Si è concluso l’ottavo meeting della Comunità Politica Europea (CPE), che ha riunito in Armenia, il 4 maggio, 48 leader del vecchio continente e dei paesi vicini, in un clima di cooperazione strategica, segnato dalla volontà di ridurre l’influenza russa nella regione e di affrontare in modo compatto le sfide globali. Per la prima volta, la CPE ha valicato i confini strettamente europei per riunirsi nel Caucaso meridionale, a Erevan, sancendo quello che molti analisti definiscono come la svolta dell’Armenia verso l’Occidente.
L’accoglienza del Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha sottolineato l’importanza del vertice non solo come piattaforma diplomatica, ma come scudo democratico. La scelta di Erevan non è stata casuale: giunge dopo anni di tensioni con Mosca e una progressiva integrazione del paese con le strutture europee. Il summit è stato preceduto da un clima di distensione regionale, favorito dai recenti accordi tra Armenia e Azerbaigian, quest’ultimo presente ai lavori tramite il presidente Ilham Aliyev in videoconferenza.
Il vertice, che aveva come motto “Costruire il futuro: unità e stabilità in Europa”, ha affrontato diversi temi, in un momento di profonda trasformazione geopolitica. I leader hanno discusso su come cooperare più strettamente e coordinare le azioni per rafforzare la resilienza democratica, promuovere la connettività e consolidare la sicurezza economica ed energetica.
Nello specifico, in merito alle questioni di sicurezza e difesa, è stato confermato il sostegno militare all’Armenia tramite l’European Peace Facility e l’approvazione di una nuova missione dell’Unione europea (Ue) contro le minacce ibride, in chiave antirussa. Per quanto concerne l’energia e connettività, sono stati discussi nuovi corridoi energetici nel Caucaso per diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento europee. Infine, è stato ribadito il sostegno all’Ucraina: il Premier britannico Keir Starmer ha utilizzato la cornice di Erevan per avanzare colloqui su un programma di prestiti da 90 miliardi di euro per Kiev.
Il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha concentrato il suo intervento sulla gestione delle crisi, intervenendo al panel di discussione sul tema “Mantenere l’unità e la coerenza europea in tempi di policrisi”, descrivendo un sistema in cui sicurezza, migrazione, energia ed economia sono nodi di una stessa rete indissolubile, dichiarando che «l’Europa non può più permettersi di rincorrere le emergenze», laddove «dobbiamo passare da una fase di mera reazione a una di anticipazione strategica». La premier italiana ha posto un accento particolare sulla migrazione, chiedendo una strategia europea a 360 gradi che includa una cooperazione più stretta con i paesi di origine e un’azione incisiva contro i trafficanti di esseri umani.
A margine del vertice, Meloni ha inoltre co-presieduto con il presidente francese Emmanuel Macron il secondo incontro della Coalizione Europea contro la Droga (ECAD), un’iniziativa italo-francese volta a contrastare il traffico di sostanze sintetiche e sostenere il recupero dalle dipendenze, incassando il plauso degli altri leader per la concretezza delle proposte presentate per il 2026.
Il Presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che ha co-presieduto il vertice assieme al premier armeno, ha definito il summit di Erevan come storico. Nel suo discorso di apertura, egli ha osservato che «il vertice odierno in questa regione dimostra che il modo di agire dell’Europa – basato sulla diplomazia, sul multilateralismo e sul rispetto del diritto internazionale – produce risultati, produce la pace».
Inoltre, Costa ha voluto lanciare un messaggio di forte vicinanza al popolo armeno, affermando che «l’Armenia è nel cuore dell’Europa, esattamente dove deve stare». Costa ha insistito sulla necessità di una resilienza democratica contro le interferenze esterne e la disinformazione, temi caldi in un territorio che per decenni è stato considerato un satellite del Cremlino. Costa ha sottolineato che il futuro della democrazia armena è esclusivamente nelle mani dei cittadini armeni, aggiungendo che l’Ue è pronta a essere un partner affidabile per rendere irreversibile il percorso di pace e prosperità intrapreso. La CPE, del resto, ha fornito una piattaforma per i primi incontri che hanno dato il via a un processo di pace culminato in uno storico accordo tra Armenia e Azerbaigian.
Il Presidente ha poi evidenziato l’apertura della CPE verso partner extra-continentali, salutando la partecipazione del Primo Ministro canadese Mark Carney, primo ospite non europeo nella storia dell’organizzazione, a testimonianza di quanto la sicurezza europea sia ormai legata a dinamiche transatlantiche globali.
La giornata si è conclusa con l’annuncio del primo Summit ufficiale tra l’Ue e l’Armenia, programmato per oggi, 5 maggio, sempre nella capitale armena. Il fulcro del vertice sarà l’invio di un team di risposta rapida ibrida, composto da circa 30 esperti, incaricato di proteggere il paese dalla propaganda e dalle interferenze della Russia per i prossimi due anni, soprattutto in vista delle elezioni che si terranno il prossimo 7 giugno e che potrebbero fortificare o indebolire il percorso di avvicinamento di Erevan a Bruxelles. Non a caso, recentemente, la Russia ha attaccato l’economia armena con restrizioni sulle esportazioni di cognac e acque minerali, minacciando anche di interrompere le forniture di gas a prezzi agevolati.
Se la CPE era nata come un circolo di discussione per promuovere il dialogo politico e la cooperazione per affrontare le questioni di interesse comune, rafforzare la sicurezza, la stabilità e la prosperità del continente europeo, il meeting di Erevan ha dimostrato come si sta trasformando in una sorta di laboratorio di politica estera, capace di spostare l’asse d’interesse dell’intero continente verso nuove frontiere di stabilità, in un mondo fortemente instabile. Tuttavia, gli approcci a temi scottanti, come quello della difesa e del cosiddetto riarmo europeo, restano a tratti divisivi, soprattutto tra i paesi dell’Ue, mentre, se è sempre facile parlare di pace, realizzarla sembra ancora lontano da venire. Cionondimeno, la sicurezza nell’approvvigionamento energetico resta sempre una priorità irrisolta, soprattutto alla luce delle incertezze circa la risoluzione del conflitto in Iran.
