La presidente del Consiglio, On. Giorgia Meloni, ha dichiarato che il governo italiano ha sospeso il rinnovo automatico del Memorandum d’intesa in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa tra Italia e Israele. Si tratta di un accordo che si rinnova automaticamente ogni 5 anni, che avrebbe dovuto essere confermato il 13 aprile 2026.
Nell’appello dei 70 ambasciatori del 27 luglio 2025 la prima misura che viene richiesta è «sospendere ogni rapporto e cooperazione, di qualunque natura, nel settore militare e della difesa con Israele». Non siamo ancora arrivati a questo punto, perché gli adempimenti dei contratti in corso non sono stati revocati e sono autorizzati caso per caso. Tuttavia, la sospensione del Memorandum è un fatto politicamente importate e significativo, e dimostra – anche se avviene per altre ragioni, forse non limpidissime – che le nostre richieste erano tutt’altro che prive di fondamento. Oggi registriamo una decisione che, sia pure parziale e assai tardiva, va nella direzione di una presa di posizione più chiara e netta nei confronti di Netanyahu e sodali. Ma non può bastare. Se si vuole fare sul serio, e non adottare solo misure cosmetiche, vanno imposte sanzioni, va sospeso l’Accordo di associazione tra l’Unione europea e Israele e va riconosciuto lo Stato di Palestina.
Intanto, 340 ex-ambasciatori europei in queste ore stanno chiedendo a tutti i leader europei e alle istituzioni della Ue misure analoghe e azioni più ampie.
Non c’è nessuna tregua per la Palestina. Mentre l’attenzione mondiale è rivolta altrove, Israele, sotto la copertura di operazioni militari illegali contro Iran e Libano, ha proseguito nella sottomissione dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, intensificando la propria politica di occupazione illegale. Più di 73.000 palestinesi sono stati uccisi dal 7 ottobre 2023, di cui 700 negli ultimi sei mesi dal cosiddetto “cessate il fuoco” a Gaza. L’annessione di terre palestinesi da parte di coloni, protetti dall’Idf, prosegue senza sosta, con ulteriori espropri pianificati. Ciò include il cruciale corridoio E1 che divide la Cisgiordania, dove è imminente l’emissione di bandi del governo israeliano per 3.400 edifici.
Israele continua ad agire in totale impunità, minando la soluzione dei due Stati e un futuro Stato palestinese la cui esistenza è riconosciuta da 157 Stati membri dell’Onu. Questo schema di condotta illegale si ripete negli attacchi indiscriminati e sproporzionati di Israele contro il Libano, che hanno causato oltre 2.000 morti, oltre a sfollamenti e distruzioni diffuse.
Nel frattempo, i già provati residenti palestinesi di Gaza sono privati di un’adeguata assistenza umanitaria a causa delle persistenti restrizioni di accesso, con l’UNRWA e le Ong internazionali ostacolate nel fornire forniture e servizi urgentemente necessari secondo i rispettivi mandati operativi. Allo stesso tempo, il controverso piano “Board of Peace” guidato dagli Stati Uniti per Gaza sta fallendo e non riesce nemmeno a contenere gli attacchi militari israeliani contro i palestinesi a Gaza.
Come se non bastasse, Israele ha recentemente approvato una legislazione che prevede la pena di morte per i palestinesi incriminati per reati legati al terrorismo, da cui gli israeliani ebrei sono de jure esentati. Questa legislazione aberrante richiama un sistema di apartheid che agisce senza vincoli legali.
Grazie a tutti coloro che in questi mesi hanno sostenuto la petizione dei 70 ex-ambasciatori italiani con la loro firma. C’è ancor molto da fare!
