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Cultura > Teatro e danza

Cerimonia, processione e rito corale di Virgilio Sieni a Gibellina

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Cittadini e cittadine di diverse generazioni, provenienti da quattro comuni della Valle del Belice, protagonisti di una performance site-specific sulla memoria della vecchia Gibellina

CERIMONIA Sieni SISILAB

Sono portatori di umanità quei piccoli frammenti di pietra e di legno recuperati dall’oblio, ostentati con sacralità nel gesto ripetuto dalle mani che li contengono e delle braccia che li alzano. Sono oggetti pregni di memoria dolorosa, di ferite, di storie lontane, di antichi usi e pratiche quotidiane, che riportano indietro il tempo e lo fermano riportandolo nel presente. Estratti, con la cura di un rabdomante, dalle macerie, sotto cui giacevano, di quel tragico terremoto che nel 1968 distrusse la Valle del Belice, e in particolare il paese di Gibellina, Virgilio Sieni ne ha fatto l’oggetto di una grande azione corale dal titolo Cerimonia, un progetto artistico (nell’ambito delle iniziative per Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026) di alto significato civile, che ha coinvolto alcune comunità del territorio circostante. Una chiamata alle arti, e alla condivisione, per 4 gruppi di altrettanti Comuni limitrofi − Salemi, Salaparuta, Santa Ninfa − che hanno aderito dando vita ad una nuova e più grande comunità di cittadini e cittadine di diverse età e condizioni, partecipando per quasi un mese a una pratica laboratoriale guidata dal coreografo fiorentino intorno a quella “poetica del gesto” che egli conduce da anni in contesti diversi, e confluita in una partecipata performance site-specific lungo alcuni spazi urbani della cittadina siciliana.

Cerimonia, prove finali (ph Sisilab)

Gibellina è nota per essere il più grande museo a cielo aperto di arte contemporanea. Qui, ai tempi della ricostruzione di Gibellina Nuova, e negli anni a seguire, in nome di una rinascita culturale e di un progetto di “utopia concreta”, furono chiamati grandi artisti e architetti per creare sculture e opere nel tessuto urbano (sparsi in vari luoghi troviamo, tra le tante, quelle monumentali di Pietro Consagra, Alberto Burri, Franco Purini, Ludovico Quaroni). L’idea, nata dall’allora sindaco Ludovico Corrao, era di restituire all’abitato un’anima e un’identità attraverso l’arte contemporanea. Pulsa una nuova anima, ora, di più anime, nella Cerimonia laica di Sieni, una massa corale in movimento e trasformazione, che parte dall’immensa Piazza Beuys. Qui si compone una lunga fila orizzontale di persone dagli abiti quotidiani di diversi colori. Accompagnati dal suono di un tamburo e da una sequenza acrobatica di danza, avanzano lentamente con in mano, ciascuno, il proprio reperto “archeologico”, custode della memoria. Esposto in avanti, lo si depone a terra, lo si riprende alzandolo al cielo, si continua il passo, ci si raggruppa per proseguire l’andatura – e intanto si aggiunge uno stuolo di spettatori erranti −.

(ph Sisilab)

Con questa scansione gestuale si procede in direzione del Sistema delle Piazze – opera di Franco Purini e Laura Thermes e punto di unione di diverse aree della cittadina −, smisurata piazza rettangolare che ritrova pienamente la sua vocazione pubblica con l’attraversamento della performance accompagnata lateralmente dall’infoltirsi di astanti. A guidarla, al centro del gruppo, è lo stesso Sieni coi suoi generosissimi cinque performer − Andrea PalumboMaria Vittoria Feltre, Beatrice Gatti, Vanessa Mattei Scarpaccini, Giulia Mureddu − che regolano e improvvisano sequenze di movimento veloci o lente, fluide e intrecciate, con stacchi per assoli, duetti e terzetti. Il loro è un fremere che rimbalza e si propaga nei corpi e nel camminamento partecipato, che prosegue fino a giungere all’interno dell’Ex Chiesa di Gesù e Maria. Qui lo spazio si affolla di una vicinanza circolare, con una toccante processione che sembra non avere fine. Si aggiungono musicisti e cantori, e una banda musicale a festa.

(ph Sisilab)

Un flusso ininterrotto di azioni corali scorre lungo la breve navata, con i diversi gruppi che si alternano entrando e uscendo ciclicamente dalle due grandi porte spalancate sulla luce naturale del tramonto, ciascun gruppo con una sequenza di movimento che lo caratterizza e lo lega agli altri, guidati davanti, nello scorrimento, dallo stesso Sieni e danzatori. Alcune di queste azioni − che aprono a svelamenti, a posture di senso − commuovono per quella cura del gesto e dello sguardo che tocca corpi fragili, appena lambiti o accompagnati con tenerezza e ascolto; o nell’azione di cedersi gli oggetti di mano in mano; nel deporli sopra altri corpi immobili a terra, compiendo quasi un rito di pietà, di rigenerazione e di rinascita, seguìto dall’alzarsi e dal riprendere il cammino insieme. Insieme: ecco la parola che, accanto a Comunità, Appartenenza, Scoperta, Rigenerazione, ha aperto la luce dello svelamento, palpabile nella gioia finale dei volti e dei corpi, uniti.

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