È un controsenso celebrare il 2 giugno con l’esibizione delle armi. La Repubblica democratica fondata sul lavoro ha proclamato nella Costituzione il ripudio della guerra quale radicale scelta di Liberazione da un connubio ancestrale che ha segnato tragicamente il nostro Paese fino al dominio nazifascista.
Nasce da questa esigenza l’appello lanciato alle istituzioni repubblicane e alla società civile dalle colonne di Avvenire di leggere questo tempo segnato dal ritorno prepotente della guerra su scala planetaria come il momento giusto per l’Italia di offrire un messaggio al mondo intero nel segno della riconciliazione e della pace in nome delle centinaia di migliaia di vittime immolate in carneficine orrende che si consumano in tutti i conflitti armati, che vadano o meno in prima pagina secondo il sistema dei media. In Sudan, ad esempio, come testimoniano i missionari comboniani, dai satelliti si può vedere il terreno che cambia colore per il versamento del sangue imposto da interessi esterni legati al controllo delle risorse con complicità che ci chiamano in gioco.
Da Roma può arrivare la spinta ad una politica europea in linea con l’idea originaria di essere un attore di pace sul piano internazionale in tutti gli scenari dove prevale la logica della prepotenza destinata altrimenti a condurre l’umanità alla sua autodistruzione.
L’appello pubblicato su Avvenire ha ricevuto tanti consensi spontanei non animati da sterili polemiche ma dall’esigenza profonda di promuovere una narrazione coerente con la storia della Repubblica italiana chiamata ad offrire un segnale in controtendenza con l’egemonia della cultura della guerra e delle sue infinite giustificazioni.
Il consiglio comunale di Firenze, la città di Giorgio La Pira e che ricorda in questi giorni la testimonianza di Mario Primicerio, ha approvato una mozione che rilancia e fa proprio l’appello promosso su Avvenire, che, assieme ad altre testate tra cui Città Nuova, cerca di dare spazio ad una resistenza nonviolenta alla propaganda bellicista.
Per tale ragione la direzione del quotidiano promuove sul proprio canale You Tube una diretta la mattina del 2 giugno, in contemporanea con la sfilata di via dei Fori imperiali, per dare voce alle ragioni di una festa della Repubblica come espressione di un popolo che ripudia la guerra.

Sono previsti, con la moderazione di Enrico Lenzi della redazione di Avvenire, gli interventi dei sottoscrittori della lettera aperta e dell’ambasciatore Pasquale Ferrara.
L’iniziativa si collega alle tante iniziative promosse da tempo da numerose espressioni della società civile per un 2 Giugno di pace a partire da quelle indette da Rete italiana pace e disarmo. Ad esempio il movimento cattolico Pax Christi Italia ha organizzato il 2 giugno un presidio e una pubblica testimonianza di pace davanti alla caserma Predieri di Rovezzano (Firenze), futura sede del nuovo comando NATO per il centro-sud Italia.
Come sempre l’intento che muove il tipo di proposta lanciata con la lettera aperta è quello di avviare un processo di discussione pubblica e aperta sulle radici e il futuro della nostra Repubblica davanti alla guerra mondiale a pezzi che si stanno componendo tra di loro.
L’invito a costruire “una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante“, non può essere una concessione ad una dimensione profetica staccata dalla storia ma una forte e realistica esigenza personale e politica. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto pervenire, tramite la segreteria personale, un messaggio di ringraziamento e apprezzamento ai sottoscrittori della lettera aperta.
Qui il link alla diretta del 2 giugno 2026 dalle ore 12.
Qui i link al dialogo promosso sul canale You Tube di Città Nuova con i sottoscrittori dell’appello assieme a Pasquale Ferrara e Francesco Vignarca, di Rete italiana pace e disarmo.
Di seguito l’invito alla diretta per la Festa della Repubblica rilanciato da Avvenire il 24 maggio 2026.
Per un 2 giugno civile e senza armi. Un incontro di pace che mobilita
L’appello per trasformare la Festa della Repubblica in una giornata di partecipazione, memoria e iniziativa
pubblicato su Avvenire il 24/05/2026
appello firmato da: Luigino Bruni, Livia Cadei, Carlo Cefaloni, Elena Granata, Tommaso Greco
L’ottantesimo anniversario della proclamazione della Costituzione Repubblicana, è un tempo opportuno (kairos) per riscoprire la natura e il fondamento della festa del 2 giugno. Anche se la macchina organizzativa della preparazione della sfilata in via dei Fori imperiali è apparsa inarrestabile fin dal nostro primo appello per una evoluzione in senso civile della Festa della Repubblica, pubblicato su queste colonne il 17 aprile scorso, è comunque altrettanto evidente il controsenso di celebrare questa festa con l’esibizione delle armi di una parata militare seppur accompagnata, come semplice e marginale corollario, da alcune espressioni della società civile.
