Immaginate, negli anni Ottanta, in un quartiere dell’America provinciale più periferica, dove vive la famiglia Platt – i genitori ancora giovani con tre ragazzini –, di svegliarsi un bel mattino e di scoprire che il quartiere, così ordinato di casette e giardini, non c’è più. Anzi, c’è, ma catapultato millenni indietro, come sopra un altipiano circondato da vulcani, da foreste e da terribili dinosauri. Affamati.
Lo choc è inevitabile. I genitori, cioè gli attori Evan McGregor e Anne Hatway, non stanno troppo bene: lui arrotonda il lavoro vendendo pizze, lei è sfiduciata e scrive nello scantinato un romanzo, per sfogarsi del dialogo che non c’è più. I ragazzini pensano che si stiano per separare. Ebbene, tutto ciò passa subito all’ultimo posto, anzi scompare, quando, avvertiti da una strana luce e da forti scosse, loro, con tutto il quartiere, capiscono la nuova realtà. Si tappano in casa per difendersi dagli uccellacci famelici e dai dinosauri, ma inutilmente, perché questi cacciatori non mollano e fanno prede. Che fare?
Qui comincia la parte – divertente per gli amanti della saga Jurassic Park e simili, i bambini in particolare che amano i mostri – in verità drammatica, anche se intuiamo che non dovrebbe finire poi così male, come amano gli Usa in questo genere favolistico-fantastico-orrorifico. E para-scientifico. Però il film ci incalza, ci tiene col fiato sospeso sia dal lato dei mostri famelici, come da quello familiare, perché i ragazzini non sono così obbedienti, uno scappa a cercare il cane, si mette nei guai, con prevedibili ansie genitoriali. E quindi: fughe, inseguimenti, morti. Ma anche riconciliazione, perché la coppia capisce finalmente che solo uniti si vince, e si sopravvive. Non solo dai mostri, ma dalla morte dei rapporti.

(Da sinistra a destra) Christian Convey nel ruolo di Brian Platt, Maisy Stella nel ruolo di Audrey Platt in “La fine di Oak Street”, una produzione Warner Bros. Foto concessa da Warner Bros Pictures
Insomma, nel film anche nostalgico di un altro tempo, caro al regista – la nostalgia ora sembra il leitmotiv del cinema, dall’Odissea a Spiderman a questo ed altri lavori –, il legame di fondo è quello della necessità di vivere uniti. Da soli si perde sempre, e i diversi mostri ci vincono.
Naturalmente, tornare alla casa degli anni Ottanta non è così facile… Ma una via di scampo si trova, da qualche parte.
Così, per un paio d’ore e al fresco di una sala, il mix tra paura, divertimento, leggerezza e un po’ di morale casalinga funziona, e non è certo un capolavoro. L’ironia non manca, la bravura, specie dei ragazzi, nemmeno, e l’avventura si fa piacevole.
I dinosauri torneranno davvero tra noi? Forse no, ma ce ne sono altri, di altro tipo. Tutti da scoprire. I ragazzini in questo sono maestri, basta ascoltarli.

