono quasi sempre in condizioni disastrose».

«Dopo il passaggio del papa – chiosa Carla Locatelli del Forum Solidale Lampedusa – ci aspettavamo che qualcosa per i bagni venisse fatto. È passata una settimana e non è ancora successo nulla. Proprio perché la visita del papa è recente e il tema è ancora vivo, sarebbe importante intervenire subito. Altrimenti, con il tempo, tutto rischia di cadere nel silenzio. Chiediamo che arrivi l’acqua nei bagni. Solo questo: che siano servizi dignitosi, utilizzabili, con acqua per le necessità delle persone e per la pulizia. È una cosa fondamentale».

Le associazioni della rete della società civile chiedono solo che il molo possa diventare davvero un luogo di accoglienza, dove sia rispettata la dignità umana e dove le condizioni in cui le persone vengono accolte siano effettivamente umane e dignitose.

Le condizioni di un lavandino al Molo Papa Francesco. (ph Mediterranean Hope e Federazione Chiese Evangeliche)

 

La visita di papa Leone è stata emozionante per la sua vicinanza alla gente, per la sua semplicità per i suoi gesti che non si dimenticheranno e per le sue brevi ma importanti parole. Lampedusa è un luogo meraviglioso, invaso dai turisti per le sue bellezze naturali e le spiagge cristalline, ma è anche un luogo di dolore. Non si possono dimenticare le migliaia di persone che ogni anno muoiono nel Mediterraneo. Suor Angela Cimino della Congregazione delle suore Dorotee di Vicenza, Figlie dei Sacri Cuori ha trascorso più di due anni sul Molo Favarolo, oggi Molo Papa Francesco, ad accogliere i migranti sulla banchina. È carica di gioia per aver potuto salutare personalmente papa Leone in quello che definisce “il suo santuario a cielo aperto”. Nel tempo ha dovuto accompagnare moltissime persone appena sbarcate in servizi igienici senza acqua. La sua gioia si è trasformata in tristezza quando, durante la visita di papa Leone, ha dovuto leggere la scritta “fuori servizio” che campeggiava sui bagni del molo.

Ma da chi dipende il Molo Papa Francesco? «È una domanda misteriosa – risponde suor Angela –. Si parla con la Prefettura, ma da loro non arrivano risposte; si rimanda al Ministero, ma non si capisce quale. Si va dalla Guardia Costiera e rispondono: “Non è di nostra competenza”. Siamo andati al Comune e anche lì: “Non è di nostra competenza”. Mi creda, a oggi non abbiamo capito a chi appartenga il Molo Papa Francesco. Sembra assurdo. E per il problema dei servizi nessuno si è preso la responsabilità».

L’umanità è fatta di piccoli gesti come riparare dei servizi igienici sul primo punto di approdo verso l’Europa. Su questo piccolo lembo di terra, lungo 66 metri, si decide che tipo di civiltà vogliamo costruire.

 

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