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Cultura > Serie Tv

“La casa degli spiriti”, una storia di donne, potere e libertà

di Edoardo Zaccagnini

- Fonte: Città Nuova

La serie tratta dal romanzo di Isabel Allende racconta un Cile ferito dalla violenza e attraversato da figure femminili luminose, tra realismo magico, amore e memoria familiare

“La casa degli spiriti”, Aline Kuppenheim (Nivea), Chiara Parravicini (Rosa), Francesca Turco (Kid Clara). Credit: Ufficio Stampa Golin Italy.

Ha gamba, passo, ritmo e sostanza, La casa degli spiriti: la serie, dal grande romanzo di Isabel Allende, su Prime Video in 8 episodi, uno a settimana fino a inizio giugno. Colpisce, scuote, emoziona, in alcuni passaggi stordisce, incupisce, fa male, coi suoi momenti più duri e dolorosi. In altri intenerisce, con un femminile corale pieno di umanità e poesia, di vitalità incoraggiante e di quel realismo magico dell’autrice cilena come di un ‘900 letterario sudamericano tutto, che facilmente mescola la realtà (e la esprime) con elementi fantastici, sovrannaturali e meravigliosi. Da leggersi come parte integrante della vita, basti pensare a Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, dove pure il fantastico abbonda, in quel romanzo, tra l’altro, divenuto serie di recente – su Netflix – coi primi 8 episodi a fine 2024 e i secondi 8, pare, dal 5 agosto prossimo.

“La casa degli spiriti”, Rosa. Credit: Ufficio Stampa Golin Italy.

Piuttosto fedele al testo di partenza, con continua chiarezza, La casa degli spiriti mostra il bene e il male in modo nitido, attraverso un gruppo di personaggi tutti rispettati, non mozzati, trascurati. Più precisamente, della dicotomia più antica e più profonda del mondo, la trasposizione televisiva di La casa degli spiriti, mostra sterilità e fertilità: il potere del male di distruggere anche chi lo compie, e quello del bene di espandersi e produrne altro, senza dimenticare di portare frutto a chi lo produce. Le donne principali sono tutte positive, in questa serie valida a partire dalla sigla che apre ogni episodio, mentre il protagonista maschile, Esteban Trueba, incarna quasi incessantemente errori e peccati: la considerazione dei poveri come inferiori, della donna come strumento di possesso (fino alla violenza), del potere come strumento per sopraffare l’altro, della libertà altrui e collettiva come danno.

“La casa degli spiriti”. Credit: Ufficio Stampa Golin Italy.

Le donne della sua famiglia, invece – la moglie Clara, la figlia Blanca, la nipote Alba, e anche sua sorella Ferula (una più brava dell’altra le attrici che le interpretano) − hanno il sapore del suo opposto, e sono luce, ognuna a modo proprio. Sono aperte al prossimo, al più fragile, all’amore disinteressato, non inquinato dalle divisioni sociali. Sanno vivere sul piano civile e, soprattutto Clara, su quello spirituale, seppure lo interpreti molto a modo suo, col dono della chiaroveggenza, di visioni sovrannaturali che la portano a un rapporto diretto con l’aldilà. Una concezione particolare della spiritualità, ma non incompatibile con l’amore per il prossimo, col cuore di una donna affacciato sui problemi del mondo. Nella fazenda di cui il marito è proprietario, per dirne una (Le tre Marie dove tante cose accadono), Clara tira su una scuola per i figli dei campesinos, con profondo trasporto e dedizione assoluta. Lo stesso vale per Blanca e Alba, che vivranno in modo intenso la vita politica di un Cile che, senza essere nominato, entra direttamente, in modo esponenziale e drammatico, nei rapporti familiari e sentimentali di La casa degli spiriti.

Sarà lo stesso mondo esterno, la violenza della realtà politica, ad aiutare Esteban, all’epilogo del suo lungo viaggio nella vita, a comprendere che il suo comportamento orgoglioso ed ideologico, la sua visione della vita e del mondo, lo hanno portato alla sofferenza e alla solitudine, distruggendolo e addolorando tutto intorno a lui. Nella stasi cupa di Esteban e nella violenza della dittatura militare che esplode nel racconto (come esplose nella Storia) risaltano ancora di più le donne della serie: portatrici di quei momenti di amore, passione sentimentale, senso di giustizia (sociale e interiore) e sano spirito combattivo, che sono balsamo, emolliente, melodia contro l’odio e l’orrore serpeggianti in una serie non priva di sequenze dure (per fortuna non troppo insiste).

“La casa degli spiriti”, Esteban. Credit: Ufficio Stampa Golin Italy.

Va da sé che La casa degli spiriti – con la sua qualità di regia, fotografia e scrittura − sia un omaggio limpido alla donna, alla sua capacità di interpretare al meglio la vita, portando frutto, anche se non mancano personaggi maschili positivi a ricordarci che la differenza, al di là del genere, la fanno sempre le persone, con le loro scelte e le loro azioni. Questa precisazione affiora, nel racconto, accanto alla scrittura che cura le ferite, dà senso e limite a ingiustizie e sofferenze, e accanto al ciclo stesso della vita terrena: ineluttabile tempo da riempire di cose opposte, appunto. Il bene profondo o il male assoluto.

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