Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Italia > Regioni

Castel Volturno dice no al Cpr

di Chiara Andreola

Su iniziativa dell’arcivescovo è stata lanciata una petizione contro il progetto di realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio dei migranti, e a favore di politiche di inclusione e sviluppo giusto

Un operatore sociale tiene in mano le chiavi per accedere ai settori maschili all’’interno di uno dei Cpr già attivi in Italia, quello di Ponte Galeria, Roma, 29 maggio 2024. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La notizia ha iniziato a diffondersi verso fine aprile, quando Invitalia, in qualità di centrale di committenza per il ministero dell’Interno, ha pubblicato un bando di gara per la realizzazione di un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) a Castel Volturno (Caserta): 43 milioni di euro per la realizzazione di una struttura di 120 posti letto, che richiederà poi secondo le stime altri 5 milioni di euro annui per la gestione. I Cpr, lo ricordiamo, sono strutture in cui vengono detenuti in attesa del rimpatrio i migranti privi di permesso di soggiorno: una condizione di privazione della libertà in cui dovrebbero rimanere poche settimane ma che si prolunga fino a 18 mesi, e spesso senza nemmeno arrivare al rimpatrio. Secondo il report “Trattenuti” di Action Aid su dati 2024, infatti, solo il 10-12% dei migranti transitati per i Cpr tornano effettivamente al Paesi d’origine. Realtà come Emergency e Medici Senza Frontiere hanno più volte denunciato il grave stato di deterioramento della salute fisica e mentale delle persone che vi soggiornano.

Giunta appunto la notizia in questa cittadina del casertano, dove oltre la metà della popolazione è immigrata e dove associazioni, Chiesa e cittadini portano avanti da anni un paziente lavoro di integrazione e di contrasto dell’illegalità, il no è stato corale. Tra i primi ad “andarci giù pesante”, come si suol dire, c’è stato il vescovo di Capua e Caserta, mons. Pietro Lagnese; che, in una lettera aperta, ha affermato di ritenere il progetto del Cpr «un’offesa per il territorio del Litorale Domitio, molte volte mortificato a causa di scelte politiche sconsiderate, e già da tempo marchiato dallo stigma del pregiudizio negativo verso chi vive quei luoghi ove è presente un’alta concentrazione di immigrati». Ha ricordato poi che «gli ultimi dati ufficiali del Tavolo Asilo e Immigrazione (Tai), aggiornati a dicembre 2025, dicono che la capienza effettivamente disponibile sui 10 Cpr presenti sul territorio nazionale è di 672 posti, mentre le presenze effettive sono pari a 546 persone. Perché allora aprire, con dispendio di denaro pubblico, un nuovo Cpr quando quelli esistenti ospitano un numero inferiore a quello consentito? E perché aprirlo proprio a Castel Volturno, una città che da anni prova, grazie all’impegno di tanti, a sperimentarsi come laboratorio d’integrazione, riscattando un’immagine che la dipinge luogo di degrado sociale e ambientale? Come vescovo di Capua e di Caserta non posso che esprimere un giudizio critico e manifestare il mio dissenso nei confronti di una narrazione che, di fatto, assimila la condizione irregolare dei migranti alla criminalità. L’atto di privare della libertà persone che non hanno commesso reati e che hanno come unica colpa quella di aver lasciato la propria terra a causa di povertà estrema, insicurezza, sfruttamento, guerre e persecuzioni, ferisce la dignità di tutti noi e soprattutto di quanti sono posti in una condizione di particolare vulnerabilità e abbandono».

