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Cultura > Serie Tv

“Ovunque tu sia”, su Netflix un thriller sulla forza del legame tra padri e figli

di Edoardo Zaccagnini

- Fonte: Città Nuova

Un padre disposto a tutto pur di ritrovare il figlio apre un racconto ricco di colpi di scena, ma è il valore dei legami familiari il vero motore della storia

Sam Worthington nei panni di David Burroughs nell’episodio 1 della serie “Ovunque tu sia”. Credit: Christos Kalohoridis/Netflix © 2025.

Sparge colpi di scena continuamente, Ovunque tu sia, con massicce quantità di adrenalina. Eppure, a ben guardare, questa serie che su Netflix sta andando molto forte, tocca anche un altro tema: la relazione complessa, preziosa, tra genitori e figli. In particolar modo con i padri. Non c’è personaggio, negli 8 episodi di questo racconto avvincente dal primo all’ultimo fotogramma, che non abbia un rapporto profondo con almeno uno dei due pilastri che compongono una famiglia.

Da sinistra: Darrin Baker nel ruolo di Jim Doherty, Erin Richards nel ruolo di Cheryl Dreason e Britt Lower nel ruolo di Rachel Mills nell’episodio 1 della serie I Will Find You. Credit: per gentile concessione di Netflix © 2025.

Questo grande tema ombra contribuisce a catturare l’attenzione di chi offre fiducia a una serie che porta al limite del credibile gli snodi della sua sceneggiatura, ma ne esce viva e vitale oltre i rischi che si prende. Ovunque tu siatratta dal romanzo omonimo di Harlan Coben − parte da un padre che si mette disperatamente e ostinatamente alla ricerca di suo figlio, partendo dal carcere dove è detenuto con l’accusa (terribile) di aver ucciso proprio la creatura che più ama.

Si chiama David Borroughs − interpretato dal Sam Worthington di Avatar − e si è sempre dichiarato innocente. La foto che gli mostra sua cognata, con un bimbo che somiglia tanto al piccolo Matthiew, mette in moto, dopo 5 anni di dura e silenziosa detenzione, la rincorsa all'(im)possibile da parte dell’uomo, e in qualche modo la sua rinascita. Se questa traccia tematica reggente mette già al suo centro (in modo potente) l’amore sanguigno tra un adulto e il suo bambino, anche le altre, subordinate, diverse ma tutte convergenti alla principale, toccano un argomento che è primario, antico e universale nella storia umana.

Ashton Cressman nel ruolo di Matthew (8 anni) nell’episodio 1 della serie “Ovunque tu sia”. Credit: per gentile concessione di Netflix © 2025.

Lo stesso David ha un legame forte − determinante − con suo padre, e lo stesso vale per il suo migliore amico. Arrivano anche un maturo poliziotto e sua figlia, anche loro legati in modo non banale, a rincorrere la verità e a capire, lentamente, che il fuggitivo non ha colpe, e più che dargli la caccia, conviene dargli sostegno. Persino un boss criminale di Boston aggiunge elementi utili al tema della paternità, e la stessa vicenda del bimbo protagonista − quasi invisibile − si lega (anche attraverso personaggi ulteriori) a questioni di paternità: in questo caso distorta, deviata, con il cattivo della serie, di cui evitiamo spoiler, che esplora il tema in modo negativo.

Insomma, Ovunque tu sia, che possiede vistose e costituenti doti di intrattenimento (e vede tra i protagonisti anche Milo Ventimiglia della serie tv This is us), poggia su diversi pilastri tematici simili tra loro: come colonne che sorreggono il suo ritmo incalzante, inspessendo il tenore delle emozioni. Tutte queste relazioni formano una sorta di catena che produce movimento fisico ed emotivo, stagliando Ovunque tu sia dal gruppone dei thriller anonimi e fiacchi.

Chi McBride nel ruolo dell’agente Max Williams e Logan Browning nel ruolo dell’agente Sarah Greer nell’episodio 1 della serie “Ovunque tu sia”. Credit: Christos Kalohoridis/Netflix © 2025.

Non capita sempre, che di una serie si faccia fatica a smettere di divorare gli episodi. In questo caso avviene e probabilmente non è solo questione di qualità registica, ma anche del continuo ribollire di un rapporto, senza tempo e senza confini, qui ribadito come fondamentale, in un senso o in un altro, anche se la serie compone di fatto un elogio della relazione padri/figli ed è possibile leggervi dentro una riflessione sul tema: per la sua capacità (sottile) di provocare domande semplici e insieme di enorme complessità e delicatezza.

Quanto è decisivo, essenziale, in ognuno di noi, il rapporto coi propri genitori? Quale forza interiore riesce a darci, e quanto, unitamente a questo, condiziona le nostre vite? In molti casi, ci ricorda Ovunque tu sia, la sua funzione è di grande valore e con la sua essenza positiva produce ulteriori rapporti virtuosi. Mica poco, per una serie che nasce e vive per tenere i telespettatori incollati alla poltrona.

Sam Worthington nel ruolo di David Burroughs nell’episodio 2 della serie “Ovunque tu sia”. Credit: per gentile concessione di Netflix © 2025.

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