L’ondata blu, alla fine, c’è stata e ha travolto tutto. I democratici nelle elezioni di medio termine hanno conquistato la Camera dei rappresentanti, come previsto dalla maggior parte dei sondaggi. Ma hanno conquistato anche la maggioranza al Senato – risultato affatto scontato – ponendo fine al dominio del partito repubblicano in Parlamento. Una vera e propria débâcle per il partito del presidente. Ci sono stati ribaltamenti di campo in tutto il Paese, in un chiaro atto di disapprovazione nei confronti di Trump e delle sue politiche nel secondo mandato caratterizzate da aggressività, instabilità e incertezza, al limite del caos. Il partito democratico ha assunto il controllo dei due rami del Congresso: i democratici hanno raggiunto i 225 seggi alla Camera (la maggioranza è a 218 seggi) e 54 al Senato (dove la maggioranza richiesta è di 50). Hanno pesato soprattutto secondo gli esperti i cambi di casacca dei voti di afroamericani, dei latinos e dei giovani da 20 a 29 anni della GenZ.
Cambio di stagione
Fondamentali sono stati i risultati a sorpresa in alcuni Stati americani per la corsa al Senato. Gli elettori hanno bocciato i repubblicani in Stati tradizionalmente conservatori che, appena due anni fa nelle elezioni presidenziali avevano sostenuto Trump con margini a doppia cifra. Un vero e proprio cambio di stagione. In Texas un democratico, il giovane ex seminarista James Talarico è il primo a vincere un seggio senatoriale in quello Stato storicamente repubblicano dal 1994. In Kansas, pieno Midwest trumpiano, addirittura la vittoria per un seggio al Senato di un democratico, Adam Hamilton, è la prima in 94 anni. Nel vicino Michigan va segnalata la vittoria per il seggio del Senato del candidato democratico Abdul El-Sayed, figlio di immigrati egiziani: sarà il primo senatore musulmano degli Stati Uniti.
Una sindaca socialista a Washington
Altre curiosità di questa ondata blu, il colore dei democratici, che ha travolto tutte le votazioni, anche quelle locali per le cariche di governatore e di sindaco. Washington DC stamane si è svegliata con una nuova leader: Lewis George, donna di colore, prima sindaca socialista nella capitale federale. Stesso destino per Keisha Lance, nuova governatrice, donna e di colore, della Georgia, Stato del Sud, tradizionalmente repubblicano.
Trump: “Accetto la sconfitta”
Il presidente Trump che negli ultimi giorni di campagna elettorale aveva agitato gli animi e accresciuto i timori degli osservatori, lanciando accuse di brogli elettorali, subito dopo l’esito del voto, quando si è capito che il suo partito e lui stesso hanno preso una sonora sconfitta dagli elettori americani, ha detto che “accetto i risultati del voto”. Atteggiamento affatto scontato per il presidente repubblicano al secondo mandato, che continua ad accusare di brogli le presidenziali del 2020 e che ha fatto avviare in queste ultime settimane diverse indagini da parte del Dipartimento di Giustizia federale contro California e Stato di Washington e l’Alaska per irregolarità nelle procedure elettorali e presunti voti irregolari di non cittadini americani.
Potere legislativo all’opposizione
I prossimi due anni per Trump sarà più difficile operare con un Congresso a maggioranza in mano all’opposizione. C’è da dire che da quando ha iniziato il suo secondo mandato il presidente miliardario ha utilizzato lo strumento legislativo degli Ordini esecutivi – nel primo anno ne ha firmati oltre 200 – bypassando di fatto la funzione legislativa del parlamento, che pure controllava fino a ieri. Nei primi due anni della sua seconda presidenza, dati alla mano, il Congresso a maggioranza repubblicana è quello nella storia degli Stati Uniti che ha prodotto meno leggi, proprio per la frequenza con la quale l’irruento presidente ha usato i suoi poteri di decretazione presidenziale con gli ordini esecutivi. Ma alcuni passaggi importanti per la vita di una nazione, come soprattutto l’approvazione della manovra finanziaria, il presidente Trump non potrà farli senza il sostegno del Congresso, con cui dovrà scendere in qualche modo a patti.
“L’anatra zoppa” come Obama
Sarà comunque per forza un Trump “minore” nei prossimi due anni, quella che gli americani chiamano “anatra zoppa”, a significare un presidente che governa con la maggioranza che controlla il Parlamento, come era stato per Barack Obama, il presidente democratico nel suo secondo mandato, ma a parti invertite. Non potrà fare e disfare insomma come gli pare. Ma dovrà cercare di dialogare con le opposizioni, per il bene del Paese. Proprio l’ex presidente Obama nella notte di martedì ha diffuso un comunicato sui risultati delle elezioni di Mid Term: “Questa notte il popolo americano ha inviato un chiaro messaggio: essi vogliono politici che mettano insieme le persone piuttosto che dividerle, e leader che offrano soluzioni concrete alle sfide che si trovano ad affrontare”.