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Mondo > Scenari

«Scegliamo la legge della giungla o la civiltà? Forze egoiste, ignoranti e crudeli» minacciano lo sviluppo mondiale

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Pubblichiamo alcuni stralci degli importanti discorsi di Pedro Sanchez, primo ministro della Spagna, e di Emmanuel Macron, presidente della Francia, sull’attuale ordine mondiale e sul futuro dell’ONU

Da sinistra, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez e il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, 22 settembre 2026. Ansa, EPA/SARAH YENESEL

«Salgo su questo palco con un solo obiettivo: difendere quello che molti stanno cercando di distruggere». Ha esordito così Pedro Sanchez, primo ministro della Spagna, alle Nazioni Unite il 23 settembre. Un’Assemblea generale in cui c’è stato l’ultimo intervento del segretario generale António Guterres, che terminerà il mandato a fine anno. Secondo ad intervenire dopo il Brasile il presidente Donald Trump, che ha difeso le azioni degli USA, ha criticato la Corte penale internazionale, invitando i Paesi membri ad uscirne immediatamente, si è detto pronto ad annichilire l’Iran se non si arriverà ad un accordo e ha chiesto alla Russia di porre fine alla guerra in Ucraina. Al suo discorso di potenza hanno ribattuto Pedro Sanchez, primo ministro della Spagna, ed Emmanuel Macron, presidente della Francia.

Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. Foto Ansa, EPA/Angel Colmenares

Il discorso di Pedro Sanchez, primo ministro della Spagna

Il 23 settembre il premier spagnolo Sanchez ha ricordato che l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, concordata da 193 Paesi, era una promessa di pace, sostenibilità e pari opportunità. Oggi, però, queste idee vengono messe in discussione e attaccate «da governi che vogliono riportarci al passato oscuro. Tutti sappiamo chi sono e qual è il loro modus operandi. Innanzitutto, mettono in discussione le regole. Poi le infrangono, sapendo che nessuno oserà chiederne conto. Tagliano i contributi alle organizzazioni multilaterali come questa. Prendono di mira i loro leader e il loro staff. Bloccano la loro capacità di agire, per poi definirli entità inutili di cui possiamo fare a meno».

Sembrano chiari i riferimenti di Sanchez a Israele e Stati Uniti. Nei mesi scorsi i soldati israeliani hanno espulso il personale Onu dell’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi), hanno assaltato e demolito la sede a Gerusalemme Est, hanno attaccato le loro sedi in Cisgiordania e le scuole a Gaza e i caschi blu della missione UNIFIL al confine con il Libano.

Gli Usa, invece, hanno applicato dure sanzioni ai giudici della Corte penale internazionale (CPI), privandoli anche dell’accesso ai propri conti bancari, denigrandoli e invitando i membri ad uscire dal Trattato di Roma che la istituisce. I motivi? Le indagini della CPI su Netanyahu e i suoi ministri per genocidio, ma anche il timone di una possibile azione verso Trump. Non dimentichiamo, per esempio, la rimozione del presidente Nicolás Maduro, rapito dal Venezuela e illegalmente detenuto negli USA.

Egoismo, ignoranza e crudeltà minano l’ordine mondiale

Per Sanchez, è in atto un «tentativo di demolizione pianificato e coordinato, presentato come inarrestabile e necessario. Ma in realtà, va contro le correnti strutturali della storia ed è costruito su tre pilastri sbagliati». Il primo è l’egoismo. «L’assurda convinzione che il mondo sia un gioco in cui il guadagno di alcuni implica necessariamente la perdita di altri». Il secondo è l’ignoranza, «perché le prove scientifiche vengono ignorate e si presume che alcuni Paesi siano così potenti da poter abusare degli altri e non aver bisogno di nessuno per prosperare». Il terzo, «il peggiore di tutti a mio parere, è la crudeltà. Una crudeltà che non si lascia commuovere nemmeno alla vista delle costole di un bambino che muore di fame o di un ospedale ridotto in macerie. In questi otto anni ho visto crescere queste forze egoiste, ignoranti e crudeli».

