In uno dei suoi recenti articoli dal taglio inedito e avvincente Gabriella Greison, divulgatrice scientifica, laureata in Fisica, ci restituisce con parole semplici il cuore della termodinamica: l’entropia non è una forza, ma una tendenza. Indica la direzione in cui i processi naturali si sviluppano: il calore passa dal caldo al freddo, l’ordine si trasforma in caos, le differenze si attenuano.
Anche il tempo ha un verso. E quel verso è segnato dall’irreversibilità: un cubetto di ghiaccio si scioglie, ma l’acqua non si ricompatta spontaneamente in un cubetto. Allo stesso modo una parola detta resta nel mondo. Un gesto compiuto entra nella trama degli eventi e la trasforma.
Scrive Greison: «Ogni scelta si inserisce in una sequenza che non torna indietro. Una parola detta resta nel mondo, produce effetti, modifica relazioni. Un gesto compiuto entra nella trama degli eventi e la trasforma. Questo non rende rigida la vita. La rende responsabile […] ogni scelta lascia una traccia irreversibile. Questa irreversibilità rende concreta la libertà. Ogni gesto conta perché entra nel tempo e lo modifica. Non esiste la possibilità di cancellare, esiste la possibilità di trasformare ciò che viene dopo. E proprio in questa direzione si apre uno spazio. Uno spazio in cui il tempo non è soltanto qualcosa che passa, ma qualcosa che si abita. Un percorso che continua, in cui ogni istante contribuisce a definire il successivo, e in cui il senso non sta nel tornare indietro, ma nel dare forma a ciò che viene.»
Il tempo è una freccia, non un cerchio. Non si torna indietro. Ma questa non è una condanna: è la condizione della libertà. Se tutto fosse reversibile, nessuna scelta avrebbe peso. È proprio l’irreversibilità che rende le nostre decisioni significative.
D’altra parte, un fiume che scava il suo letto non torna indietro. Un albero cresce e ogni anello del suo tronco racconta di una stagione trascorsa. Un organismo vivente invecchia, si trasforma, muore. La vita stessa è un processo orientato, che accumula esperienza e lascia tracce.
Albert Einstein aveva una concezione del tempo profondamente legata alla sua teoria della relatività, ma anche alla sua esperienza esistenziale. Sono note le parole scritte dopo la morte del suo amico Michele Besso: «Egli mi ha preceduto di poco nell’abbandonare questo strano mondo. Questo non significa nulla. Per noi fisici convinti, la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione, per quanto ostinata».
Nello stesso tempo, però, la sua esperienza di vita faceva si che egli riconoscesse, a livello umano ed esistenziale, l’importanza di vivere bene il presente e non affannarsi per il domani. Frasi a lui attribuite come «I never think of the future. It comes soon enough» [Non penso mai al futuro. Arriva abbastanza presto], e «A happy man is too satisfied with the present to dwell too much on the future» [Un uomo felice è troppo soddisfatto del presente per indugiare troppo sul futuro], raccontano di questo suo approccio alla vita.
Che l’esperienza umana del presente sia l’unico luogo abitabile ce lo ricorda la luce del sole nel suo viaggio verso la terra. Impiega otto minuti per arrivare, per cui noi vediamo il sole non come è adesso, ma come era otto minuti fa, ma la luce che tocca la nostra pelle in un certo istante è l’unica che possiamo vedere e sentire. Il presente è sempre il nostro punto di contatto con la realtà.
Chiara Lubich e le sue prime compagne, durante la Seconda Guerra Mondiale, sul crollo di tutto, scoprono che c’è un Ideale che non passa: Dio. E che Dio è Amore. Capiscono che possono rispondere al Suo Amore solo amando a loro volta, con quell’amore che vuole uniformarsi alla volontà dell’Amato. In quel momento la vita poteva mancare da un momento all’altro a causa dei bombardamenti e quindi alla domanda su quando amare Dio facendo la Sua Volontà, la risposta è stata chiara e radicale: «Adesso, perché non sappiamo se ci sarà un dopo».
La loro fu un’intuizione geniale nella sua semplicità: il passato è già andato, il futuro non si sa, l’unico tempo che abbiamo veramente nelle nostre mani è il presente. E se viviamo bene il presente, il futuro arriverà da sé. Chiara usa l’immagine del treno: «Quando un passeggero va su un treno per arrivare a un dato punto, non è che cammina su e giù nel treno per arrivare prima. Sta fermo sul treno e arriva. Così anche noi dobbiamo vivere bene il momento presente, perché il treno del tempo cammina da sé».
Il presente non è solo un’occasione per agire, ma l’unico luogo in cui possiamo amare. E amare nel presente significa dare a ogni istante un peso eterno.
«Amando la volontà di Dio nel presente – continua Chiara –, adesso, con tutto il cuore, tutta l’anima, tutte le forze, per ogni attimo della nostra vita, avremmo sempre potuto amare Dio».
E, per concludere, non può mancare un riferimento alla Laudato si’, che ci dà sempre la possibilità di inquadrare le nostre riflessioni anche nell’ambito dell’ecologia integrale proposta da papa Francesco. Il testo evidenzia come la fretta costante che caratterizza i nostri tempi, incide anche sul modo in cui si tratta l’ambiente mentre sarebbe necessario avere un diverso atteggiamento del cuore che «vive tutto con serena attenzione, che sa rimanere pienamente presente davanti a qualcuno senza stare a pensare a ciò che viene dopo, che si consegna ad ogni momento come dono divino da vivere in pienezza. Gesù ci insegnava questo atteggiamento quando ci invitava a guardare i gigli del campo e gli uccelli del cielo, o quando, alla presenza di un uomo in ricerca, “fissò lo sguardo su di lui” e “lo amò” (Mc 10,21). Lui sì che sapeva stare pienamente presente davanti ad ogni essere umano e davanti ad ogni creatura, e così ci ha mostrato una via per superare l’ansietà malata che ci rende superficiali, aggressivi e consumisti sfrenati» (LS 226).
