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Italia > Attualità

La bellezza vince, la mafia perde, a Capaci e ovunque

di Francesca Cabibbo

- Fonte: Città Nuova

È lo slogan lanciato dalla Fondazione Giovanni Falcone in occasione del 34° anniversario della strage di Capaci

Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, durante la commemorazione del 33esimo anniversario della strage di Capaci a Palazzo Jung a Palermo, 23 maggio 2025. ANSA/ Ufficio Stampa e Documentazione Regione Siciliana ++ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING+++NPK

Un anniversario, il 23 maggio, che quest’anno a Palermo sarà vissuto all’insegna dell’arte, della cultura, della bellezza. La Fondazione Giovanni Falcone ha avviato una straordinaria collaborazione con la Galleria degli Uffizi, nell’ambito di un progetto nazionale dedicato alla memoria, alla rinascita e alla trasmissione dei valori della legalità alle nuove generazioni.

Alcune opere provenienti dalla Galleria degli Uffizi saranno a Palermo, a palazzo Jung, dal 23 maggio al 19 luglio (anniversario della morte di Paolo Borsellino). La mostra di Palermo rappresenta la prima tappa, all’interno del “Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”.

È un momento fortemente simbolico, voluto per ricordare ciò che avvenne un anno dopo la strage di Capaci, nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, quando un’autobomba esplose causando un’altra strage di mafia, un attentato terroristico di Cosa Nostra, questa volta con 5 vittime.

Si inizia il 22 maggio, con la manifestazione ufficiale, alcuni momenti di dialogo e di convegno che vedranno la presenza della presidente della Commissione nazionale Antimafia, Chiara Colosimo, ma anche di numerosi esponenti politici.

Poi il convegno dal titolo “Il segno della Rinascita – Gli Uffizi a Palermo”.

L’indomani, 23 maggio, la commemorazione ufficiale che sarà trasmessa in diretta dalla Rai dalle 10 alle 11,45.

Saranno presenti, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano Marco Galateo, la presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, il sottosegretario di Stato alla Cultura Giampiero Cannella, la presidente dell’Agenzia Italiana per la Gioventù Federica Celestini Campanari, il presidente della Commissione Antimafia siciliana Antonello Cracolici, il direttore delle Gallerie degli Uffizi Simone Verde.

Le manifestazioni coinvolgono tutte le città d’Italia: il 23 maggio è una data ormai entrata nella storia.

A Milano, ai giardini Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in via Benedetto Marcello Milano commemora le vittime della strage di Capaci con una cerimonia che si svolge e che vede la presenza del sindaco Giuseppe Sala, di Nando Dalla Chiesa, di Pietro Basile, referente di Libera Milano, e di Alessandra Cerreti, sostituto procuratore a Milano.

Nell’ora esatta dell’esplosione della bomba di capaci, alle 17,58, il suono delle sirene dei vigili del fuoco squarcerà l’aria, mentre poco dopo saranno deposti dei fiori al cippo commemorativo dedicato a Falcone e Borsellino.

A Cantù, in provincia di Como, alle 10, nel parco Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, verrà piantumata la talea dell’albero di Giovanni Falcone, il Ficus che cresce nei pressi della casa del giudice di Palermo, simbolo dell’impegno nella lotta alle mafie.

A Crotone, alle ore 17.30 presso il Giardino Falcone e Borsellino sarà deposta una pianta di rose in onore delle vittime della violenza mafiosa.

Un’iniziativa di spicco a Foggia, dove insieme al Comune, promuove una giornata di commemorazione e approfondimento dedicata alla memoria del giudice Giovanni Falcone e di tutte le vittime delle mafie.

A Foggia è stato avviato il progetto “100 giorni per la legalità e la lotta alle mafie”, un percorso di cittadinanza attiva per promuovere una cultura della legalità che coinvolge istituzioni, università scuole e realtà associative. Sullo sfondo, un’altra iniziativa, avviata all’inizio di maggio, dal titolo “La città che vorrei”, un laboratorio civico aperto per una riflessione condivisa sulla responsabilità pubblica per costruire una città migliore.

Una Sicilia ferita, 34 anni fa, riuscì ad avere una reazione forte. La deflagrazione dell’autostrada di Capaci e l’esplosione di via D’Amelio fecero da detonatore per svegliare menti e cuori sopiti. Si riuscì a reagire. Le lenzuola bianche alle finestre, lo slogan “Palermo è nostra, non di Cosa Nostra” segnarono fortemente i giorni che seguirono alle stragi e risuona ancora oggi durante le commemorazioni in città per sottolineare l’impegno dei movimenti civici e dei cittadini.

Ma non tutto è come prima. Trentaquattro anni dopo, il clima è cambiato: c’è maggiore consapevolezza, ma anche tanta rassegnazione. La soglia minima di attenzione si è abbassata; segnali eclatanti, quali quella dell’alto tasso di corruzione del mondo politico: tantissimi gli indagati tra coloro che siedono sugli scranni dell’Assemblea regionale siciliana, tante le inchieste che permettono di scoprire vicende di malaffare. Il recente sisma che ha travolto la sanità siciliana (l’inchiesta per appalti e concorsi truccati) ha portato all’arresto di un uomo già noto alle cronache politiche: l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. Scontata la condanna a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, l’ex governatore, uscito dal carcere di Rebibbia nel 2015, è finito nuovamente nelle maglie giudiziarie: di recente ha patteggiato una condanna a 3 anni di reclusione per corruzione e traffico di influenze. Scontati alcuni mesi ai domiciliari, ora l’ex presidente potrà scontare la pena restante, due anni e mezzo, con l’assegnazione ai servizi sociali.

Come ha mostrato Report, Cuffaro si metterà al servizio di Casa del Sorriso di Monreale, una Onlus gestita dai Cappuccini, che ha alcune sedi in Sicilia e che si occupa di varie fragilità, minori, donne e famiglie in difficoltà, che già in passato aveva avuto sovvenzioni dal governo regionale specie negli anni in cui questo era guidato da Totò Cuffaro. La pena maggiore per l’ex governatore, che ancora oggi ricopre la carica di segretario nazionale della Democrazia Cristiana, sarà però il divieto di poter avere rapporti con chi ricopre cariche politiche o incarichi amministrativi.

Cuffaro, che in pochi anni aveva ricostituito la rete delle sue influenze in Sicilia, rifondando la Democrazia Cristiana della Sicilia, riportandola all’Ars e divenendo ago della bilancia delle scelte del governo regionale, ancora una volta è stato fermato dalla magistratura. Che avrà mille difficoltà e problemi, ma riesce anche a essere argine sul fronte delle legalità.

Le vicende giudiziarie, alcune ancora in corso, coinvolgono vari esponenti politici e manager della sanità, tutti rigidamente indicati dalle forze politiche di governo, con un metodo degno del miglior Cencelli. Per le nomine nella sanità, al momento del suo insediamento, il governo regionale ha impiegato più di un anno prima di poter trovare gli accordi e gli equilibri. Dopo il patteggiamento di Cuffaro, si attendono ora i processi per le altre persone coinvolte, che inizieranno a settembre, o a luglio con il rito abbreviato.

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