«Accusare Israele di genocidio è la più grande menzogna del secolo. Abbiamo preso innumerevoli misure per proteggere la popolazione civile (palestinese, ndr). È un genocidio? Certo che no. È il contrario del genocidio». Intervenendo all’Assemblea generale dell’Onu, il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu è andato all’attacco. Innanzi tutto, di chi ha lasciato la sala mentre lui prendeva la parola. Un membro della delegazione israeliana li ha contati uno per uno. In generale, si stima che siano uscite oltre 70 delegazioni: di Africa, America Latina, Medio Oriente, Asia e anche i rappresentanti europei di Spagna, Irlanda e Slovenia.

Manifestanti protestano contro la visita del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite a New York, New York, USA, 24 settembre 2026. Ansa, EPA/GABRIEL PEVIDE
Oltre alla sala semivuota, all’esterno del Palazzo di vetro che ospita l’Onu migliaia di manifestanti contestavano il premier israeliano: ebrei americani, sostenitori della Palestina e della democrazia israeliana, personaggi famosi, come le attrici Susan Sarandon e Hannah Einbinder. Non sono bastati i 500 cartelloni pubblicitari installati a Manhattan per sostenere l’azione israelo-americana. I manifestanti, a partire dai membri di Jewish Voice for Peace, hanno chiesto la fine del genocidio a Gaza, lo stop dell’impunità dei colpevoli e della complicità internazionale, come quella statunitense.

“Da che parte state – Israele e Usa o Iran e Hamas?”: è la domanda che compare nei 500 cartelloni esposti nel cuore di Manhattan e su decine di camion dall’ufficio di comunicazione del premier Benyamin Netanyahu mentre è in corso l’Assemblea generale dell’Onu a New York, e in vista del discorso del primo ministro israeliano. ANSA/US PREMIER NETANYAHU
IL SEGRETARIO DELL’ONU: IN CISGIORDANIA ISRAELE FA PULIZIA ETNICA
Tornando all’Assemblea, il 22 settembre il segretario generale António Guterres a proposito del Medio Oriente aveva affermato: «Quando è troppo è troppo!». «La forza non può essere l’arbitro finale di quali vite, diritti e futuri contino. I cosiddetti “cessate il fuoco” si sono rivelati poco più che “fuochi di minore intensità”, con i civili che continuano a pagarne il prezzo». Guterres ha affermato che «i combattimenti devono cessare. Gli aiuti umanitari devono arrivare a destinazione. E i diritti e le libertà di navigazione devono essere ripristinati in conformità con il diritto internazionale. In mezzo alle turbolenze che sconvolgono la regione, non dobbiamo perdere di vista la devastante situazione nei Territori palestinesi occupati».
Agli «abominevoli attacchi terroristici perpetrati da Hamas il 7 ottobre» è seguita «una vera e propria offensiva contro i palestinesi a Gaza, con una portata di uccisioni e distruzione senza precedenti in tutti i miei anni di mandato come segretario generale. Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale e le ordinanze della Corte». Tuttavia, «la violenza, gli sfollamenti e l’espansione degli insediamenti da parte di Israele nella Cisgiordania occupata stanno facendo aleggiare lo spettro della pulizia etnica. Non possiamo permettere che la soluzione dei due Stati svanisca davanti ai nostri occhi».

Discorso Netanyahu all’Onu, foto dell’ufficio stampa di Netanyahu, Ansa
L’INTERVENTO DEL PREMIER ISRAELIANO NETANYAHU
Al momento dell’intervento del premier israeliano, dunque, l’atmosfera non era delle migliori. «Prima di iniziare – ha detto Netanyahu – un rapido annuncio: se ci sono altri “codardi morali” che non hanno ancora lasciato questa sala, fatelo ora. Devastare gli impianti nucleari iraniani è stato difficile. Ma per me, è stata una delle decisioni più facili che abbia mai dovuto prendere, perché se non l’avessimo fatto, saremmo tutti morti. Nel difendersi, Israele sta anche difendendo molti dei Paesi i cui delegati hanno appena lasciato questa sala! Molti dei loro leader ci ringraziano privatamente. È difficile immaginare un’ipocrisia più strabiliante».