Parole pesanti, da cui è nata una petizione promossa appunto dalla diocesi e aperta alle firme di tutti; a cui hanno aderito persone che rappresentano numerosissime realtà del mondo sia cattolico che laico, dalle diocesi, alla Fondazione Migrantes, a Libera, Cgil, Caritas Italiana, Arci, Uil, Legambiente, fino anche ad assessori regionali. «I Cpr non creano sicurezza, alimentano diseguaglianze: sono di fatto strutture di detenzione amministrativa nelle quali persone che non hanno commesso reati vengono private della libertà personale, perché non sono riuscite ad avere un permesso di soggiorno, anche se lavorano o hanno famiglia – si legge nell’appello -. Riteniamo ancora più grave che si voglia realizzare uno di questi luoghi in un territorio come quello di Castel Volturno che attende un riscatto sociale da molti decenni. Qui si sperimentano quotidianamente pratiche di integrazione e convivenza, grazie al lavoro di cittadini, enti locali, Caritas e parrocchie, associazioni e realtà del terzo settore. L’insediamento di un CPR rischia di compromettere questo percorso, rafforzando narrazioni negative e stigmatizzanti che il territorio cerca da tempo di superare».

Tra coloro che sostengono l’appello ci sono i comboniani del locale Centro San Daniele Comboni: «Pochi giorni fa abbiamo organizzato un presidio aperto a tutta la società civile, perché è una questione che coinvolge tutta la cittadinanza – spiega padre Daniele Moschetti -. Viviamo in un territorio che si trova sostanzialmente abbandonato dagli anni Ottanta, quando, dopo il terremoto dell’Irpinia, molti trovarono rifugio qui perché c’erano molte case vuote nei 27 km di litorale del Comune. Abbiamo immigrati di 92 nazionalità, spesso sfruttati sia sotto il profilo del lavoro che sotto quello abitativo; un quadro a cui si aggiungono la piaga delle infiltrazioni della criminalità sia locale che internazionale, della droga, della prostituzione, e dell’inquinamento, perché il terreno e la falda sono contaminati da sostanze tossiche. Abbiamo già un Cas (Centro di accoglienza straordinaria) a poca distanza da qui, con 250 persone che attendono per anni i documenti. Davvero crediamo che costruire un altro Cpr risolva questa situazione, dato che già quelli esistenti hanno dimostrato di non essere efficaci?».

Da più parti si levano infatti voci che chiedono che quei 43 milioni di euro siano piuttosto utilizzati per il miglioramento delle infrastrutture e per sostenere l’opera delle tante realtà che fanno lavoro di integrazione, formazione lavorativa, educazione, sostegno alle diverse forme di povertà (che colpiscono sia italiani che immigrati), contrasto all’illegalità e al disagio abitativo ed educativo: un approccio più efficace che illudersi che il semplice rinchiudere gli irregolari, peraltro senza riuscire a rimpatriarli in quasi il 90% dei casi, possa far sparire di colpo lavoro nero, prostituzione, criminalità, occupazione irregolare degli edifici vuoti. «Con il Pnrr sono arrivati 28 milioni di euro per la realizzazione della nuova struttura dell’istituto comprensivo che ospiterà circa 2000 bambini e ragazzi: cos’è più efficace per riscattare le sorti di questo territorio, una scuola o un Cpr?», osserva padre Daniele.

A questo si aggiunge poi la questione ambientale. L’area identificata per la costruzione del Cpr è infatti una zona di interesse naturalistico, il Parco Umido La Piana, dove trovano luogo di sosta diverse specie di uccelli migratori e che da anni attende di diventare parco pubblico: se la struttura dovesse essere realizzata, dunque, si potrebbe procedere alla cementificazione della superficie necessaria senza Valutazione di impatto ambientale, in quanto i Cpr sono considerati opere di interesse per la sicurezza nazionale.

«È importante che la Chiesa si sia esposta su questo tema – conclude padre Daniele -. I Cpr sono realtà disumane e noi ci battiamo per la dignità di tutti, italiani e migranti, perché, come disse papa Francesco, siamo tutti sulla stessa barca».

E proprio il papa, ma questa volta papa Leone XIV, sarà a breve in queste zone: più precisamente ad Acerra, dove il 23 maggio, in occasione dell’11mo anniversario della pubblicazione della Laudato si’, incontrerà le popolazioni della “Terra dei fuochi”.

La locandina del momento di dialogo previsto al Centro Fernandes di Castel Volturno il 30 maggio 2026

Il 30 maggio alle 10, invece, è previsto un momento di dialogo aperto presso il Centro Fernandes di Castel Volturno.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876