Sembrava la banca dei sogni, quella che non fa problemi a nessuno, presta soldi a chiunque e garantisce, come diceva il suo slogan, “zero burocrazia”. Tutto online, apertura dei conti in pochi minuti, grandi sconti e cashback (un rimborso) sugli acquisiti. La Ueno bank era a disposizione di tutti: e infatti aveva come clienti il 60% degli adulti del Paraguay. Complessivamente, deteneva i risparmi di 3 milioni di persone, a cui si aggiungevano ingenti fondi governativi, come quelli dell’Istituto di previdenza sociale (Ips) e non solo, per centinaia di milioni di dollari.

L’ex presidente del Paraguay Santiago Peña, Ansa, EPA/JUAN PABLO PINO
In pochi anni, però, il sogno si è trasformato in incubo. Agli inizi di novembre la banca è crollata, lasciando mezzo Paese senza contanti e senza accesso ai conti correnti. Si è stimato che due operazioni bancarie elettroniche su tre passassero per la Ueno. Con il suo fallimento, si è paralizzata l’economia. E anche il governo, visto che la Ueno bank ha trascinato con sé uno dei suoi promotori: l’ormai ex presidente del Paraguay Santiago Peña, che è stato sostituito dal vice Pedro Alliana.
Peña si era dimesso appena il crack era stato reso noto e la Banca centrale aveva bloccato i conti della Ueno. Il Senato ha però rigettato le dimissioni, votando l’impeachment e il suo arresto ai domiciliari. Fuori casa sua si è radunata una folla inferocita di cittadini, che contesta anche il nuovo presidente Alliana: come vice di Peña, spiegano, non poteva non sapere ciò che stava succedendo.

L’ex vicepresidente Pedro Alliana (da sinistra), giura come presidente del Paraguay. Foto Ansa
Conti bloccati e il “buco” nelle casse dello Stato
Non si sa quanti soldi potranno recuperare i correntisti. I primi rimborsi parziali sono cominciati giovedì, ma solo per chi aveva tre requisiti: pochi soldi nei conti, un’altra banca a cui girare i fondi e nessun debito o pendenza con la Ueno. In casi del genere la legge del Paraguay garantisce un rimborso massimo di 38mila dollari. Tuttavia ci vorrà del tempo. Gli ultimi a riavere i soldi, tra i cittadini, dovrebbero essere quelli nelle situazioni più precarie: i quasi 300 mila che avevano aperto il conto senza burocrazia, ai quali col tempo sarà dato un conto corrente in altre banche per i rimborsi. Difficile, invece, che vengano recuperati i soldi di quanti avevano depositato oltre 38mila dollari, per la parte eccedente questa somma, e i fondi dell’Ips. Le pensioni dovrebbero essere pagate regolarmente dal 17 novembre, ma resta un buco nel bilancio dell’Istituto di oltre 350 milioni di dollari, oltre ad altri ammanchi nelle casse statali per circa 500 milioni di dollari. Facile prevedere una grave crisi economica.
Cittadini senza soldi e solidarietà popolare
La Ueno bank sin dalla sua nascita è stata avvolta da un’aura di sospetti per la sua rapida espansione che ha lasciato un’ombra di sfiducia sul suo funzionamento, spiega Any Giucich, educatrice, giornalista di Ciudad Nueva Conosur e co-fondatrice del Movimento politico per l’Unità del Paraguay. Questo a causa di “leggi modificate e fatte su misura per interessi molto particolari. Non dovrebbe sorprendere che sia finita in questo modo. Il mio sguardo si sofferma su chi si alza prima che sorga il sole, chi sopporta gli autobus senza orari e chi continua a scommettere ogni giorno sulla forza del proprio lavoro per portare il pane a tavola. Fa indignare assistere a questi giochi di potere, a questa costante presa in giro che calpesta i più vulnerabili, coloro che fanno più fatica ad andare avanti”.
Giucich ha ascoltato gente che piangeva “preoccupata perché non può lavorare, perché non sa come comprare da mangiare per i propri cari o cosa riserverà questa fine d’anno”. Ma dalla crisi, spiega, emerge anche la solidarietà del popolo paraguaiano: “vicini che si organizzano per aiutare i bisognosi e aziende che aprono le porte per dare priorità all’assunzione di chi è rimasto senza lavoro. Quella solidarietà è la nostra essenza, nessuno può rubarcela”.

Una manifestazione antigovernativa ad Asunción, in Paraguay, il 5 novembre 2026, dopo il crollo della Ueno Bank. Ansa, EPA/Juan Pablo Pino
Oggi, più che mai, aggiunge Giucich, “spetta a noi cittadini impegnarci nella costruzione di un Paese diverso. Non c’è bisogno di calpestare nessuno per emergere; il lavoro costante e la perseveranza danno sempre i loro frutti. A cosa servono l’oro, il denaro, apparire sui social, le auto, le case, i viaggi o i vestiti se tutto è costruito sul dolore e sulla perdita altrui? Vi invito a essere quell’altra umanità, quella che cammina per strada senza sfruttare il prossimo per fare carriera. Vi invito a elevarvi attraverso l’amore, a servire e a vivere facendo del bene. Ieri non ho dormito; ho pregato tutta la notte per gli uni e per gli altri. Per i primi, affinché la provvidenza e la giustizia non manchino all’appuntamento; per i secondi, affinché trovino misericordia”.