Una nube tossica si sprigiona dopo il bombardamento della raffineria di petrolio di Shahran, in Iran, da parte di Israele e Usa. Foto Ansa, EPA/ABEDIN TAHERKENAREH
Netanyahu ha ricordato quando gli israeliani si sono trovati «di fronte alla minaccia dell’annientamento». E ogni volta Israele ha vinto. Citando il fratello Yoni, morto in uno di questi conflitti, Netanyahu ha ricordato le sue parole: «Vinceremo. Non abbiamo altra scelta». Il 7 ottobre 2023 «i terroristi di Hamas hanno commesso il peggior massacro di ebrei dall’Olocausto. Hanno massacrato 1.200 israeliani.
LE 8 GUERRE DI ISRAELE
In quel giorno più buio, i nostri nemici si aspettavano che crollassimo. Invece, ci siamo alzati e abbiamo combattuto come leoni in una guerra di sette fronti: Hamas, Hezbollah, Houthi, Iran, milizie in Iraq, milizie in Siria, terroristi palestinesi in Giudea Samaria (Cisgiordania occupata, ndr). Si sono tutti uniti su di noi per spazzarci via dalla faccia della Terra. Hanno fallito. Perché invece di crollare, abbiamo consegnato colpi paralizzanti a tutti. Con i nostri grandi amici americani abbiamo schiacciato l’esercito, la marina, l’aviazione e gli impianti nucleari dell’Iran». E purtuttavia, il grande amico Trump è stato indisponibile a incontrarlo, a New York. Del resto, siamo a poche settimane dalle elezioni di metà mandato negli USA (3 novembre) e i sondaggi vedono gli americani sempre più insofferenti verso le politiche militari di Israele.
Netanyahu ha ricordato i leader di Hezbollah uccisi. «I terroristi rimasti cercano di uccidere la nostra gente nella nostra patria storica, in Giudea. Questa è la nostra terra». Parla ovviamente della Cisgiordania, territorio palestinese che Israele occupa illegalmente.
Il premier israeliano ha denunciato i palestinesi che «cercano di uccidere noi, migliaia di tentativi all’anno sulle famiglie pacifiche che guidano. Nulla di questo è trattato dalla stampa internazionale o dai social media. Coprono una manciata di delinquenti giovanili, circa 150, che lanciano pietre, abbattono gli ulivi, di tanto in tanto appiccano fuochi. Non lo sopporto». Netanyahu ha denunciato «migliaia di attacchi terroristici contro i coloni pacifici, persone onorevoli, rispettose della legge. Che distorsione. È un’ossessione». Parla, ovviamente, dei coloni che con armi e bastoni, violando il diritto internazionale, spalleggiati dall’esercito israeliano, cacciano via i palestinesi cristiani e musulmani dalle loro terre, bruciano le loro case, si impossessano dei loro beni, distruggono i loro luoghi di culto.

I familiari del giovane palestinese di 20 anni Omar Mohammad Toubasi, ucciso da coloni israeliani, piangono durante il suo funerale nel villaggio di Hajja, a est di Qalqilya in Cisgiordania, il 7 settembre 2026. Secondo il Ministero della Salute, il ventenne è deceduto a causa di una ferita da arma da fuoco alla testa riportata durante l’attacco dei coloni israeliani del 6 settembre. EPA/ALAA BADARNEH
Sul palco dell’Onu il premier israeliano sembrava impegnato in un comizio per le elezioni politiche del 27 ottobre. Del resto, se dovesse perdere il potere, per lui si potrebbero aprire le porte del carcere per corruzione, frode e abuso d’ufficio. Finora, alla vigilia delle udienze, si è sempre verificata qualche emergenza nazionale che non gli ha permesso di recarsi in tribunale.
Ma la guerra scatenata da Israele e Usa all’Iran non ha risolto i problemi né annientato i nemici. Ecco perché Netanyahu parla dell’ottavo fronte, «la guerra per la verità, condotta nei media del mondo e nei social media». Un fronte del resto che Israele conosce bene: era ricorso a noti influencer mentre affamava la popolazione di Gaza, per dire che c’era cibo a sufficienza, anche se i bambini morivano di fame. E sono noti i massicci finanziamenti stanziati per i motori di ricerca e l’AI, per influenzare i risultati delle ricerche online.

