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Mondo > Stati Uniti

Religione ed elezioni di mid-term

di Ravindra Chheda

- Fonte: Città Nuova

Il 22 ottobre scorso una piccola delegazione di 12 vescovi statunitensi ha accettato un invito del White House Faith Office (Ufficio per la fede della Casa Bianca) e della Heritage Foundation per un incontro al quale sono intervenuti anche membri dell’amministrazione di fede cattolica. L’incontro si è concluso con un momento di preghiera con Trump nell’Ufficio Ovale

La Casa Bianca, Washington, DC, USA Ansa. EPA/LUKAS COCH

Sebbene in Italia non se ne sia parlato molto, l’incontro a sorpresa di 12 prelati cattolici con il presidente Trump, avvenuto a una manciata di settimane dalle elezioni di mid-term, ha creato imbarazzo e fatto discutere non poco all’interno del mondo dei cattolici statunitensi (e forse non solo!). Infatti, alla fine di quello che pareva essere un momento di confronto istituzionale informale, i vescovi cattolici sono stati invitati nella Sala Ovale della Casa Bianca dove hanno incontrato il presidente e con lui si sono uniti in preghiera. Ovviamente, sono state scattate fotografie che ritraevano i prelati cattolici attorno a Trump; un’immagine che ricorda quella che ha fatto il giro del mondo in cui pastori e pastoresse pentecostali, delle Chiese libere ed evangelicali, pregavano per ottenere l’assistenza e la discesa dello Spirito Santo sul primo cittadino degli USA. I vescovi cattolici non hanno mostrato mani e braccia levate sul capo del presidente per ottenere un intervento divino, tuttavia le immagini e il video – diventato subito virale – sono risultati ugualmente imbarazzanti e di difficile comprensione a molti – non solo cattolici – a pochi giorni da un momento nevralgico per l’attuale amministrazione e l’intero Paese.

Spiegazioni e presa di distanze

I vescovi hanno ritenuto doveroso offrire spiegazioni sull’accaduto e hanno tentato – piuttosto inutilmente – di prenderne le distanze. La Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) ha rilasciato una breve comunicato, affermando che «questo non è stato un evento organizzato dall’USCCB. Non è affiliato alla Conferenza». Fra i partecipanti all’incontro, mons. James Golka, vescovo di Denver, che ha guidato la preghiera nello Studio Ovale, ha ammesso di essersi interrogato sull’opportunità di accettare un simile invito. «Non sapevo bene cosa fare – ha ammesso piuttosto candidamente –. Da un lato, era una grande opportunità per sollevare questioni importanti a beneficio della Chiesa. D’altro canto, sapevo che alcune persone avrebbero potuto risentirsene. Sebbene inizialmente pensassi che si trattasse di un incontro privato, sapevo che avrebbe potuto essere reso pubblico e che alcuni avrebbero potuto sfruttarlo per scopi politici. Ma mentre pregavo per decidere al riguardo, ho pensato che […] indipendentemente dal fatto che siamo d’accordo o in disaccordo su qualsiasi cosa, preghiamo sempre per il nostro Paese e per i nostri leader». Golka ha riconosciuto come «molte persone abbiano visto il video, pubblicato dall’Amministrazione 12 giorni prima delle elezioni, come un appoggio» della Chiesa cattolica all’amministrazione attuale. Ha, comunque, affermato di non aver mai avuto una intenzione del genere in quanto «i vescovi degli Stati Uniti insegnano che la Chiesa non può sostenere alcun candidato o partito. Io mi attengo a questo». Ha, infine, ammesso di aver ricevuto messaggi da molte persone, soprattutto amici, che lo hanno apostrofato con significativi: “Cosa stavi facendo?” “Perché l’hai fatto?”», anche se il prelato ha cercato di offrire spiegazioni, rammaricandosi che «ci siano persone che sfruttano intenzionalmente questo momento per seminare discordia. Questo non è un frutto dello Spirito», il fatto rimane alquanto complesso da comprendere.

