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Italia > Attualità

Un nuovo terremoto scuote i Campi Flegrei

di Fabio Di Nunno

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

La scossa di magnitudo 4.7 che ha fatto tremare la terra tra Napoli e Pozzuoli colpisce una comunità impaurita e sfiduciata.

Il crollo del costone della montagna nei pressi di Pozzuoli, Napoli, dopo il sisma del 31 luglio 2026. ANSA/CESARE ABBATE

Alle 19:46 di venerdì 31 luglio, la terra dei Campi Flegrei ha sussultato con una violenza che non si registrava da oltre quarant’anni. Un terremoto di magnitudo 4.7, localizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) tra le città di Pozzuoli e Quarto, ad appena tre chilometri di profondità, ha scosso l’intera area flegrea, fino alla città di Napoli, avvertita anche alle isole di Procida e Ischia. Un boato sordo e profondo ha attraversato il sottosuolo, seguito da un’onda improvvisa che ha fatto crollare muri, fluttuare i pavimenti, scricchiolare i soffitti e piombare nell’oscurità diversi comuni e quartieri di Napoli per l’interruzione della corrente elettrica, dopo la caduta di un traliccio dell’alta tensione nella zona di Agnano.

La paura, in pochi minuti, ha spinto in strada migliaia di cittadini in preda al panico, tra pianti, urla e telefonate a parenti e amici, nell’attesa di soccorsi che hanno tardato ad arrivare. Per tante famiglie la propria abitazione ha smesso improvvisamente di sembrare un luogo sicuro, trasformando la notte in un’interminabile veglia all’aperto, tra automobili trasformate in letti e le aree di accoglienza aperte d’urgenza. Ad alimentare l’angoscia, uno sciame sismico ininterrotto con quasi duecento repliche nei giorni seguenti, tra cui la successiva violenta scossa di magnitudo 3.8 registrata alle ore 22:00 della stessa sera.

A distanza di qualche giorno, il bilancio, pressoché definitivo, è doloroso: sono 26 i feriti, cinque dei quali ricoverati in ospedale con traumi e fratture rimediate nella concitazione della fuga o per la caduta di macerie. Sono stati dichiarati inagibili 10 edifici e 7 attività commerciali, circa 300 gli sfollati e 144 nuclei familiari evacuati, con i danni maggiori concentrati nella zona del porto di Pozzuoli, chiuso immediatamente dopo il sisma su disposizione del comandante della Capitaneria di porto di Pozzuoli, tenente di vascello Agostino Galati, per profonde spaccature sulle banchine, riaperto poi nella giornata del 2 agosto. Infatti, dopo le verifiche, è emerso che le fratture sono state provocate dal cedimento di alcuni giunti di collegamento tra gli elementi modulari prefabbricati in cemento delle banchine, realizzate dopo la crisi bradisismica vissuta negli anni ‘80.

Sono stati registrati, soprattutto a Pozzuoli, crolli parziali di edifici e lesioni ai cornicioni, mentre il costone di una montagna è crollato sulle auto in sosta. Il giorno dopo, la Protezione Civile, la Regione Campania e il Comune di Pozzuoli hanno attivato un centralino dedicato per raccogliere le segnalazioni di danni alle abitazioni e avviare i sopralluoghi dei tecnici. Il tetto del mercato ittico di Pozzuoli ha ceduto: una strage sfiorata per poche ore, dato che di giorno ospita degli uffici comunali. Un incendio è scoppiato nel carcere minorile di Nisida, sollevando l’ennesima protesta del sindacato degli agenti penitenziari che fa notare come le criticità della struttura siano note da tempo, sollecitando la sua messa in sicurezza o la chiusura.

Dopo la forte scossa, come è prassi, è seguito un blocco dei trasporti ferroviari, compresa la linea alta-velocità Napoli-Roma. Nei Campi Flegrei, d’altronde, erano rimaste attive solo le linee EAV Cumana e Circumflegrea. Infatti, la circolazione ferroviaria sulla Linea 2 della metropolitana di Napoli è interrotta già dal 13 giugno 2026, tra le stazioni di Napoli Campi Flegrei e Pozzuoli Solfatara. La chiusura è dovuta alla presenza di anidride carbonica legata proprio al bradisismo nella galleria tra le stazioni di Pozzuoli Solfatara e Bagnoli Agnano Terme, mentre è attiva una (ridicola?) linea di bus sostitutivi, troppo piccoli per fare fronte alla domanda dei passeggeri. Una situazione indecente che poteva essere affrontata per tempo, senza lasciare a piedi decine di migliaia di viaggiatori che vivono nelle zone interessate.

Resta ferma la circolazione ferroviaria sulla linea Cumana, sulla tratta Bagnoli-Torregaveta, a causa della presenza di lesioni significative nella galleria del Monte Olibano, nel tratto compreso tra le stazioni di Dazio e Gerolomini. Non è la prima volta che accade. Allora, viene da chiedersi come sia stato progettato questo tracciato ferroviario, rispetto alla linea storica che costeggiava il mare, se il problema si ripresenta ad ogni forte scossa di terremoto.

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, il giorno successivo alle scosse più forti, aveva ricordato che «lo sciame sismico, come ci dicono i vulcanologi, è ancora in corso» e che «potrebbero quindi verificarsi ulteriori eventi con magnitudo superiore a 3», aggiungendo che «in queste condizioni servono prudenza e autocontrollo da parte di tutti». Il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha riunito immediatamente l’Unità di Crisi per monitorare costantemente la situazione e supportare i comuni colpiti.

