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Cultura > Cinema

“Un futuro aprile”: la memoria della strage di Pizzolungo in prima serata su Rai1

di Edoardo Zaccagnini

- Fonte: Città Nuova

Su Rai1 va in onda il film Un futuro aprile, che racconta la strage di Pizzolungo del 1985 in cui furono uccisi una madre e i suoi due figli. La pellicola ripercorre il dolore della famiglia Asta e la ricerca di giustizia e memoria legata a uno degli eccidi mafiosi più gravi degli anni ’80

La famiglia Asta. Credit: Ufficio Stampa Tv Movie. Direttore della fotografia: Federico Angelucci CCS.

Andrà in onda su Rai1, in prima serata, giovedì 21 maggio, alla vigilia dalla Giornata della legalità (23 maggio, ricorrenza della strage di Capaci), il bel film Tv Un futuro aprile, che racconta un’altra, precedente, ignobile, strage mafiosa: quella di Pizzolungo del 2 aprile 1985, in cui persero la vita una madre innocente, Barbara Rizzo, e i suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe.

Diretto da Graziano Diana e prodotto da Elysia Productions in collaborazione con Rai Fiction, il film parte da una lettera scritta dall’altra figlia di Barbara e di suo marito Nunzio Asta (interpretato da Peppino Mazzotta), ovvero Margherita Asta (Ludovica Ciaschetti nel film). È destinata al giudice antimafia Carlo Palermo, interpretato da Francesco Montanari e vero obiettivo degli assassini nell’eccidio alle porte di Trapani.

Il regista Graziano Diana. Credit: Ufficio Stampa Tv Movie. Direttore della fotografia: Federico Angelucci CCS.

Oggi, Margherita è testimone di Libera, gira per le scuole a parlare di mafia, e nell’opera televisiva che la vede protagonista, tratta dal precedente libro Sola con te in un futuro aprile, scritto da lei stessa, racconta la storia della sua famiglia cercando in qualche modo di comunicarlo a un uomo di Stato profondamente segnato da quel tragico e criminale evento. Un futuro aprile, sviluppato in modo asciutto e potente, mette al centro del racconto il grande, inaccettabile dolore, di Nunzio e Margherita, ma anche la loro battaglia per ottenere giustizia. Quella giustizia senza la quale è più difficile trovare pace.

Era necessario mantenere viva la memoria su un attentato di mafia così atroce, ed è bene che il contributo passi per un film misurato e toccante, duro e tenero al tempo stesso, capace di arrivare al cuore, con la speranza che nasce dalle condanne arrivate, anche se molti anni dopo e «per i mandanti e non per gli esecutori», precisa Margherita nel film. La stessa speranza scorre nelle sue parole ai giovani nel finale, quando li invita al dovere della memoria tutti i giorni, soprattutto per loro stessi e per donare a chi verrà domani un mondo migliore.

Durante la presentazione di Un futuro aprile alla stampa, la stessa Margherita Asta è intervenuta: «Per me oggi è come vivere in un film e realizzare un sogno. Ringrazio tutti coloro che hanno permesso di realizzarlo: il sogno che la storia, non solo di Barbara, Giuseppe e Salvatore, ma anche del giudice Palermo e degli agenti della scorta, possa essere conosciuta e non dimenticata come tante altre. È un pezzettino di storia del nostro Paese e dobbiamo salvaguardarla come memoria non limitata alle commemorazioni di facciata, ma memoria viva, e questo film è uno strumento efficacissimo per farlo e costruire, da protagonisti, con un ruolo attivo, il presente e il futuro».

Ludovica Ciaschetti è Margherita Asta. Credit: Ufficio Stampa Tv Movie. Direttore della fotografia: Federico Angelucci CCS.

Francesco Montanari ha parlato ai giornalisti del suo personaggio: «Il mio Carlo Palermo è un uomo pronto a tutto tranne che a quello che gli accade. Ha fatto la scelta della legalità e se ne assume le responsabilità, ma non è pronto nel momento in cui tre persone al posto suo, vedono la fine». Poi aggiunge: «È un uomo comune, perché a un certo punto si perde nella propria vulnerabilità e fragilità. Nonostante il suo carapace possa ispirare una quercia, in realtà è un fiore, e questo fiore viene rotto, fino a che c’è questo momento molto bello in cui Margherita si palesa e il fantasma diventa carne».

Margherita Asta è stata raccontata da chi l’ha interpretata, Ludovica Ciaschetti: «Una delle battaglie che ho combattuto con me stessa, all’inizio del film, è stata quella di accettare l’enorme capacità che Margherita ha avuto di rispettare il dolore dell’altro, insieme al suo. Dopo un primo momento in cui il suo istino di giovane donna ha dovuto trovare un capro espiatorio, è riuscita a rispettare il viaggio che il dolore ha fatto nelle vite del giudice Carlo Palermo e di suo papà». Ha poi aggiunto: «Una delle cose che di Margherita mi ha colpito di più è che fare memoria è diventare parte attiva del presente e trasformare il vissuto in qualcosa di utile per l’altro».

Francesco Montanari è il giudice Palermo. Credit: Ufficio Stampa Tv Movie. Direttore della fotografia: Federico Angelucci CCS.

Parole interessanti anche quelle di Peppino Mazzotta sul personaggio di Nunzio Asta: «Esperienza molto toccante, per la natura della storia e perché l’abbiamo girata nei suoi luoghi reali. Mi hanno guidato i pochi video di Nunzio, il fatto che in queste interviste pubbliche non aveva problemi a piangere: ha creato in me affetto, ho capito che il dolore era talmente grande che non riusciva a contenerlo, ma c’era una dignità del dolore che non va nascosta». Mazzotta ha parlato «dell’esempio che Nunzio per primo, e poi Margherita, hanno dato. Quello per cui, di fronte a un evento così devastante, si possono prendere due strade principali: la disperazione, ci si spezza e ci si ferma definitivamente, e un’altra, come hanno fatto loro, di trasformarlo in missione, testimonianza e tentativo di fare giustizia».

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