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Cultura > Mostre

Diego Rivera ai Musei Capitolini

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

A Roma fino al 13 dicembre 30 opere dell’artista su 140 raccontano il pioniere dell’arte messicana del Ventesimo secolo. Realtà e ideologia.

Diego Rivera, Mujer sentada con flores, foto da ufficio stampa Metamorfosi Eventi/Zetema Progetto Cultura per i Musei Capitolini

La Mujer sentada con flores, di un colorismo solare, aggressivo, ci attende sulla parete, ed è l’esplosione della vita che Diego racconta e anzi ci presenta con furore. Perché per lui la vita è furore.

Dopo che nel 1821 il Messico è diventato indipendente dalla Spagna, il Paese nel secolo successivo deve trovare o ritrovare la propria identità culturale per rappresentare un mondo nuovo, eterogeneo, in continua trasformazione. L’arte ne è lo strumento privilegiato. Il dialogo fra tradizione e modernità conosce sviluppi impensati e si esprime in modo particolare nel Movimento Muralista di Josè Vasconcelos al quale Rivera (1886 – 1957) contribuisce in modo determinante. L’arte si fa narrazione epica della storia e della società messicana dove contadini operai e popolo si fanno protagonisti.

La serie di Murales a Città del Messico nel Palacio Nacional (Anni Trenta) eleva la storia a mito con un cromatismo ampio, puro, contorna le figure con forza, crea immagini di personificazione della Vita, della Salute come accade pure nella Secretaria de Educaciòn Pùblica che recupera antiche tradizioni insieme a rivolta sociale e a voglia di una libertà senza confini.

Naturalmente, Diego, che ha viaggiato in Europa scoprendo l’arte del passato e quella contemporanea – Cubismo e Avanguardia – ne risente, ma lo trasforma in un suo linguaggio forte, acceso, narrativo e sospinto verso la formazione di una nuova storia. Viaggerà anche negli Stati Uniti nel 1930, conoscerà la situazione economica – industria, depressione – e le dipingerà con forti connotati politici ad esempio alThe San Francisco Art Institute. Ma la sua vena più acuta rimane l’epos messicano, vissuto attraverso il rapporto complesso con la pittrice Frida Kahlo, e sviluppatosi pure nella pittura di cavalletto, dal tono meno retorico di quella murale.

Diego Rivera, Parnaso mexicano con catrinas de pulquería, foto da ufficio stampa Metamorfosi Eventi/Zetema Progetto Cultura per i Musei Capitolini

Sono opere come Indios en el Mercado che dicono l’amore per una gente ed una civiltà antichissima e viva, oppure il Parnaso mexicano con catrinas de pulquerìa dove si mostra come la classicità venga intesa da Diego come uno spettacolo vorticoso che ribalta i miti europei con immagini gigantesche primitive destabilizzanti e fantasiose. Così anche i lavori da cavalletto traspirano il senso di una evoluzione storica, dinamica a colorata,che caratterizza il messaggio di Rivera. In definitiva è l’Homo Mexicanus il centro della sua arte funambolica, ruggente e rivoluzionaria che affonda nel contemporaneo storico, ritrova le radici primarie e celebra un nuovo mondo: il Nuovo Messico. Un microcosmo che aspira ad essere Macrocosmo.

 

Diego Rivera e la costruzione dell’Arte Moderna in Messico nel XX secolo. Roma, Villa Caffarelli, Musei Capitolini. Fino al 13.12 (catalogo Cangemi)

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