6 luglio 1966: a Rocca di Papa è fondato il Movimento Gen, Generazione Nuova. È un anno di grandi trasformazioni il ’66. La Guerra Fredda domina la politica mondiale, imperversa il conflitto nel Vietnam e Mao Zedong lancia la Rivoluzione culturale in Cina. Allo stesso tempo inizia ad esplodere una vera cultura internazionale dei giovani, i ragazzi e le ragazze iniziano a sentirsi una generazione autonoma rispetto agli adulti. Bob Dylan consolida il suo ruolo di vate della nuova generazione. I Beatles pubblicano l’album Revolver, considerato una svolta nella storia della musica moderna. Chiara Lubich, con formidabile intuito, coglie l’aria frizzante del momento. E fonda il Movimento Gen. Che non era basato sulla contrapposizione ideologica, allora dominante, ma sull’unità. Offriva così ai giovani la possibilità di essere protagonisti del proprio tempo mettendo al centro la costruzione di un “mondo unito”. Chiara era animata da un carisma potente: infiammava i cuori, scaldava gli animi verso il bene, dava luce.
Ovvio che tanti ragazzi e ragazze, a volte frastornati dai fermenti della loro epoca, vedessero in quello che proponeva la Lubich qualcosa di grandioso, qualcosa per cui valeva la pena spendere la propria vita. Il Movimento Gen inizia così, come una fiammata di vita genuina. Per questo conquista molti giovani. A dire il vero quello che propone Chiara ai giovani non è affatto nuovo, anzi è antico di quasi un paio di millenni. Lei propone il Vangelo. Ma la forma è nuova: non solo ascoltarlo, studiarlo, ma viverlo nella sua radicalità nelle situazioni di ogni giorno. Alcune sue frasi resteranno stampate nei cuori dei novelli Gen. Una proprio dal discorso di quel 6 luglio: «Incomincia una vita nuova, nella quale voi dovete lanciarvi con tutto l’amore, con tutto l’ardore». Ardore, ecco una parola chiave che spiega cosa stava nascendo. Poi altre frasi. «Il mondo ha bisogno di uomini e donne nuovi», cioè: siate protagonisti del cambiamento sociale, non solo attraverso le idee ma con una vita coerente, partendo dal cambiare voi stessi. «Non accontentatevi di una vita mediocre», cioè: puntate in alto, sperimentate appieno la forza rivoluzionaria del Vangelo, mettete i vostri talenti al servizio degli altri.
Il Vangelo diventa anche la lente con cui guardare agli eventi della grande storia mondiale che si stava muovendo vorticosamente. Chiara Lubich ha un’unica idea in testa e nel cuore: la frase del Vangelo di Giovanni «Che tutti siano uno». Ma quel sintagma sa declinarlo in mille modi, comunicando la novità esplosiva contenuta in quelle poche parole. Per questo il Movimento Gen può essere letto anche come una proposta culturale oltre che religiosa. Il Movimento Gen comincia presto a prendere forma: pur essendo nato come realtà cattolica, si apre a giovani di altre confessioni cristiane, ad appartenenti ad altre religioni, a giovani che non si riconoscono in una fede religiosa ma condividono valori come la fraternità, il dialogo, la pace. Nascono oltre ai giovani, i Gen 2, i Gen 3, i ragazzini e le ragazzine, e i Gen 4 i bambini e le bambine. Il Movimento Gen risulta affascinante perché non è semplicemente un gruppo giovanile parrocchiale, ma una rete internazionale che forma giovani capaci di vivere il Vangelo.
Le attività cambiano da Paese a Paese, comprendono incontri di formazione e spiritualità, volontariato e servizio sociale, iniziative per la pace e il dialogo interculturale, progetti su ambiente, economia, politica e cittadinanza, eventi internazionali come il Genfest che riunisce migliaia di giovani da tutto il mondo. Poco dopo la fondazione del Movimento Gen, cogliendo l’importanza che aveva la musica per i giovani − attraverso Beatles, Rolling Stones e compagnia cantante − Chiara Lubich fonda i gruppi musicali Gen Rosso e Gen Verde. Si è insomma con le mani in pasta nella costruzione di quel mondo nuovo, che all’epoca sembrava potersi realizzare da un momento all’altro. Intanto il Movimento Gen faceva passi da gigante.
E ora, 60 anni dopo, a che punto siamo? Il discorso sarebbe lungo e una risposta adeguata a questa domanda richiederebbe ben altri spazi. Il contesto sociale e culturale è cambiato enormemente rispetto al 1966, ovvio che il Movimento Gen si presenti oggi in modo diverso rispetto gli albori. Ma importante è riconoscersi nello stesso patrimonio di idealità, mantenere la stessa creatività per cercare formule sempre nuove per diffondere il carisma dell’Unità. Mi vengono in mente le parole che papa Francesco disse il 10 maggio 2018 nella sua visita a Loppiano, cittadella nata due anni prima del Movimento Gen: «Siete agli inizi!». Come per Loppiano − stando alle parole del papa − questi 60 anni di Movimento Gen sono stati «un piccolo seme gettato nei solchi della storia e già germogliato rigoglioso, ma che deve mettere radici robuste e portare frutti sostanziosi, a servizio della missione di annuncio e incarnazione del Vangelo di Gesù che la Chiesa oggi è chiamata a vivere». Quale prospettiva migliore per i Gen di oggi che raccolgono la fiaccola innalzata 60 anni fa!
