Quattro anni fa l’Italia ha recepito la direttiva Ue Sup (Single use plastics) per ridurre i rifiuti dai prodotti monouso in plastica. Questa normativa, ad esempio, ha reso obbligatorio che i tappi rimangono attaccati alle bottiglie di plastica dopo l’apertura, per cercare di non disperderli nell’ambiente, soprattutto nei mari. Una norma importante che chiedeva agli Stati membri di vietare la plastica non solo nelle stoviglie monouso, ma anche in altri prodotti come i cotton fioc. Purtroppo, nel nostro Paese il recepimento della norma non è stato del tutto coerente. Non solo abbiamo continuato ad utilizzare prodotti non conformi, ma, come afferma Legambiente, l’80% dei rifiuti trovati sulle nostre spiagge in inverno/primavera proviene da prodotti in plastica e monouso. La direttiva così com’è stata recepita in Italia non punta a ridurre questi prodotti per cercare di abbassare la percentuale dei rifiuti usa e getta. Invece dovrebbe privilegiare prodotti riutilizzabili piuttosto che monouso.
Ma che caratteristiche deve avere una stoviglia riutilizzabile? Questa domanda riassume il vuoto normativo. Anche l’uso delle bioplastiche (siamo leader in Europa) che sono una valida alternativa, non è inserito nella lista ufficiale utilizzata a livello europeo nei protocolli di monitoraggio del littering per permette di affinare sistemi di raccolta e politiche di prevenzione anche su questi materiali. Ci siamo spesso imbattuti in piatti, bicchieri, posate, cannucce con la scritta “riutilizzabili”, ovvero quei prodotti ex plastica tradizionale (oggi bioplastica o compostabile) che potrebbero essere utilizzati più volte prima di diventare rifiuto. In realtà questi articoli – spesso usati per feste di compleanno, cene fra amici, serate in parrocchia, etc – non hanno sostituito le stoviglie monouso, perché dopo il primo utilizzo vengono cestinati. E anche qui sorge il dubbio: dove buttarli? Ci sono infiniti simboli sui prodotti e spesso non sappiamo come smaltirli correttamente.
Legambiente ha monitorato più di 300 prodotti (soprattutto stoviglie) “riutilizzabili”, riscontrando informazioni non veritiere, incomplete o in alcuni casi totalmente assenti (quindi vietati alla vendita). Le associazioni di stoviglie in bioplastica puntano il dito contro questo sistema perché fa concorrenza in maniera sleale. Arrivano prodotti spesso da fuori Europa spacciati per “riutilizzabili”, ma che in realtà sono monouso, a danno dell’industria italiana che ha convertito la propria filiera da plastica a bioplastica. L’Ue ha quindi chiesto di modificare il decreto attuativo perché va in conflitto con gli obiettivi preposti, cioè diminuire se non azzerare l’uso di prodotti in plastica usa e getta. Per la violazione della norma, l’Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione contro il nostro Paese.
La novità nel nuovo decreto italiano
Da qualche giorno con il decreto sul Pnrr il governo italiano è corso ai ripari, dettando delle linee guida sui requisiti per le stoviglie riutilizzabili, andando così a colmare quel vuoto normativo che in questi anni ha permesso ai prodotti “finti-riutilizzabili” di restare sugli scaffali dei negozi. In questo modo vengono fissate regole chiare, garantendo una corretta informazione ai cittadini e ai consumatori. È importante sapere se posso inserire nel forno a microonde o in lavastoviglie un piatto riutilizzabile, quante volte posso usarlo, dove devo gettarlo al termine dell’utilizzo.
Si può vivere senza stoviglie usa e getta? Certo, assolutamente sì. E le alternative ci sono. Innanzitutto, in casa è bene non usarle, ma preferire le stoviglie tradizionali. Se proprio non riusciamo a non usarle, ricordiamoci che non sono “usa e getta”, ma riutilizzabili più volte. Ci sono poi alcune aziende che offrono un servizio di noleggio stoviglie: se c’è una festa popolare o parrocchiale, mettono a disposizione piatti, bicchieri e posate e ritirano tutto al termine della manifestazione. Offrono anche il servizio di lavaggio post evento. Mi direte: ma costa di più rispetto alle stoviglie riutilizzabili. Ma più siamo a preferire questi servizi a noleggio, più velocemente i costi si abbassano. Quello che deve cambiare è l’abitudine dei consumatori. Spesso si preferisce usare posate usa e getta, anche in casa.