Lucia Pappalardo, direttrice dell’INGV, ha dichiarato che sono state registrate centinaia di scosse e che «non sono esclusi eventi più energetici», osservando che i terremoti legati all’attività della caldera sono generalmente bassi rispetto a quelli molto più intensi e catastrofici della dorsale appenninica, aggiungendo che «la possibilità che i terremoti legati all’attività dei Campi Flegrei possano creare in futuro ancora più danni a persone e a cose dipende esclusivamente dalla solidità del patrimonio edilizio». Alla fine, quando l’INGV ha dichiarato concluso lo sciame sismico, alle ore 11:59 del 2 agosto, ha contato ben 217 terremoti.

Il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, ha «immediatamente attivato il Centro Operativo Comunale per coordinare tutte le attività di monitoraggio e di assistenza alla popolazione», chiedendo alla popolazione «di mantenere la calma, di attenervi alle indicazioni delle autorità e di affidarvi esclusivamente alle comunicazioni ufficiali del Comune». Anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha dichiarato di avere «attivato immediatamente il Centro Operativo Comunale, mentre la situazione è costantemente monitorata», comunicando anche l’apertura dell’Area di Accoglienza per l’emergenza bradisismo di via Terracina, nel quartiere Fuorigrotta. Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, al termine della riunione in Prefettura, ha dichiarato che «tutti gli attori istituzionali stanno collaborando», sottolineando che «c’è un grande dialogo e collaborazione, andiamo avanti così per la tutela e la sicurezza della nostra popolazione». Domanda: stanno collaborando per che cosa?

Sono sempre rassicuranti le parole delle figure istituzionali, mai concrete. È la frustrazione che emerge dalle parole di don Mario Russo, parroco della chiesa del Sacro Cuore ai Gerolomini, tra le zone di Pozzuoli maggiormente colpite dal sisma. Egli ha denunciato sui social l’assenza delle istituzioni, ribadendo che non si possa più tacere, prima di recarsi a dare conforto ai suoi parrocchiani scesi in strada.

Il vescovo di Pozzuoli e Ischia, Mons. Carlo Villano, ha espresso «la vicinanza della Chiesa alla popolazione, alle forze dell’ordine e a quanti impegnati nell’azione di protezione civile», rinnovando «l’invito alla comunità tutta a ricompattarsi, soprattutto a proteggere e stare accanto ai soggetti più deboli, ai bambini, agli anziani, agli ammalati». Egli ha anche evidenziato quanto sia «particolarmente incisiva, per la vita economica e sociale dei Campi Flegrei e dell’isola di Ischia, la chiusura del porto di Pozzuoli, per problematiche nella banchina e nelle vie di accesso limitrofe», facendo «un appello a renderne possibile la riapertura immediata, anche in considerazione del periodo estivo».

La chiesa San Raffaele a Pozzuoli danneggiata dal sisma del 31 luglio 2026, a cura dell’Ufficio diocesano per i beni culturali di Pozzuoli.

Purtroppo, dopo le ultime scosse, le poche chiese puteolane che erano ancora aperte al culto presentano ingenti danni, per cui «in queste ore si sta intensificando l’azione di monitoraggio da parte dell’Ufficio diocesano per i beni culturali, ma la situazione appare molto problematica». Proprio don Roberto Della Rocca, direttore Ufficio diocesano beni culturali, ha diffuso foto che mostrano la devastazione dell’interno della chiesa San Raffaele, a Pozzuoli, e della cappella del SS. Sacramento nella basilica cattedrale di San Procolo martire, al Rione Terra di Pozzuoli.

Continuare ad osservare il fenomeno del bradisismo nei Campi Flegrei come un’emergenza è fuorviante, da parte delle istituzioni, poiché i terremoti nei Campi Flegrei sono strutturali, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Più che parole e soccorsi quando c’è una scossa più forte, le istituzioni dovrebbero decidersi una volta per tutte ad affrontare le criticità dell’area, magari attivando un sistema di incentivi fiscali affinché gli abitanti possano rendere antisismici quegli immobili che ne hanno la possibilità, la maggior parte dei quali sono composti da muratura storica in tufo o da strutture in cemento armato realizzate tra gli anni ’50 e ’80, spesso prive di criteri antisismici moderni.

Quando tale ipotesi viene lanciata, si risponde che non ci sono soldi. Invece, per la Coppa America che Napoli ospiterà nel 2027, con la base per i team in realizzazione sulla colmata a mare dell’ex-acciaieria ILVA di Bagnoli, ci sono sempre. Anzi, il sindaco di Napoli e commissario straordinario, Gaetano Manfredi, ha chiesto di stanziare subito 200 milioni di euro entro il 2026 per sostenere i lavori di bonifica e riqualificazione dell’area di Bagnoli, che proseguono ad un ritmo più veloce del previsto, destinata a ospitare la cosiddetta Technical Base Area, indicando la necessità di un’anticipazione di cassa di circa 100 milioni, alla quale dovrebbero aggiungersi altri 100 milioni nel corso di quest’anno. Al momento, non risulta un piano specifico per la gestione del rischio sismico durante le regate, mentre risulta uno stanziamento di 1 miliardo e 218 milioni di euro, finanziati con i fondi di coesione, per i lavori. Domanda: ma qualche soldo per la messa in sicurezza delle abitazioni e delle infrastrutture? Boh!

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