Danni provocati a Dimona, Israele, da un missile iraniano. Ansa, EPA/ABIR SULTAN
Rivolgendosi ai pochi rimasti in sala, Netanyahu ha ricordato i «1.000 missili balistici che l’Iran ha fatto piovere sulle nostre città. Sapete cosa farebbe un solo missile balistico se colpisse questo posto? Cancellerebbe l’intera struttura». Una situazione ben nota ai civili di Gaza, colpiti da missili, droni e razzi ininterrottamente dopo il 7 ottobre 2023.

Manifestanti protestano contro la visita del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite a New York, New York, USA, 24 settembre 2026. Ansa, EPA/GABRIEL PEVIDE
I NUOVI NEMICI: QATAR E TURCHIA
Netanyahu punta il dito contro il Qatar, che ospita i «macellai di Hamas» e finanzia «le università americane e i media tossici come al-Jazeera» per fare il lavaggio del cervello delle giovani menti per odiare Israele, l’America e l’Occidente». Poi è passato alla Turchia, il cui premier Recep Tayyip Erdoğan ha spiccato un mandato di arresto verso di lui per aver bloccato le barche della Global Sumud Flotilla sequestrandone i volontari.
La Turchia è «un super-diffusore di bugie antisemite. Erdogan è un tiranno. Chiede la distruzione di Israele quasi ogni giorno. Dice che sarà il sovrano di Gerusalemme. No, signore. Non lo farai. Questa è la nostra capitale eterna». Di fronte ai tiranni che cercano di minare la determinazione degli israeliani con le loro menzogne «alla fine, come sul campo di battaglia militare, il popolo ebraico prevarrà».

