Da dove nasce il coraggio? È davvero possibile vivere senza la paura del futuro, essere per gli altri, per la vita, per la libertà, per la giustizia? Sono molti gli interrogativi che accompagnano il cammino dei giovani di tutto il mondo mentre dirigono i loro passi verso la Giornata mondiale della gioventù che si svolgerà a Seul dal 3 all’8 agosto 2027.

I giovani consegnano la croce della Giornata Mondiale della Gioventù agli organizzatori della prossima edizione, che si terrà a Seul, in Corea del Sud, nel 2027, durante una messa presieduta da Papa Francesco nella Basilica di San Pietro, in Vaticano, il 24 novembre 2024. ANSA/FABIO FRUSTACI
«Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33) è il lemma dell’incontro, che sembra rispondere a queste domande. Il messaggio che papa Leone XIV ha consegnato ai giovani in vista di questo importante appuntamento li aiuta ad entrare nella logica di Dio: «Cristo non dice: “Vincerete il mondo”. Dice: “Io ho vinto il mondo”. Sappiamo che per “mondo”, in questo passo evangelico, si intende non l’universo creato e amato da Dio e destinato alla salvezza, ma il “mondo di tenebra” (cf. Ef 6,12), ossia quella realtà misteriosa, presente anche nel cuore di ogni uomo, che resiste a Dio e gli si oppone. Gesù, e Lui solo, con la sua morte e risurrezione, ha vinto questa realtà oscura e ha riaperto all’umanità la strada verso Dio, la felicità, la giustizia, la pace». Una strada che tanti ragazzi e ragazze hanno percorso nell’ultimo anno anche attraverso le testimonianze di 5 grandi santi, scelti come patroni di questa GMG (san Giovanni Paolo II, sant’Andrea Kim Taegon, santa Francesca Saverio Cabrini, santa Giuseppina Bakhita, san Carlo Acutis), e che ora prende forma grazie alle parole del papa.
L’esortazione di san Giovanni Paolo II, rimasta impressa nel cuore di tutti, «non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!», viene richiamata anche da papa Leone nel testo del messaggio. «Non aspettate di essere perfetti per aprirvi a Lui – dice -. Egli vi viene incontro così come siete. Aprite a Cristo la vostra vita. Aprite a Cristo le vostre comunità. Aprite le strade che vi conducono al cuore delle persone che incontrerete».
A illuminare il cammino, la testimonianza di Carlo Acutis, giovane santo dell’era digitale, che nella ferialità dell’esistenza ha saputo annunciare il Vangelo della vita anche tra i suoi coetanei. Si diventa santi insieme! «Una certa mentalità ci dice di fare tutto da soli, di lavorare su noi stessi per migliorarci continuamente, per costruire una personalità e un carattere più forti, ma alla fine questo può far penetrare in noi la convinzione di essere i salvatori di noi stessi», scrive papa Leone ricordando che «il Vangelo ci presenta un’altra strada di crescita: non salvarci da soli, ma lasciarci salvare da Gesù Cristo. È richiesto qui il coraggio di accettare l’aiuto degli altri, di riconoscere i propri limiti, di fermarsi, di ascoltare e di affidare la propria vita a Dio».

I pellegrini sudcoreani festeggiano dopo che Papa Francesco ha annunciato che la città di Seul, in Corea del Sud, sarà la sede della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) 2027. Ansa, EPA/MIGUEL A. LOPES
Prima di incontrarsi insieme nella capitale sudcoreana, i giovani pellegrini provenienti dai cinque continenti, parteciperanno alle «Giornate nelle diocesi» in 15 sedi diocesane della Corea, alloggiando presso le comunità locali. Potranno conoscere meglio la fede e la cultura della Chiesa coreana e la testimonianza di sant’Andrea Kim Taegon, uno dei patroni della GMG, il primo sacerdote cattolico coreano, giovane martire che ha dato la vita per la testimonianza di fede. Sembrano riferite a lui le parole del papa: «Con il coraggio che Cristo ci dona possiamo allora rivolgerci con occhi nuovi al mondo che Dio ha tanto amato (cf. Gv 3,16). Anche a noi è affidata la nostra parte, per quanto piccola, perché si passi da un “mondo di tenebra” a un “mondo salvato”. Cristo non vi chiama a fuggire da questo mondo, ma a vederlo col suo sguardo e a toccarlo con il suo amore che tutto risana. Lasciatevi colpire e commuovere dalla realtà! Gesù non ha amato il mondo da lontano. È entrato pienamente nella nostra realtà, umiliandosi fino alla croce (cf. Fil 2,7-8). Ha conosciuto la gioia e l’amicizia, ma anche la fatica, il rifiuto, la solitudine e la sofferenza, senza lasciarsi chiudere il cuore».
In questo itinerario ideale si collocano le due figure di santa Francesca Saverio Cabrini, missionaria conosciuta per la sua cura delle persone migranti e povere, e santa Giuseppina Bakhita, schiava liberata che il Signore ha poi chiamato alla vita religiosa, testimone di una fede che può nascere anche in contesti difficili trasformando, in modo misterioso, le ferite in germogli di vita. Dice, a questo proposito, il papa ai giovani: «Cristo certamente non ha vissuto e non ci promette una vita senza tempeste. Ma nessuna oscurità e nessuna sofferenza è più forte del suo amore. Egli non vi abbandona mai. Vi invita all’amicizia con Lui e ad affidargli il vostro cammino e quello delle vostre comunità. Lasciatevi dunque incontrare da Gesù Cristo che vi sta cercando e affidategli la vostra strada personale e di gruppo. Sentirete crescere nel cuore un coraggio nuovo, che non svanisce».

Papa Leone durante l’udienza con religiose e religiosi coreani residenti a Roma, Città del Vaticano, 05 ottobre 2026. ANSA/VATICAN MEDIA
Tra le tempeste della vita, nell’incertezza per il futuro, in una società che sembra non riconoscere il valore e la dignità della persona umana, si può avere coraggio e vivere un’esistenza colma di significato: «Anche voi vivete in un mondo creato buono, ma ferito; pieno di possibilità, ma segnato da ingiustizie, tensioni e paure. Molti desiderano la pace, ma incontrano la violenza; molti desiderano la comunione, ma sperimentano la solitudine», afferma papa Leone XIV, rassicurando i giovani: «Fra queste contraddizioni i cristiani sono chiamati a seguire Cristo nel suo coraggio mite: il coraggio di essere amorevoli quando la durezza sembra più facile e risolutiva, il coraggio di cercare la pace quando lo scontro sembra più vantaggioso, il coraggio di custodire la speranza quando il cinismo appare più convincente».
