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Italia > Intervista

Dalla Puglia a Gaza: la pace di mons. Tonino Bello

di Emiliano Eusepi

Intervista a Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione, in occasione del conferimdento del 3° Premio Tonino Bello (13 agosto 2026)

Giancarlo Piccinni, Presidente della Fondazione Don Tonino Bello

In un tempo segnato dal ritorno prepotente della guerra e dalla tentazione di affidare soltanto alla violenza la risoluzione dei conflitti, l’esempio di mons. Tonino Bello torna a farsi profezia viva. Attraverso le iniziative della Fondazione a lui intitolata, giunta ormai alla terza edizione del Premio don Tonino Bello, la memoria del suo insegnamento si trasforma in azione concreta: dall’educazione delle giovani generazioni al sostegno di chi, oggi, spende la propria vita per la pace.

Premio don Tonino Bello 3° edizione

In questa intervista, Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione Don Tonino Bello, ci guida nell’essenza di un impegno che unisce giustizia, dialogo e scelte di campo coraggiose e sottolinea come il messaggio di don Tonino continui a interpellare la nostra coscienza e a tracciare percorsi di speranza.

In che modo nasce il Premio don Tonino Bello?

Il premio nasce nel 2019 e questa di questo anno è la III edizione, con la motivazione di individuare nello scenario internazionale delle personalità che si sono distinte con la loro testimonianza, e che si sono spese con la loro vita a favore della pace, nella convinzione che non ci possono essere altri valori evangelici, o anche solo valori umani che senza il valore della pace possano essere di fatto attualizzati , cioè non possiamo parlare oggi di vita o di progresso e di altri valori all’interno di contesti dove la guerra è un evento di distruzione e barbarie umana, per questo il primo valore su cui bisogna lavorare è quello della promozione della pace.

Quali sono le persone a cui sono stati consegnati i premi della I e II edizione del premio e quali le motivazioni?

La prima persona a cui la fondazione ha consegnato il premio è don Luigi Ciotti. Nel 2019 a Milano in collaborazione con l’associazione pugliesi di Milano, la Fondazione celebrò questo evento con una grande partecipazione di persone, personalità e amici della fondazione mettendo in risalto come don Luigi Ciotti incarnava l’unità tra pace e giustizia e che non c’è pace senza giustizia. Don Luigi, che ho conosciuto prima di incontrarlo perché ne parlava don Tonino Bello, paga questo suo impegno con una solitudine quotidiana perché di fatto don luigi non è mai libero perché vive sotto scorta e soltanto gli amici più cari possono in parte “guarire” la solitudine di don Luigi. La seconda edizione del premio, si è tenuta nell’ex seminario Onarmo dove don Tonino si è formato, e che dal 2023 è diventato uno studentato universitario. Per l’edizione del 2023 è stato scelto il card. Zuppi, per mettere in risalto il collegamento tra la pace e il dialogo perché Zuppi è una testimonianza viva e bella, una testimonianza significativa della necessità di costruire la pace attraverso il dialogo, tra nazioni, tra popoli e tra generazioni e solo attraverso il valore del dialogo possiamo ad arrivare ad un incontro tra le civiltà piuttosto che uno scontro.

Per la III edizione si è scelto di consegnare il premio al Card. Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, perché?

Si è pensato di affidare al card. Pizzaballa la terza edizione del premio e questa volta lo scenario per affidare il premio non è Bologna, Milano, non un luogo lontano dai luoghi di don tonino, ma Alessano,  e il luogo scelto è presso la tomba di don Tonino che può accogliere molte persone pur sapendo che forse non potrebbe essere sufficiente, ma è un luogo che parla, significativo perché è un incontro che deve essere anche un momento di preghiera e non solo celebrativo di una consegna di un premio, perché pregare per Gaza, per la terra santa è un dovere di tutti noi e porre attenzione a questa terra in cui tantissime persone hanno pagato e pagano ancora con la vita , con la perdita di dignità, pensiamo a tutti i bambini che sono deceduti che vivono senza una casa, medicine etc. rappresenta un motivo umano prima ancora che cristiano. Il card. Pizzaballa ha fatto una scelta di parte, ha deciso, ha fatto delle distinzioni tra chi ha le armi e chi non le ha, tra chi ha invaso e chi è l’invasore, ha fatto una scelta di parte come avrebbe fatto don Tonino che indicò Maria come “donna di parte” e credo che questo sia un fatto fondamentale perché diversamente non riusciamo all’interno di un contesto storico dare una giusta dimensione alla problematica attuale.

Che valore ha oggi consegnare un premio, in questo contesto difficile?

La memoria è il presente del passato, come ricordava Agostino. Vogliamo riportare oggi, nel mondo in cui viviamo orfani dei padri, vogliamo ricordare i padri che ci hanno indicato dei percorsi, ma anche individuare nuovi santi, e le tre persone individuate rappresentano i tre esempi e osiamo dire santi della nostra quotidianità, che sono da seguire, sono come dei ponti tra cielo e terra che vanno seguiti nel loro impegno per la pace.