Sono modalità che rimandano alla prontezza del “cimento supremo della guerra” evocato da alcuni come prova della consistenza di una Nazione, mentre l’esito del referendum indetto il 2 e 3 giugno del 1946, il primo in Italia a suffragio universale con la partecipazione delle donne, è stato il segno di una svolta radicale di un popolo passato attraverso due confitti mondiali, le leggi razziali, la sottomissione ventennale ad un regime fascista alleato con la Germania nazista e la lacerante lotta per la Liberazione.
Ciò che accadde ottanta anni fa non fu soltanto un cambiamento di forma istituzionale ma della riedificazione di un Paese come Repubblica “democratica fondata sul lavoro” (articolo 1), che proclama poi nell’articolo 11 il ripudio della guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» consentendo «in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni».
Non è difficile per noi tutti oggi constatare che stiamo nel pieno dell’epoca del tradimento della diplomazia da parte dei decisori politici con l’esibizione della prepotenza che giunge a minacciare senza l’uso dell’arma nucleare per far scomparire interi popoli – la prevenzione della costruzione di quell’arma atomica che sarebbe, si dice, la vera e unica ragione della guerra preventiva.
Una strategia che ci vuole trasformare in sonnambuli avviati verso la catastrofe. In questo scenario inquietante che pervade in profondità la nostra esistenza quotidiana occorre far di tutto per risvegliarci da quel sonno mortale che ci porta ad accettare supinamente il bisogno di sicurezza con colossali piani di riarmo.
Siamo quindi convinti che sia davvero urgente avviare subito un processo che porti ad una conversione ad U, a una metanoia civile e politica che preveda, come proposta concreta, arrivare al 2 giugno 2027 con un’altra sfilata, un’altra festa, un senso della Festa della Repubblica Italiana.
Ci impegniamo ad avviare questo processo insieme a tutti quelli che vorranno associarsi, al fine di provare a sostituire la parata militare del 2 giugno, con le sue liturgie che rimandano ad un passato da ripudiare, con una sfilata civile, come gesto politico concreto per dare spazio ad una riflessione comune sulle ragioni che ci tengono assieme davanti a sconvolgimenti epocali.
Un dialogo di portata costituente con il rimando a quella Carta che esprime sempre di più la sua fecondità e attende di essere attuata. Roma è la città eterna che rimanda, secondo l’intuizione di Giorgio La Pira, alla sacralità di ogni città che non può essere distrutta. Un messaggio universale che deve arrivare dal nostro Paese davanti allo scempio in atto con la carneficina in corso a Gaza, la tragica determinazione a non porre fine al conflitto in Ucraina, il genocidio in Sudan e le tante guerre dimenticate che ci interpellano.
L’Italia può contribuire a fare del Mediterraneo un punto luminoso sulla Terra in attesa di un futuro di pace, invece di essere considerato una piattaforma logistica della guerra.
Sappiamo che ormai da tempo una parte della società civile, come Rete italiana pace e disarmo e Sbilanciamoci, organizza eventi e manifestazioni diffuse per un 2 giugno alternativo al modello che si è imposto nonostante alcune eccezioni durante la presidenza Scalfaro.
Da parte nostra, vogliamo ribadire l’urgente esigenza di un cambiamento necessario di narrazione della Festa della Repubblica come premessa di una rinnovata azione di pace dell’Italia sul piano internazionale a partire dal ruolo centrale dell’Europa. Per quest’anno, nonostante i tentativi fatti, la Festa del 2 giugno si svolgerà come negli anni passati, come se nulla fosse successo nella pace e nella guerra, come se nulla di nuovo e di grave stesse accadendo. Invitiamo tutte e tutti a collegarsi sul canale youtube di Avvenire www.youtube.com/user/AvvenireNEI dalle ore 10 alle 11 del 2 giugno 2026, per un incontro dove noi firmatari offriremo le ragioni di quanto stiamo facendo e soprattutto vorremmo fare nei mesi a seguire.
Chi vuole aderire a questa iniziativa può inviare una mail all’indirizzo: appellox2giugno@gmail.com. Vi aspettiamo.
