Nel cuore pulsante della cristianità, tra le mura del Dicastero per il Dialogo Interreligioso intrise di storia, si è tenuto a Roma l’11 e 12 maggio l’incontro con il Royal Institute for Inter-Faith Studies di Giordania, un passo fondamentale nel cammino verso una fraternità umana universale. Invitata a unirmi alla delegazione vaticana, ho avuto l’onore di partecipare a un dialogo di alto livello dal titolo: La compassione e l’empatia umana nell’era moderna.

Incontro Interfaith in Vaticano – Foto Lina Morcos
La vera forza di questo incontro risiede nella ricchezza della sua diversità: sotto lo stesso tetto si sono riuniti trenta delegati provenienti da orizzonti geografici diversissimi – dalla Giordania all’Egitto, dal Libano all’Iraq, da Abu Dhabi alla Francia. La presenza di personalità di alto rango, come Sua Altezza Reale il Principe Hassan bin Talal e Sua Eminenza il Cardinale George Koovakad, ha inviato un segnale forte: il dialogo non è una mera scelta diplomatica, ma una necessità vitale. Ha arricchito ulteriormente l’incontro la partecipazione di Sua Eccellenza il Vescovo Iyad Twal, a conferma della profondità e della solidità del rapporto fruttuoso tra la Chiesa e le istituzioni civili.
Per me, partecipare in quanto giordana all’interno della delegazione vaticana è stata un’esperienza unica. Si è distinta inoltre la presenza di Rita Moussalem, membro del Movimento dei Focolari, libanese che ha vissuto in Giordania per oltre vent’anni, recentemente nominata da Sua Santità Papa Leone XIV consulente del Dicastero per il Dialogo Interreligioso.

Incontro Interfaith in Vaticano – Foto Lina Morcos
Nel corso delle sessioni di lavoro, è emersa con chiarezza la bellezza della Giordania: quella terra che ha fatto dell’«ospitalità» la propria bandiera. Non è soltanto un rifugio per i profughi, ma un modello di convivenza tra musulmani e cristiani. In una regione spesso dilaniata dai conflitti, la Giordania dimostra che la diversità non è una minaccia, ma un tesoro da custodire.
Il dialogo non si è fermato ai confini delle teorie accademiche: tutti gli oratori hanno sottolineato una verità fondamentale, ovvero che la compassione e l’empatia non sono una «scelta secondaria» o sentimenti passeggeri, ma il pilastro essenziale per vivere la fede nel Cristianesimo e nell’Islam. Come ha saggiamente affermato il Principe Hassan: «Non possiamo mai dimenticare la dimensione spirituale: essa è il nucleo più importante della nostra vita.» E questa spiritualità deve tradursi in gesti concreti che rendano giustizia ai poveri e consolino le vittime degli orrori della guerra.
L’udienza con papa Leone XIV è stata carica di emozione. Il Santo Padre ha ribadito la missione della Giordania, rivolgendo parole di incoraggiamento profondo per il futuro: «In questo contesto, i cristiani e i musulmani, attingendo alla ricchezza delle rispettive tradizioni, sono chiamati a una missione comune: ravvivare l’umanità laddove si è raffreddata, dare voce a coloro che soffrono e trasformare l’indifferenza in solidarietà. La compassione e l’empatia possono essere i nostri strumenti, poiché hanno il potere di ripristinare la dignità dell’altro. È mia speranza che la Giordania continui ad essere una testimonianza vivente di questo tipo di compassione, nonché un segno di dialogo, solidarietà e speranza in una regione segnata dalle prove».