«Durante la Mariapoli del 1959 Chiara torna a parlare di Città Nuova: “Vogliamo far di questi fogli quasi una continuazione del Vangelo di sempre come espressione del Vangelo di oggi” (cif. Città Nuova giugno 2026, pag. 79).
A quella Mariapoli era presente anche Anna, invitata insieme ad altre quattro amiche dal parroco del paese e rimane colpita da quel clima di beatitudine che si respirava perché l’unica regola che stava alla base di quella comunità speciale era l’amore scambievole, il Vangelo vissuto.
Aveva diciassette anni e in quei giorni comprende in modo luminoso e chiaro ciò che Dio vuole da lei: vivere nel mondo portando l’amore di Dio ad ogni prossimo, cominciando dai famigliari fino ai più lontani. Mentre le sue amiche avvertono la chiamata al focolare, in lei si delinea la vocazione della volontaria di Dio, una chiamata alla quale resterà sempre fedele.
20 giugno 2026: «Franca – mi dice Chiara dal focolare – ho una brutta notizia: Anna per un malore ci ha lasciati improvvisamente; al pronto soccorso sono stati inutili gli interventi».
Con Anna ci eravamo sentite tre giorni prima; nonostante non appartenessimo alla stessa comunità locale, per almeno 20 anni avevamo condiviso “cuore a cuore” lo stesso ideale di unità che in lei era sempre brillato soprattutto nei suoi impegni in ambito sociale (era stata assessore ai servizi sociali e impegnata nei sindacati) ed ecclesiale, alimentati soprattutto da… Città Nuova e per questo “ideale” siamo sempre rimaste collegate. «Ti ho sempre in cuore – mi aveva detto quella sera – soprattutto per quello che fai anche per Città Nuova».
Si, perché, appena rientrata da quella Mariapoli dell’estate del 1959, era rimasta così colpita anche dal messaggio di Chiara e, nonostante le diffidenze da parte di un certo mondo cattolico di allora, si era messa anche lei ad offrire copie della rivista Città Nuova fuori dalle chiese, al termine delle diverse celebrazioni eucaristiche ed a sostituire in questo impegno anche le altre “amiche” che avevano intrapreso “l’altra strada”.
Queste poche righe vogliono esprimere la mia riconoscenza per la testimonianza di fedeltà di Anna; anche lei, come descritto nell’articolo citato, ha fatto «conoscere a molti, attraverso contatti personali, la rivista e lo spirito che la informa», fino alla fine. Ora ci passa il testimone.
(Anna Riva, di Osio Sopra – Bg)