Per chi è costretto a causa di una malattia a recarsi frequentemente presso un centro specializzato per la cura – cosa che accade di frequente nel caso di malattie rare – spesso la maggiore voce di spesa non sono le cure mediche, ma i viaggi. E questo è tanto più vero nel caso dei bambini, perché far spostare un bambino vuol dire far spostare quantomeno i genitori, se non addirittura i fratelli – ci sono casi in cui l’intera famiglia si trasferisce, anche solo temporaneamente, nella città di interesse.
In questo contesto si capisce il peso assunto da quanto denunciato da alcune famiglie i cui figli sono in cura presso alcuni centri specializzati: ITA Airways avrebbe, senza preavviso, sospeso le convenzioni sottoscritte con questi centri, che consentivano tariffe agevolate per gli spostamenti verso gli ospedali ai bambini affetti da tumori e malattie rare e alle loro famiglie. Un aggravio economico difficile da sostenere, tanto più se nemmeno è stato possibile programmarlo, e che va a colpire proprio le famiglie più fragili. Non solo: va ricordato che ITA Airways è la “figlia” di Alitalia (nata dopo un parto lungo e difficilissimo, se proprio vogliamo mantenere la metafora): si tratta pertanto della compagnia di bandiera italiana, partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze al 59% (il restante è di Lufthansa, che acquisirà gradualmente il controllo). Insomma: se ITA taglia gli sconti a chi si muove per gravi motivi di salute, è (anche) lo Stato a farlo. Si capisce dunque l’urgenza di un chiarimento anche politico su questa vicenda, per verificare come siano effettivamente andate le cose e come si intenda procedere; sollecitato in primo luogo dalle famiglie e dalle associazioni, ma anche dalla politica stessa.
Il tema è così oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata lo scorso 18 giugno dalla senatrice Pd Tatiana Rojc, insieme ad altri nove dello stesso gruppo parlamentare; attualmente ancora in attesa di risposta da parte del ministero dei Trasporti. «Secondo segnalazioni pervenute da famiglie interessate, le convenzioni sarebbero state sospese unilateralmente dalla compagnia aerea a decorrere dal 5 giugno 2026 – si legge nell’interrogazione – […] ; si sottolinea che ITA, dopo aver sospeso unilateralmente le convenzioni, non ne ha dato comunicazione alle strutture stesse; il Bambino Gesù, a quanto risulta, ne è venuto a conoscenza tramite le segnalazioni degli utenti e l’ospedale stesso ha poi verificato con ITA che la sospensione era stata resa effettiva il 5 giugno 2026; […] appare particolarmente grave che misure di sostegno rivolte a pazienti fragili e alle loro famiglie possano essere interrotte senza adeguate forme di tutela o di compensazione [dato che] la continuità delle agevolazioni per la mobilità sanitaria rappresenta uno strumento concreto di solidarietà e di garanzia dell’uguaglianza nell’accesso alle cure su tutto il territorio nazionale».
Con l’interrogazione si chiede dunque di sapere «se i ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se corrisponda al vero la sospensione delle convenzioni tra ITA Airways e le strutture sanitarie richiamate; quali iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, al fine di salvaguardare il diritto alla mobilità sanitaria dei pazienti e delle loro famiglie; in particolare, se intendano attivarsi affinché venga prorogata la convenzione tra ITA Airways e gli stessi istituti sanitari».
«Ad oggi abbiamo già dovuto affrontare oltre 70 viaggi a Roma in cinque anni, e sempre in aereo perché è necessario contenere i tempi di percorrenza a causa delle condizioni di salute di nostro figlio – ci spiega una delle famiglie coinvolte, che desidera rimanere anonima per tutelare il bambino – spendendo circa 10.000 euro l’anno. È difficile dire con precisione quanto questa misura possa impattare perché non si trattava di un sistema basato su uno sconto fisso, ma variabile sulla base di quanto costavano i biglietti nel periodo in cui si desiderava viaggiare; e che prevedeva anche agevolazioni diverse come il poter portare un bagaglio imbarcato senza costi aggiuntivi, o cambiare o cancellare il volo senza penali. Però certamente se la sospensione di queste misure verrà confermata sarà un grosso colpo per le famiglie come noi, che rischiano di non potersi più permettere queste trasferte».
Si sta poi muovendo anche la politica locale: la consigliera regionale del Friuli Venezia Giulia Simona Liguori ha presentato un’interpellanza analoga alla presidenza regionale, chiedendo «se la Giunta ritenga adeguati gli strumenti oggi disponibili a favore delle famiglie di minori affetti da patologie oncologiche o malattie rare costrette a effettuare frequenti trasferte fuori regione per motivi di cura, oppure se intenda promuovere nuove forme di sostegno economico dedicate alle spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute per cure salvavita; se intenda avviare un confronto con il governo nazionale e con le compagnie aeree affinché siano ripristinate o garantite agevolazioni dedicate ai pazienti pediatrici oncologici e affetti da malattie rare». Anche in questo caso, l’interpellanza è in attesa di risposta. «In quanto oncologa di professione, credo che la salute sia il bene più prezioso e che non abbia colore politico – aggiunge, interpellata da noi –. Pertanto come Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, il gruppo consiliare a cui appartengo, pur non facendo parte della maggioranza intendiamo portare all’attenzione dell’intero Consiglio e della Giunta questo tema, avanzando proposte di azione».
Un caso che solleva una volta di più la necessità di adeguati sostegni non solo medici, ma anche logistici, per chi è affetto da gravi patologie.