Manifestanti protestano contro la visita del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite a New York, New York, USA, 24 settembre 2026. Ansa, EPA/GABRIEL PEVIDE
Netanyahu ha anche attaccato il sindaco di New York, Zohran Mamdani, che aveva ricordato che su di lui pende un mandato di arresto internazionale, ma non aveva potuto farlo arrestare. A Mamdani ha detto: «Vergognati per aver distorto i fatti, per aver invertito vittima e aggressore». Con lui gli ebrei di New York non si sentono più sicuri ed è antisemita. «I giorni in cui gli ebrei erano vittime indifese e marciavano verso il massacro sono finiti! Oggi abbiamo uno Stato, un esercito, un popolo pronto e disposto a difenderci. Ho un messaggio per gli ebrei di tutto il mondo: Alzate la testa. Siate orgogliosi. Siate fiduciosi. E per tutti gli altri che vogliono difendere la verità e la giustizia, unitevi a noi nel tenere testa ai barbari che minacciano la nostra civiltà comune».
Per Netanyahu, Israele non è mai stato più forte. Mostrando un dispositivo di Starlink, la rete satellitare di Elon Musk, ha spiegato che «permette alle persone di accedere alla verità. Ecco perché il regime iraniano spende miliardi per censurare Internet. Ai manifestanti fuori, agli ipocriti delegati che hanno lasciato questa sala, chiedo: Dove eravate quando i tiranni iraniani hanno macellato decine di migliaia di civili iraniani disarmati?». Un giorno forse non lontano, ha aggiunto Netanyahu, «il popolo iraniano sarà libero. Il loro regime omicida cadrà. La storia del popolo ebraico risale a oltre 3.000 anni fa. Viviamo nella stessa terra in cui vivevano i nostri antenati. La terra di Israele».
Il videomessaggio all’Onu del presidente della Palestina Mahmoud Abbas, Ansa EPA/LEV RADIN
IL VIDEOMESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA PALESTINA ABBAS
E tuttavia, non è proprio così secondo il diritto internazionale. Parte della terra che Israele occupa, e che aumenta ogni giorno di più per colpa dei coloni, appartiene alla Palestina, stato riconosciuto da 160 Paesi. Per il secondo anno, gli Stati Uniti non hanno consentito al presidente Mahmoud Abbas, noto anche come Abu Mazen, di partecipare all’Assemblea dell’Onu. Una palese violazione dei diritti dei palestinesi e una misura punitiva illegittima basata su accuse false, in quanto «abbiamo adempiuto ai nostri obblighi di attuare un programma completo di riforme nazionali e di rifiutare violenza e terrorismo, nonché di sostenere la soluzione dei due Stati e la pace sulla base delle risoluzioni di legittimità internazionale».
Il popolo palestinese, ha affermato Abbas in un messaggio video, «sta affrontando uno dei momenti più pericolosi della sua storia». Dopo decenni di ingiustizie, sradicamento e occupazione e della privazione del loro diritto fondamentale all’autodeterminazione, alla libertà e all’indipendenza, «il nostro popolo è vittima, per mano delle forze di occupazione israeliane, di uccisioni, distruzione, fame e tentativi di sfollamento, oltre che di una guerra genocida che ha provocato una catastrofe umanitaria senza precedenti. Ha distrutto quartieri, città, campi profughi, istituzioni, scuole, università, ospedali. Moschee e chiese». L’espansione dei coloni sta accelerando: «la Cisgiordania viene frammentata e Gerusalemme isolata e giudaizzata. Il terrorismo dei coloni si sta intensificando sotto la protezione delle forze di occupazione. Mentre i crimini di furto di terre, demolizione di case, posti di blocco e incursioni continuano sotto un sistema di leggi e pratiche fondate sulla discriminazione razziale, la pulizia etnica e il terrorismo di Stato».

I corpi di Abdallah Qadoum e di sua figlia Mariam, 7 giugno 2026. Abdallah e la figlia di otto anni sono stati uccisi il 6 giugno insieme ad altri cinque palestinesi, mentre oltre 20 persone sono rimaste ferite in seguito a un raid aereo israeliano nel quartiere di Al Remal a Gaza City. Foto Ansa, EPA/MOHAMMED SABER
IL PIANO DI ISRAELE PER COSTRINGERE I PALESTINESI A FUGGIRE
Per Abbas, Israele sta distruggendo la possibilità di una soluzione a due Stati. Ma oggi «un pericolo maggiore minaccia l’esistenza stessa del popolo palestinese. Ciò che sta accadendo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est non sono episodi isolati, ma un piano coloniale malevolo volto a rendere più difficile la vita dei palestinesi nella loro patria e a costringerli ad abbandonarla. Non permettete un’altra Nakba. Non permettete che si ripetano massacri come quelli avvenuti nel 1948».
Il presidente palestinese chiede all’ONU: «Per quanto tempo alcuni Stati continueranno a tacere su Israele o a fornirgli le armi che utilizza contro il nostro popolo? Cosa sta aspettando la comunità internazionale per proteggere il popolo palestinese?». Solo così si avrà la pace per tutti, non di certo col progetto coloniale del Grande Israele, che vuole cancellare i palestinesi. Abbas ha chiesto a Trump di accelerare con il piano di pace in 20 punti, che prevede di «porre fine all’aggressione contro il nostro popolo, garantire il ritiro delle forze di occupazione dalla Striscia di Gaza e avviare la ricostruzione».

