È stata accolta come un piccolo segno di speranza la notizia della tregua di tre giorni annunciata dai separatisti anglofoni del Camerun in vista della visita di papa Leone XIV: «Un periodo di “passaggio sicuro” e la cessazione dei combattimenti in vista della visita di Papa Leone XIV nella regione martoriata dal conflitto, prevista per questa settimana», fa sapere l’Agenzia Nova. «In una dichiarazione rilasciata dall’Alleanza dell’unità, la piattaforma che riunisce i vari gruppi, si afferma che la misura di tre giorni è stata adottata in riconoscimento della “profonda importanza spirituale” della visita papale» e «della necessità di salvaguardare la vita dei civili, ed è volta agevolare gli spostamenti di coloro che parteciperanno alla visita».
In questi giorni gli occhi del mondo sono rivolti al viaggio che il papa sta compiendo in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. «Figlio di S. Agostino», come si è definito fin dall’inizio del suo pontificato, papa Leone XIV aveva subito espresso l’intenzione di recarsi in Africa per visitare «i luoghi di Sant’Agostino» e per poter continuare «il discorso di dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano».
Il messaggio della fraternità universale risuona, infatti, nelle parole rivolte al rettore della Grande Moschea di Algeri, Mohamed Mamoun Al Qasimi, che lo ha accolto presso la Moschea: «Cercare Dio è riconoscere anche l’immagine di Dio in ogni creatura, nei figli di Dio, in ogni uomo e donna creati ad immagine e somiglianza di Dio. Questo per noi significa che è molto importante imparare a vivere insieme con rispetto per la dignità di ogni persona umana». Poi, apprezzando l’istituzione di uno spazio di studio all’interno della Moschea, dice: «Con lo spirito, con questo luogo di preghiera, con la ricerca della verità, anche attraverso lo studio, e con la capacità di riconoscere la dignità di ogni essere umano, noi sappiamo – e oggi questo incontro ne è la prova – che possiamo imparare a rispettarci mutuamente, vivere in armonia e costruire un mondo di pace».
La pace nei gesti e nelle parole anche quando papa Leone visita i resti di Ippona dove, insieme a due ragazzi scout, depone una corona di rose bianche e gialle e pianta un ulivo, simbolo di pace, sostando qualche minuto in silenzio e in preghiera. Subito dopo vengono fatte volare nel cielo delle colombe bianche mentre la corale dell’Istituto della Musica di Annaba intona dei canti in latino, berbero e algerino, con testi del vescovo di Ippona sulla fratellanza e la pace.
Si reca, poi, in visita presso la Casa di accoglienza «Ma Maison» gestita dalle Piccole Sorelle dei Poveri, che da anni si prendono cura delle persone più fragili, alcune delle quali musulmane. Tra gli ospiti incontra anche l’arcivescovo emerito di Algeri, Desfarges. Una scia luminosa di amore, che colpisce papa Leone: «Penso che il Signore, dal Cielo, vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternità, possa pensare: allora c’è speranza! – commenta –. Sì, perché il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno. Come cercate di fare qui nel vostro servizio quotidiano, nella vostra amicizia, nel vivere insieme».
Le speranze e le fatiche di un mondo in cerca di pace si compendiano nell’omelia della S. Messa celebrata in lingua francese nella basilica di sant’Agostino ad Annaba, l’antica Ippona, dove Leone XIV esorta i cristiani ad essere umili testimoni del Vangelo e a coltivare il dialogo nella quotidianità: «La vostra storia è fatta di accoglienza generosa e di tenacia nella prova: qui hanno pregato i martiri, qui sant’Agostino ha amato il suo gregge cercando la verità con passione e servendo Cristo con fede ardente. Siate eredi di questa tradizione, testimoniando nella carità fraterna la libertà di chi nasce dall’alto come speranza di salvezza per il mondo». Poi l’esortazione: «In questa terra, carissimi cristiani di Algeria, rimanete come segno umile e fedele dell’amore di Cristo. Testimoniate il Vangelo con gesti semplici, relazioni vere e un dialogo vissuto giorno per giorno: così date sapore e luce là dove vivete».
