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Italia > Terra Santa

La sospensione del Memorandum Italia-Israele non basta

di Pasquale Ferrara

Roma arretra negli accordi di cooperazione militare e di difesa con Tel Aviv, un primo passo nella direzione di quanto richiesto dagli ex-ambasciatori italiani

Foto dal profilo Facebook di Pasquale Ferrara

La presidente del Consiglio, On. Giorgia Meloni, ha dichiarato che il governo italiano ha sospeso il rinnovo automatico del Memorandum d’intesa in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa tra Italia e Israele. Si tratta di un accordo che si rinnova automaticamente ogni 5 anni, che avrebbe dovuto essere confermato il 13 aprile 2026.

Nell’appello dei 70 ambasciatori del 27 luglio 2025 la prima misura che viene richiesta è «sospendere ogni rapporto e cooperazione, di qualunque natura, nel settore militare e della difesa con Israele». Non siamo ancora arrivati a questo punto, perché gli adempimenti dei contratti in corso non sono stati revocati e sono autorizzati caso per caso. Tuttavia, la sospensione del Memorandum è un fatto politicamente importate e significativo, e dimostra – anche se avviene per altre ragioni, forse non limpidissime – che le nostre richieste erano tutt’altro che prive di fondamento. Oggi registriamo una decisione che, sia pure parziale e assai tardiva, va nella direzione di una presa di posizione più chiara e netta nei confronti di Netanyahu e sodali. Ma non può bastare. Se si vuole fare sul serio, e non adottare solo misure cosmetiche, vanno imposte sanzioni, va sospeso l’Accordo di associazione tra l’Unione europea e Israele e va riconosciuto lo Stato di Palestina.

Intanto, 340 ex-ambasciatori europei in queste ore stanno chiedendo a tutti i leader europei e alle istituzioni della Ue misure analoghe e azioni più ampie.

Non c’è nessuna tregua per la Palestina. Mentre l’attenzione mondiale è rivolta altrove, Israele, sotto la copertura di operazioni militari illegali contro Iran e Libano, ha proseguito nella sottomissione dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, intensificando la propria politica di occupazione illegale. Più di 73.000 palestinesi sono stati uccisi dal 7 ottobre 2023, di cui 700 negli ultimi sei mesi dal cosiddetto “cessate il fuoco” a Gaza. L’annessione di terre palestinesi da parte di coloni, protetti dall’Idf, prosegue senza sosta, con ulteriori espropri pianificati. Ciò include il cruciale corridoio E1 che divide la Cisgiordania, dove è imminente l’emissione di bandi del governo israeliano per 3.400 edifici.

Israele continua ad agire in totale impunità, minando la soluzione dei due Stati e un futuro Stato palestinese la cui esistenza è riconosciuta da 157 Stati membri dell’Onu. Questo schema di condotta illegale si ripete negli attacchi indiscriminati e sproporzionati di Israele contro il Libano, che hanno causato oltre 2.000 morti, oltre a sfollamenti e distruzioni diffuse.

Nel frattempo, i già provati residenti palestinesi di Gaza sono privati di un’adeguata assistenza umanitaria a causa delle persistenti restrizioni di accesso, con l’UNRWA e le Ong internazionali ostacolate nel fornire forniture e servizi urgentemente necessari secondo i rispettivi mandati operativi. Allo stesso tempo, il controverso piano “Board of Peace” guidato dagli Stati Uniti per Gaza sta fallendo e non riesce nemmeno a contenere gli attacchi militari israeliani contro i palestinesi a Gaza.

Come se non bastasse, Israele ha recentemente approvato una legislazione che prevede la pena di morte per i palestinesi incriminati per reati legati al terrorismo, da cui gli israeliani ebrei sono de jure esentati. Questa legislazione aberrante richiama un sistema di apartheid che agisce senza vincoli legali.

Grazie a tutti coloro che in questi mesi hanno sostenuto la petizione dei 70 ex-ambasciatori italiani con la loro firma. C’è ancor molto da fare!

Riproduzione riservata ©

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