Bambini palestinesi sfollati aspettano dim ricevere pasti caldi da una cucina di beneficenza nella parte settentrionale di Gaza City, 10 giugno 2026. /Ansa, Epa, MOHAMMED SABER
L’obiettivo è la «riunificazione della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, sotto l’autorità dello Stato di Palestina e delle sue istituzioni legittime, in conformità con il principio di “un solo Stato, un solo governo, una sola legge e un’unica entità legittima autorizzata a portare le armi”». Il presidente della Palestina ha denunciato «le minacce e gli attacchi perpetrati dagli estremisti contro i luoghi sacri islamici e cristiani: la moschea di Al-Aqsa e la chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme e la moschea di Ibrahim a Hebron», ma anche gli attacchi israeliani contro le Nazioni Unite.
Abbas spiega che «stiamo mettendo in guardia sull’attuazione del piano di zona E1 per separare il nord e il sud della Cisgiordania, isolando Gerusalemme Est al fine di impedire l’attuazione di uno Stato palestinese» unito. «Tale piano mira a separare la parte settentrionale della Cisgiordania da quella meridionale, a isolare Gerusalemme Est e a impedire la realizzazione di uno Stato palestinese geograficamente contiguo. Ciò richiede un intervento urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’attuazione della risoluzione n. 2334 che prevede il ritiro dei coloni israeliani e il ripristino dei territori palestinesi del 1967.

Il padre piange per l’uccisione del figlio adolescente Yousef Sameh Ashtayyeh ucciso in Cisgiordania, Palestina, dall’esercito israeliano. Ansa, EPA/ALAA BADARNEH
Israele, inoltre, «sta trattenendo oltre 6 miliardi di dollari che appartengono al popolo palestinese. Chiediamo l’immediato sblocco di tutti i nostri fondi e la garanzia del loro trasferimento regolare e completo», nonché «la revoca delle restrizioni finanziarie ed economiche e del blocco imposti al nostro popolo e alle nostre istituzioni in conformità con il Protocollo economico di Parigi, concordato a seguito della Convenzione di Oslo». La Palestina ha rispettato gli impegni presi e si avvicina alle elezioni legislative del 28 novembre, che saranno seguite dalle presidenziali.
«Respingiamo gli attacchi contro i civili da parte di chiunque. Respingiamo il terrorismo e l’estremismo. Combattiamo l’antisemitismo, il razzismo e l’odio. Crediamo in una cultura di pace, dialogo e convivenza. Puntiamo a uno Stato non militarizzato, che viva in sicurezza e pace al fianco dello Stato di Israele». Affinché ciò si realizzi, serve “salvaguardia”. «La salvaguardia della terra su cui dovrà sorgere lo Stato palestinese e la protezione delle persone che vi abitano. Il popolo palestinese rimarrà sulla propria terra. Non accetterà lo sfollamento e non scomparirà. Né l’occupazione militare né l’espansione degli insediamenti e l’annessione, né il terrorismo dei coloni possono costituire una soluzione o garantire una sicurezza duratura. Non accetteremo ciò che i governi dello Stato occupante israeliano decidano per noi. Non hanno alcun diritto di decidere per noi. Non si può costruire alcuna sicurezza duratura sull’occupazione di un altro popolo e sulla negazione dei suoi diritti legittimi».

Soldati israeliani controllano gli abitanti palestinesi costretti a lasciare le loro case vicino alla città di Tulkarem in Cisgiordania. Ansa EPA/ALAA BADARNEH
Bisogna «proteggere il nostro popolo dagli sfollamenti, preservare la nostra terra e la sua unità, rinnovare democraticamente le nostre istituzioni e costruire il nostro Stato, fino alla realizzazione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano con capitale Gerusalemme Est, insieme al ritorno dei rifugiati».
Il presidente ha invitato i Paesi che non hanno ancora riconosciuto lo Stato di Palestina a farlo e ha chiesto «la piena adesione alle Nazioni Unite». Ai palestinesi in patria e nella diaspora Abbas ha detto: «Non abbandoneremo la nostra patria. Tenderemo la mano verso una pace fondata sulla legittimità internazionale, affinché si possano raggiungere la nostra libertà e la nostra indipendenza e affinché tutti nella regione possano vivere in sicurezza, pace e buon vicinato».