Sanchez afferma di averle «viste prendere il potere in molti luoghi. E da lì, scatenare guerre illegali e massacrare civili innocenti. Li ho visti trattare milioni di esseri umani come bestiame e ritirare gli aiuti a coloro che soffrono maggiormente la povertà e le malattie. Li ho visti inquinare l’atmosfera e gli oceani come se fossero di loro proprietà. E cospirare per distruggere questa organizzazione e tutto ciò che rappresenta».

La speranza nell’umanità e l’impegno per la cooperazione

Nonostante tutto, Sanchez non perde la speranza perché: «ho anche visto cose meravigliose che mi danno continua fiducia nell’umanità: milioni di persone mobilitarsi in difesa della natura, della pace e dei diritti civili, migliaia di attivisti e funzionari pubblici affrontare queste potenze reazionarie, consapevoli di mettere a repentaglio le loro carriere, persino le loro vite. Ho visto scienziati raggiungere traguardi che ritenevamo impossibili, e molti governi impegnarsi nella cooperazione, nella giustizia sociale e nella sostenibilità ambientale».

Sanchez ha criticato l’Onu per le sue contraddizioni e carenze. Ma il multilateralismo «è il miglior strumento a disposizione dell’umanità per gestire la propria diversità e interdipendenza in un mondo globalizzato e multipolare come quello odierno». Perciò va rinnovato e rinforzato a partire dalla Carta delle Nazioni Unite, riformando il Consiglio di Sicurezza, «affinché tutte le regioni del mondo abbiano una rappresentanza equa. E per porre fine al potere di veto dei membri permanenti. Perché, come afferma la Carta delle Nazioni Unite, nessun Paese dovrebbe essere contemporaneamente giudice e giuria, per quanto potente possa essere».

Vanno rafforzate «istituzioni come la Corte penale internazionale, affinché possano indagare, perseguire e punire coloro che violano la legge. L’umanità ha impiegato secoli per sostituire la legge del più forte con la forza della legge, e noi non possiamo essere la generazione che percorre quella strada nella direzione opposta». Va rinnovato l’accordo sulla non proliferazione e sul disarmo nucleare per impedire che una politica di sicurezza mal concepita ci trascini in un nuovo conflitto mondiale. «E dobbiamo imporre rigide normative agli oligarchi tecnologici per controllare il funzionamento dei social media e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Perché il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie deve avere la precedenza sull’arricchimento di questi oligarchi tecnologici».

Ahmoud Shakshak, 36 anni, con i corpi dei suoi due figli Fady, 5 anni, e Sara, 8 anni, uccisi dagli israeliani nel campo profughi di Al Shatea a Gaza City, Ansa, EPA/MOHAMMED SABER

Sanchez ha spiegato che la Spagna si è opposta a ogni guerra di aggressione: in Ucraina, Libano o Iran, «sanzionando gli aggressori russi, imponendo un embargo sulle armi al governo Netanyahu in Israele, impedendo l’uso del nostro territorio per compiere aggressioni contrarie al diritto internazionale e condannando inequivocabilmente il genocidio che Netanyahu continua a perpetrare a Gaza». Le conseguenze? «Le forze reazionarie che vogliono distruggere l’ordine multilaterale continuano ad attaccarci. Vogliono che ci arrendiamo. Vogliono che finiamo per credere che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile siano cause perse, che difendere il bene comune sia ingenuo, che cooperare sia un atto di debolezza. Ebbene, sono qui per dirvi – forte e chiaro – che vi sbagliate, e che non ci faremo mettere a tacere. Non smetteremo di credere che l’umanità possa continuare a progredire e che tutti possiamo costruire un mondo migliore». Quando i giovani «ci chiederanno cosa abbiamo fatto quando alcuni paesi hanno iniziato a infrangere le regole e altri hanno deciso di chiudere un occhio, vogliamo poter dire loro che non abbiamo mai smesso di lottare. Che abbiamo dato tutto per lasciare in eredità un mondo più pacifico, più sostenibile e più giusto».

Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, 22 settembre 2026. Ansa, EPA/SARAH YENESEL

Il discorso del presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron

Sulla stessa linea, pur da un orizzonte politico diverso, il presidente francese, Emmanuel Macron, che il 22 settembre ha affermato che ogni Paese parla del «ritorno dell’imperialismo, dell’arroganza, del ricorso alla forza senza regole né freni. Un mondo caratterizzato dalla concentrazione del potere, in cui alcuni pensano di poter minare l’ordine internazionale per ampliare i propri confini, in cui altri pensano di poter calpestare la sovranità dei popoli per disporne a proprio piacimento e di poter decidere del futuro del pianeta, che si tratti del clima o dell’intelligenza artificiale. La domanda che ci viene posta è se vogliamo vivere in questo stato di natura, con una sorta di ritorno alla legge della giungla, oppure in una società internazionale civilizzata».

Per Macron è un dovere schierarsi «con fermezza al fianco delle Nazioni Unite per decidere insieme l’interesse comune». Bisogna stare dalla parte di coloro che «vogliono scegliere liberamente il proprio destino, le proprie alleanze, i propri modelli di sviluppo, il proprio futuro; dalla parte di coloro che rifiutano che la loro sovranità venga confiscata con la forza ingiusta o con la paura; e dalla parte della speranza». Serve un’azione multilaterale rinnovata per affrontare le sfide comuni: clima, ambiente, guerra, pace, tecnologie, intelligenza artificiale…

Mentre assistiamo ad un accumularsi di guerre che non riusciamo a risolvere, a crisi che si moltiplicano e a sfide che gettano ombre sulle nuove generazioni, il nostro dovere, per Macron, è «di non cedere… Non cediamo allo spirito di sconfitta, al fatalismo», nemmeno alla creazione di «altre organizzazioni dove la legge del più forte possa prevalere e forse si possa imporre un’altra pace». Qui, il riferimento, sembra, tra l’altro, al Board of peace di Trump, e alla mancata pace a Gaza.

I cinque punti su cui la Francia non cederà

Cinque i punti su cui Macron e la Francia non intendono cedere. Il primo: no al fatalismo di fronte «alla guerra e alle disgrazie dei popoli. Dobbiamo trovare soluzioni concrete e costruire la pace». Fondamentale è il diritto internazionale, che enuncia i limiti che le potenze sovrane «si sono volontariamente imposte affinché la forza non sia l’unico ricorso in caso di disaccordo e affinché anche in guerra il nemico rimanga un essere umano».

Non c’è pace senza giustizia: perciò la Francia continuerà a sostenere la Corte internazionale di giustizia. «Non possiamo accettare il nuovo ordine dell’impunità che alcuni vorrebbero costruire». Macron propone di aprire il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ad altri membri, a partire dall’Africa. Non cederà sulla difesa dell’Ucraina, pur cercando un negoziato con la Russia, e sul ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

«Il secondo principio è di non cedere alla tentazione costante del doppio standard», che divide il pianeta e mina la credibilità del nostro ordine internazionale e dell’ONU. «Quante volte abbiamo sentito dire che la sovranità dei popoli era valida in Europa, ma che, quando si trattava di guardare al Medio Oriente o all’Africa, se ne poteva fare a meno? No, dobbiamo difendere ovunque gli stessi principi nel rispetto della Carta, vale a dire della sovranità di quei popoli, senza mai sostituirci a loro».

