Mia figlia di 15 anni è rimasta stupita dalla risonanza che Michael, il film sulla vita di Michael Jackson ha avuto tra le sue amiche. «Ora sono tutte fissate con le sue canzoni», mi diceva. Ne ho avuto la conferma sentendole intonare Bad in coro durante una festa di compleanno. Io, felice di questa sana tendenza, vorrei spiegarle chi è stato davvero Michael, ma come posso?

Monaco, Germania: Michael Jackson balla sul palco dello stadio olimpico di Monaco domenica 27 giugno 1999 durante il concerto di beneficenza “Michael Jackson & Friends”. Il ricavato del concerto sarà devoluto alla Croce Rossa Internazionale, all’UNESCO e alla Fondazione Nelson-Mandela-Children. EPA PHOTO DPA/JAN NIENHEYSEN/ANSA/MP
Quando si parla di Michael Jackson, da sempre sembra vero tutto e il contrario di tutto. Dalla malattia della pelle alle accuse di molestie sui minori, dall’album postumo con una voce che sembra contraffatta al tentativo di proteggere i bambini da Epstein, dal tunnel sotterraneo dalla casa di Micheal a quella di Puff Daddy all’amore più o meno corrisposto con Lisa Presley, fino alla sua morte per overdose di farmaci. Questioni più o meno rilevanti ma su cui aleggia sempre l’ombra del dubbio.
Troppi interrogativi, troppe domande senza risposta, o meglio senza risposte ufficiali. Sta di fatto che l’icona del pop all’apice della sua carriera due giorni prima della morte appare in piena forma fisica alle prove del suo nuovo tour mondiale This is it. Il medico personale Conrad Murray è stato processato e ritenuto responsabile della morte di Micheal, condannato per omicidio colposo “senza intenzione” a 4 anni di carcere, ma libero dopo 2 per buona condotta. Un po’ pochino…, per chi amava Michael. E oggi prosegue in Togo la sua vita e la sua professione di medico.
Ma inutile arrovellarsi su verità ormai sepolte ‒ ci sarà sempre, ad esempio, chi considererà Michael Jackson un pedofilo nonostante i casi archiviati, si potrebbe stare a discutere a lungo ‒, un fan alla fine dei conti è colui che l’ha sempre seguito, che conosce non solo le sue canzoni ma anche un po’ della sua anima, della sua storia, della complessità della sua persona.
Forse non tutti sanno che tra i record di Michael ce n’è anche uno sulla generosità, Jacko è entrato nel Guinness dei primati come Most Charities Supported By a Pop Star, ossia come l’artista che ha sostenuto economicamente più associazioni benefiche, ed è stato lui stesso promotore della fondazione Heal the World. Per non parlare dei 100 milioni di dollari raccolti per l’Africa grazie al suo brano We are the world, scritto con Lionel Richie, che ha riunito per una sola notte 45 star internazionali nello studio di registrazione A&M di Hollywood. Non si contano i messaggi di pace e per la salvaguardia del pianeta lanciati dal palco, memorabile fu la sua esibizione all’intervallo del Super Bowl XXVII nel 1993: un coro di 3.500 bambini e un grande pallone gonfiabile a forma di mappamondo al centro del palco. Da allora l’halftime show del Super Bowl divenne un momento topico a livello globale.
Sempre del 1993 è un testo di una canzone che non è mai stata registrata o pubblicata e che Michael scrisse al ritorno dal tour Dangerous in Israele, si intitola Palestine don’t cry, in solidarietà al popolo palestinese, parole terribilmente attuali.
Difficile pensare che da un’infanzia negata da un padre violento e autoritario, da una vita di eccessi nel bene e nel male, dal dover gestire una vita sotto i riflettori, l’animo gentile di Michael non sia stato scalfito. Mi piace pensare che l’amore della sua mamma Katherine l’abbia protetto e sia stato un marchio indelebile che l’ha accompagnato nella ricerca perenne del gioco e della libertà, concretizzata nel suo ranch Neverland, in California, circa 1.300 ettari di parco di divertimenti.
Come fan di Michael non dimentico il 25 giugno 2009, perché quel giorno anche un pezzo della mia infanzia se n’è andato, mi rimane un diario pieno delle sue foto e tante sue parole di speranza e di futuro, perché se è un mondo migliore quello che vogliamo, tocca partire dall’uomo nello specchio, da ciascuno di noi (conviene ascoltarvela Man in the mirror).
«I’m starting with the man in the mirror (oh, yeah)
I’m asking him to change his ways (oh, you better change)
No message could have been any clearer
If you wanna make the world a better place
Take a look at yourself and then make the change».
«Comincio dall’uomo allo specchio (oh, sì)
Gli chiedo di cambiare i suoi modi (oh, faresti meglio a cambiare)
Nessun messaggio avrebbe potuto essere più chiaro
Se vuoi rendere il mondo un posto migliore
Guardati allo specchio e poi cambia».