Lettera di scuse ai cattolici

Senz’altro più efficace, mons. Jeffrey Grob, vescovo di Milwaukee, intervenuto sulla questione con una lettera di “Pubbliche scuse”. Grob ha chiarito che «l’incontro non è stato in alcun modo un’adesione al presidente, alle sue politiche o al suo partito. (…) Ci era stato detto che l’incontro sarebbe stato una discussione privata, che alcuni membri cattolici del governo avrebbero potuto partecipare e che ci sarebbe stata l’opportunità di pregare in privato con il presidente». Solo successivamente, è arrivato l’invito a incontrare Trump nel suo ufficio. «Dopo i saluti – racconta Grob – ci è stato poi chiesto di metterci in piedi dietro di lui e di pregare. Al termine sono state scattate diverse foto e siamo stati accompagnati fuori. All’insaputa del gruppo di vescovi, è stato anche girato un video. Ma i vescovi non hanno concesso il permesso per la diffusione pubblica o la pubblicazione né del video né delle foto». La conclusione del messaggio pubblico del vescovo Grob è l’offerta delle sue scuse e la richiesta di perdono e comprensione. Non ha mancato di indirizzare una forte critica alla Casa Bianca per aver strumentalizzato un momento religioso, come la preghiera, trasformato in uno stratagemma politico in vista delle imminenti elezioni di medio termine.

La politica della preghiera e l’uso e abuso della Bibbia

L’accaduto nell’ufficio del presidente degli Stati Uniti sembra confermare i titoli di due libri usciti in queste settimane: Trump e le politiche di preghiera (in inglese) e Uso e abuso della fede (in italiano). Entrambi offrono analisi profonde del fenomeno dell’uso della fede per motivi elettorali e manipolazioni politiche, che è tutt’altro che ristretto agli USA, come vediamo, sia pure con tonalità diverse, in Israele, India, alcuni Paesi del Medio Oriente e non pochi dell’Europa (Italia compresa!) e del Sud America. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, l’Ufficio per la fede aveva già accompagnato in modo significativo la campagna elettorale sfociata nella prima presidenza Trump e, dopo i giorni drammatici della sconfitta subita e mai accettata per la rielezione nel 2020, ha continuato a rafforzarsi e seguire in modo sempre più deciso l’attuale presidente. A parte le preghiere di routine per ottenere grazie e forza per la “missione” del primo cittadino americano che si svolgevano durante la campagna elettorale – e continuano ad aver luogo presso la Casa Bianca – di fondamentale importanza era stato il National Faith Summit for Pastors (Il Summit Nazionale per pastori). L’evento si era svolto in Georgia a Powder Spring con la presenza dello stesso Trump e con il coordinamento e ispirazione di Paula White-Caine, che dirige l’ufficio e le sue varie iniziative e sessioni di preghiera. Il gruppo che costituisce e anima questo ufficio della Casa Bianca crede che il diritto dato da Dio all’essere umano per il dominio sulla terra, oggi, si manifesti in modo specifico negli Stati Uniti d’America e nella presidenza Trump. Alle radici del Movimento MAGA (“rendere l’America nuovamente grande”) sta una teologia che assegna agli USA e al suo presidente attuale la missione di ri-cristianizzare il mondo con un impatto su tutte le dimensioni esistenziali.

Una nuova profezia capace di guidare la politica

Dunque, questo gruppo pentecostale ed evangelicale presso la Casa Bianca non si considera al servizio della politica del presidente, ma ritiene – per missione divina – di doverla indirizzare e lo fa con preghiere, e con pretesa di visioni e capacità profetica, fino a ritrarre – nelle parole della leader Paula White-Cain – «lo stesso presidente come figura di un Cristo attuale, chiamato a essere protagonista non solo e non tanto della politica del Paese (e del mondo!), ma del progresso del Regno di Dio attraverso strutture di potere». Si tratta di una nuova cultura profetica capace di fondere l’autorità divina con l’appartenenza politica. La secolarità e la secolarizzazione sembrano aver lasciato la porta aperta a nuovi modelli di profezia, lontani da quelli biblici dove il profeta teneva una distanza adeguata dal potere. Tradizionalmente la profezia è stata un atto di umile obbedienza a Dio, mentre oggi torna prepotentemente nel mondo come strumento di mobilitazione e rafforzamento ideologico nella grande lotta messianica del Bene contro il Male.

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