Ogni volta che, in nome dell’ordine internazionale, qualche Stato si è sostituito a un popolo per cambiare un regime o un sistema, ha fatto precipitare quel Paese in un caos più grande. Vedi Iraq, Libia… «Nessun doppio standard: una vita vale una vita, la pace e la sicurezza sono indivisibili e tutti ne hanno diritto». Nel Vicino e Medio Oriente, ha aggiunto Macron, solo il rispetto della sovranità di ciascun popolo potrà portare pace e sicurezza a tutti. «Rispetto della sovranità per i libanesi sfollati, i cui villaggi vengono distrutti uno dopo l’altro da Israele nel sud. Sovranità per i palestinesi, i cui diritti più elementari sono ancora oggi calpestati. Quale credibilità abbiamo se continuiamo a rimanere inerti di fronte a Gaza? Alcuni si vantano di una presunta pace. Ma questa pace non ha riaperto nemmeno per un secondo i corridoi umanitari. Dobbiamo assistere a questo spettacolo che è una vergogna per tutti noi? Mai. Guardate cosa sta succedendo in Cisgiordania, dove ogni giorno si commettono violazioni in nome di cosa? Hamas non ha mai agito in Cisgiordania». Ogni giorno si cerca di rendere impossibile il rispetto dei legittimi diritti del popolo palestinese all’esistenza.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Foto Ansa, EPA/ABIR SULTAN

Macron non dimentica la sicurezza di Israele e del suo popolo, ma, sottolinea, «tutti coloro che sostengono che la sicurezza di Israele passi attraverso la violazione della sovranità di tutti i suoi vicini commettono un errore fatale. Indeboliscono la sicurezza di Israele e la minacciano». Macron ha poi detto di voler appoggiare un nuovo mandato dell’Unifil in Libano, come chiesto dal governo libanese (rifiutato però dal governo israeliano).

La terza convinzione di Macron è «che non dobbiamo cedere alla divisione del mondo. Abbiamo bisogno di riconciliare il Nord e il Sud per rispondere alle sfide, che si tratti di clima, salute o sviluppo». Non bisogna indebolire l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l’architettura sanitaria mondiale, per intervenire in emergenze come l’ebola, e sostenere il Fondo mondiale internazionale e la Banca mondiale a diventare più efficaci. La Francia, ha sottolineato Macron, si impegna a «rispondere alle esigenze di giustizia riparativa che sono state formulate», dopo i danni prodotti dalla colonizzazione francese.

«Il quarto principio è di non arrendersi al fatalismo in materia di clima e biodiversità». Serve un multilateralismo d’azione e bisogna difendere la scienza indipendente e libera.

Infine, quinto punto, Macron afferma che «non cediamo a quella visione del mondo che sta emergendo in materia di intelligenza artificiale, e attraverso la quale alcuni vorrebbero farci credere che solo due potenze, Stati Uniti e Cina, potrebbero decidere, o più precisamente che alcuni attori economici potrebbero decidere di tutto». Macron ha parlato anche dell’urgenza di tutelare i bambini dai social network. «Ne vediamo le conseguenze: calo della capacità di apprendimento, epidemia di obesità, disturbi di salute mentale. «Ecco perché abbiamo lanciato un’importante iniziativa per proteggere i nostri bambini e adolescenti dall’accesso ai social network». Bisogna intervenire anche sugli effetti dell’Intelligenza artificiale, motivo per cui la Francia ha costituito con Kenya, Spagna e Australia, la Coalizione per i diritti e la protezione dei bambini nell’era dell’IA.

«Auspico con tutto il cuore – ha aggiunto Macron –che tutti gli Stati sovrani legati alla propria indipendenza (europei, canadesi, brasiliani, indiani, indonesiani, africani, Stati del Golfo, Singapore e molti altri ancora), che non vogliono diventare vassalli dell’una o dell’altra delle due grandi potenze mondiali, si uniscano per sviluppare un modello di frontiera open source, mettendo in comune le capacità di calcolo e di investimento per costruire un modello di frontiera di intelligenza artificiale che condivideremo».

«Su questi cinque punti, il mio messaggio è di non cedere su nulla». Per Macron bisogna tornare a «quel multilateralismo che è la difesa di un interesse comune, di una giustizia per tutti», e che attraverso unità, giustizia e cooperazione, permette di ristabilire una pace giusta e duratura nei nostri paesi, di ritrovare l’unità tra Nord e Sud, di ricostruire un programma d’azione sia in materia di clima che in materia tecnologica. Non cediamo su nulla. Più che mai, abbiamo bisogno delle nostre Nazioni Unite».

 

 

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