«In un tempo segnato da trasformazioni rapide, profonde e cariche di responsabilità», come ha sottolineato il card. Parolin alla conclusione della presentazione della prima enciclica di papa Leone XIV, l’invito del papa è quello di “restare umani”, concentrando il tema del suo messaggio sulla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Per nulla casuale anche la data di uscita riportata sull’enciclica che è il 15 maggio, giorno che coincide con il 135esimo anniversario dell’enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII.

Papa Leone XIV alla presentazione della Magnifica Humanitas, la sua prima enciclica “sulla tutela della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale”, Città del Vaticano, Vaticano, 25 maggio 2026. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Di seguito trascriviamo l’incipit della nuova enciclica suddivisa in 5 capitoli (“Un pensiero dinamico fedele al Vangelo”, “Fondamenti e principi della Dottrina sociale della Chiesa”, “Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA”, “Custodire l’umano nella trasformazione. Verità, lavoro, libertà”, “La cultura della potenza e la civilà dell’amore”):
La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». [1] Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza.
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Per la prima volta nella storia, un papa ha presenziato alla presentazione della sua enciclica, ed è intervenuto per ultimo dopo 5 relatori: il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede; il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Anna Rowlands, professoressa di Teologia politica, inclusa Dottrina Sociale della Chiesa, ed etica teologica delle migrazioni umane, presso la Durham University, Regno Unito; Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (Usa) e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’intelligenza artificiale; Leocadie Lushombo, docente di Teologia politica e Pensiero sociale cattolico, Jesuit School of Theology/Santa Clara University, California; il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin.
Nella parte finale dell’enciclica, nel capitolo su come costruire la civiltà dell’amore, un riferimento al sindaco santo Giorgio La Pira: «A livello politico, è urgente passare dalla “cultura della potenza” a un’autentica “cultura del negoziato”, in cui il dialogo e le relazioni diplomatiche diventino via ordinaria per affrontare i conflitti, come auspicava Giorgio La Pira: “Al metodo della guerra, bisognerà sostituire il metodo della pace: il metodo del negoziato, dell’incontro, della convergenza: cioè il metodo autenticamente umano!”. [197] La consapevolezza di un destino comune dei popoli chiede che la cultura del negoziato diventi sempre più un impegno condiviso, politico e culturale, capace di allontanare gradualmente l’umanità dalla spirale della violenza».
200 pagine che parlano a tutti, credenti e non credenti, a tutti coloro che hanno a cuore la necessità di «costruire un futuro, non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana», come ha detto senza mezzi termini Leone questa mattina nell’Aula del Sinodo in Vaticano.