Tonino Bello

Tonino Bello

Mons. Tonino Bello, definiva la pace non come una semplice assenza di guerra, marciando anche di persona nei contesti di conflitto. Alla luce dell’attuale situazione mondiale in che modo la Fondazione porta avanti questo impegno e metodo non violento e profetico per la pace di don Tonino?

La Fondazione è impegnata con le giovani generazioni con percorsi educativi a favore della non violenza, incontrando i ragazzi delle scuole ed incontrando anche gli educatori in un contesto in cui la violenza è diventata presente ovunque. È sufficiente pensare a quello che succede ogni giorno a livello delle relazioni umane tra singoli e anche come comunità e stati. Alla guerra e alla violenza oggi noi affidiamo l’ultima parola e la soluzione dei conflitti e si pensa che la violenza sia il metodo per definire la nuova organizzazione mondiale, mentre noi siamo convinti che questa è una disorganizzazione tra viventi, che non definisco nemmeno disorganizzazione tra uomini perché si è persa l’umanità strada facendo. Noi dobbiamo recuperare il nostro essere uomini e la capacità di guardare l’altro per poter dire no alla violenza e ad ogni forma di disumanizzazione.

Per mons. Tonino Bello, il Mediterraneo non doveva essere un fossato o una frontiera armata, ma un mare di incontri e di scambi, cioè doveva essere “convivialità delle differenze”. Quali azioni concrete sono necessarie oggi per trasformare il mare, che qualcuno ha definito “monstrum”, nuovamente in un mare nostrum?

Abbiamo cercato di promuovere delle iniziative anche insieme ad altre associazioni, la Fondazione don Milani, la fondazione Balducci per creare anche insieme ad altre università del Mediterraneo percorsi di formazione. In questi giorni sta partendo questo progetto importante che prevede l’incontro di tutte le università del Mediterraneo per poter realizzare percorsi di dialogo e di formazione e coscientizzazione alla pace e alla convivenza, nella convinzione che la nostra generazione sta già vedendo quello che potrebbe essere il futuro perché siamo oggi di fronte a una nuova realtà di conflitti. I conflitti non hanno confini, sono di fatto delle situazioni che superano ogni confine e che possono assumere dimensioni globali al punto di decidere la fine dell’umanità e che è necessario fermare con l’educare alla pace.

Il campo internazionale che si svolgerà dal 10 al 14 a Santa Maria di Leuca in Puglia porterà tanti giovani a camminare insieme sulle orme di mons. Antonio Bello. Quali sono secondo lei le difficoltà nell’educare i giovani di oggi?

Il campo internazionale “Carta di Leuca” è un’iniziativa della Diocesi che sicuramente ha il merito di portare avanti nel cuore dei giovani il messaggio del Vescovo Tonino Bello. La Fondazione segue e collabora a questo tipo di percorso portato avanti dalla Diocesi camminando e affiancando i giovani e il percorso che la Diocesi fa con il campo internazionale. Il “problema” dei giovani è fondamentale perché stiamo crescendo delle generazioni senza storia e senza memoria e affidare ai giovani una storia e soprattutto con una lettura corretta, senza narrazioni ideologiche, e sofisticate che possono distorcere quella che è la realtà delle cose è un impegno molto difficile e significa anche, nell’ottica del costruire la pace, guardare a determinati popoli e dargli la giusta dignità. Noi abbiamo fondato il nostro mondo su anni di colonizzazioni, imperialismo e sfruttamento; il risultato è anche la partenza di questi popoli alla ricerca di un pezzo di pane, che noi vogliamo rimandare indietro… direi quindi che tra le tante difficoltà che ci sono, sicuramente c’è la difficoltà di educare ad una lettura corretta della storia e della memoria, che è un punto di partenza fondamentale per la costruzione della pace.

Quale testo di mons. Bello, consiglierebbe ai giovani e ai meno giovani?

Credo che il testo La bisaccia del cercatore (Meridiana) sia un libro attuale ed utile. È un testo che coniuga diverse dimensioni, quella dell’impegno locale, pur avendo un respiro globale, quella di impegnarsi con tutti gli uomini di buona volontà indipendentemente dalle fedi, quello della ricerca di senso e della ricerca di Dio. È un libro che potrebbe essere letto da tutti e che rappresenta una riflessione sulle persone che vengono, dobbiamo raccogliere nella bisaccia le storie, i dolori, le gioie e le ferite dei compagni di viaggio e allo stesso tempo dobbiamo condividere quello che abbiamo nella nostra bisaccia, dobbiamo essere pane spezzato e donato per gli altri come lo è stato mons. Bello e con lui molti altri testimoni e profeti di pace.

Programma del 13 agosto 2026:

Premio don Tonino Bello 3° edizione

 

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