Un viaggio per continuare a diffondere un messaggio di pace. È quello che hanno augurato al santo padre i bambini dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma che gli hanno fatto giungere il loro saluto e augurio attraverso un disegno che tra le altre cose ritrae Leone XIV con una valigia in mano da cui fuoriesce un ramoscello di ulivo.
Parole di pace sono in effetti quelle che il pontefice ha rivolto questa mattina al Palazzo dell’Eliseo davanti alle autorità politiche e religiose e al corpo diplomatico, dove non ha tralasciato un invito «a una vera conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento» contro «la convinzione, errata, che il possesso di armi nucleari costituisca una garanzia di sicurezza, alimentando una nuova corsa agli armamenti difficilmente controllabile».
Nel primo pomeriggio il papa è stato accolto all’Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) dove lo stesso messaggio di pace è stato declinato da un punto di vista storico e culturale, un impegno che la Chiesa ha condiviso con questa grande Organizzazione dal momento della sua creazione 74 anni fa: «Consideriamo questa Organizzazione come interlocutore privilegiato al servizio del bene comune, che è la “forma sociale della dignità” che tutti condividiamo in modo originale e uguale».
Anche san Giovanni Paolo II ha a suo tempo parlato all’Unesco ribadendo l’importanza della cultura: «”L’uomo vive in una vita veramente umana attraverso la cultura”, questa parola “cultura” si riferisce al modo in cui l’uomo dà senso a tutto ciò che fa». E dare significato alla propria vita è stato il nucleo del discorso di papa Giovanni Paolo 46 anni fa: «Educare è aiutare l’uomo ad “essere” di più e non solo ad “avere” di più, riconoscendo in sé anche questa trascendenza della persona che appartiene alla pienezza della sua umanità». Papa Leone vuole idealmente approfondire il discorso del suo predecessore concentrandosi sul concetto di persona umana, cosa la contraddistingue? Se «la persona umana è qualcuno che è concepito e nato», e nessuno di noi lo ha deciso da sé, allora «da bambini siamo tutti fratelli e sorelle. Fin dall’inizio, la nostra umanità è un dono e una prova, una promessa e una responsabilità».
In secondo luogo siamo nati nudi e bisognosi: «Siamo poveri per nascita, bisognosi di pane e parole, di cura e di affetto». Troppe persone non sono più consapevoli di questa evidenza, ma «dimenticare le circostanze della nostra nascita oscura l’idea stessa della vita umana, allontana la vita dalla storia comune a tutti noi». Dimentichiamo di essere chiamati alla cura e alla responsabilità e diventiamo “merce”.
In terzo luogo ci sono da riconoscere la grandezza e la bellezza della nostra comune umanità, e quindi le opere grandi e belle che l’uomo è in grado di donare al mondo, mantenendo la barra dritta della Giustizia perché la libertà non scada nell’arbitrio, nella violenza o nella sete di potere. Siamo in grado di «coltivare la terra o deturparla, creare opere d’arte o distruggerle. In questo particolare frangente, dobbiamo riconoscere che la più terribile delle “opere umane” è la guerra». Dopo la Seconda guerra mondiale, proprio quando l’Unesco è stata creata, c’era l’esigenza di non ripetere gli stessi errori che avevano portato alla tragedia più devastante del secolo scorso, e quindi oltre all’importanza dei Trattati, si comprese anche che essi «sono necessari, ma non sufficienti in se stessi. Richiedono una cultura di pace e un impegno condiviso per la pace che li sostenga». Una pace che nasce dalla giustizia, non manca di sottolineare il papa, perché «solo una volontà retta può riconoscere nell’altro un fratello o una sorella, una persona come me».
Gli ambiti che il Leone vede più minacciati oggi sono quello della scienza e quello dell’educazione; in particolare, oggi «mentre “l’intelligenza” è attribuita ai sistemi computazionali, facciamo fatica a riconoscere la dignità inalienabile delle persone umane», che rimane anche nelle condizioni di fragilità e perfino durante la morte, perché «l’essere umano è colui che nasce, ma anche uno che muore».
Il papa formula un augurio carico di speranza per tutti coloro che lavorano a questa grande Organizzazione, perché «da una diversità di prospettive, possa emergere una convergenza della visione, e da questa convergenza, un’armonia di azione. Questa armonia si esprime nel lavoro dell’UNESCO quando dà una voce sinfonica alle aspirazioni più elevate per il bene e la cura dell’umanità. Dove c’è armonia, voci diverse trovano accordo, e le nazioni che rappresentate sono sono riunite in concordia». Utilizza la metafora della Torre di Babele paragonata alla Pentecoste per spiegare le conseguenze di un’unità imposta da una dominazione: «Oggi, la tentazione di Babele ricompare in una globalizzazione senza fraternità, in forme rapaci di neocolonialismo, in imposizioni ideologiche e in tutti quei “contatti senza legami” che riducono la vita a merce».
«L’intelligenza artificiale amplifica questo problema. Sebbene questi sistemi possono correlare i dati, non possono rispondere a domande che riguardano il significato della vita umana, che affonda le sue radici nell’esperienza vissuta. Eppure gli esseri umani non possono vivere senza senso. Il significato è l’ossigeno della mente. Per questo motivo, le sfide della comunicazione, che sono sempre sfide dell’educazione, fanno della ricerca della verità una questione di giustizia sociale ed equità storica (…) il linguaggio diventa soggetto alla logica della violenza e alla volontà arbitraria dei potenti».
Al contrario, nella pubblica piazza della Pentecoste, «la corruzione della cultura che stiamo considerando trova la sua redenzione. Lì, un messaggio di pace è ricevuto come una buona notizia da persone di ogni nazione. (…) La comunione non sopprime in alcun modo la diversità. Piuttosto, permette alla diversità di fiorire nell’armonia delle voci e dei volti». Ecco riassunto l’importantissimo compito dell’Unesco: un paziente lavoro di costruzione della pace. Il papa desidera instillare in tutti un sentimento di fiducia nei confronti di organizzazioni internazionali come l’Unesco: «Non si tratta di sostenere un ottimismo ingenuo, che ignora le difficoltà, ma di perseverare nella speranza che il bene sia sempre possibile. Ogni bambino che nasce porta speranza. Ogni uomo e donna che dedica la sua vita alla ricerca della verità compie un atto di speranza. L’Unesco testimonia quindi questa speranza favorendo la comprensione tra le nazioni, attraverso il dialogo tra le rispettive culture».
Anche le religioni, oltre alle scienze, esprimono le domande sul senso ultimo dell’esistenza, «l’umanità si trova in una ricerca comune di significato, e verso un destino che non è la morte. Non siamo sulla strada per il nulla. È per questo che l’anima umana, nel suo rapporto con Dio, sente ancora meglio la chiamata a coltivare la pace attraverso un’alleanza tra popoli che si riconoscono come figli dello stesso Padre e come fratelli e sorelle».