Una manifestazione antigovernativa ad Asunción, in Paraguay, il 5 novembre 2026, dopo il crollo della Ueno Bank. Ansa, EPA/Juan Pablo Pino
Gli effetti su aziende e Stato
Della situazione in Paraguay ci parla anche Umberto Mazzotti, medico di 62 anni che fa parte di Health Dialogue and Culture dei Focolari, uruguaiano, con cittadinanza del Paraguay, dove vive da 22 anni. “A livello sociale – racconta – c’è molta tensione, incertezza, rabbia… Ci sono manifestazioni nelle principali città, ma gli episodi di violenza e di repressione eccessiva sono, per il momento, isolati”. Mazzotti avverte che “non tutti i problemi sociali ed economici si manifestano contemporaneamente. I piccoli risparmiatori hanno problemi già da ora, poiché non hanno modo di far fronte alle necessità quotidiane. Ma in un lasso di tempo relativamente breve recupereranno il loro denaro: in Paraguay esiste un apposito fondo di garanzia”. Le piccole e medie imprese “avranno problemi nel breve e medio termine, poiché avranno maggiori difficoltà a recuperare i risparmi per pagare gli stipendi e garantire il normale funzionamento delle loro aziende”. Poi, c’è la perdita di centinaia di milioni pubblici. “È molto difficile che si riescano a recuperare tali somme, per cui – ipotizza Mazzotti – la conseguenza sarà probabilmente una ridistribuzione del bilancio nazionale (tagliando sanità, istruzione e infrastrutture) oppure un aumento delle tasse – poco probabile in Paraguay – e le riforme pensionistiche”.
Lo scontro per il potere nel Partito Colorado (ANR)
A proposito dell’ex presidente e del suo partito di centro destra, Mazzotti racconta che Peña assunse la presidenza nel 2023 grazie al sostegno politico e finanziario dell’ex presidente del Paraguay e guida del partito Colorado (Asociación Nacional Republicana, ANR), Horacio Cartes. “Nei primi tempi del suo governo agirono in modo monolitico, forti di una schiacciante maggioranza parlamentare, e col tempo cooptarono la Procura generale e la Corte suprema di giustizia”. Uno dei programmi di punta di Peña è “Fame zero”, molto apprezzato dalla popolazione, in quanto, spiega Mazzotti, “offre colazione e pranzo gratuiti agli studenti delle scuole elementari e superiori. Per esperienza personale posso dire che questo programma funziona. Il problema è che convoglia ingenti somme di denaro ai governi provinciali (Departamentos en Paraguay)”.

Horacio Cartes, presidente dell’Associazione Nazionale Repubblicana (Partito Colorado), foto Ansa, EPA/Juan Pablo Pino
Negli ultimi mesi, molti legislatori e leader politici sono passati dalla parte di Peña. La reazione di Cartes, continua Mazzotti, è stata quella di allearsi con un suo avversario all’interno del partito, l’ex presidente Mario Abdo, leader della corrente “Colorado Añetete”, la cui popolarità era ugualmente in calo. In questa situazione si inserisce la Ueno bank. In precedenza, erano state “approvate leggi e modifiche agli statuti istituzionali che hanno permesso a enti come l’IPS di depositare più denaro nelle banche private”, con l’istituto fallito che ha fatto da asso pigliatutto.
Una parte significativa dei fondi, racconta Mazzotti, è stata “prestata” a società di proprietà degli stessi amministratori, che hanno investito nell’acquisizione di altre imprese. Pertanto, il denaro non è detenuto dalla banca, bensì dai suoi amministratori. Tutto sembrava andare liscio, finché non è entrato nel vivo lo scontro tra Horacio Cartes e Peña.
Il risultato è stato la pubblicazione delle irregolarità commesse dalla Ueno bank e il conseguente disastro finanziario. Tra le problematiche che hanno determinato il fallimento ci sono, oltre a prestiti ingenti a società vicine alla banca, anche l’occultamento delle perdite, conti truccati e la perdita dei fondi minimi richiesti per operare. Una trentina le persone finora indagate.

Una manifestazione antigovernativa ad Asunción, in Paraguay, il 5 novembre 2026, dopo il crollo della Ueno Bank. Ansa, EPA/Juan Pablo Pino
“È molto triste vedere come migliaia di lavoratori non siano riusciti a ritirare i loro stipendi appena accreditati. Migliaia di persone che vivono alla giornata si sono trovate in difficoltà e non si riuscirà a recuperare una grande quantità di denaro pubblico”. Per Mazzotti è “una vera e propria truffa orchestrata dal potere e che vede la luce “grazie” dalle dispute tra gruppi politico-economici”.
Davanti alla lotta interna al partito Colorado, l’opposizione, molto divisa ed eterogenea, ha un ruolo piuttosto secondario. Deve attaccare Peña, spiega Mazzotti, pur sapendo che ciò favorisce Cartes, facendolo apparire insieme ai suoi sostenitori come dei «salvatori». Mazzotti spera ora che “l’opposizione riesca a impedire ai Colorados di uscire «indenni» da questa crisi” e che il malcontento popolare faccia davvero cambiare le cose alle prossime elezioni del 2028.
