Un Brasile spaccato in due va al voto domenica 4 ottobre per il primo turno delle elezioni presidenziali. I candidati sono 12. Ma lo scontro all’ultimo voto è tra due candidati che rispecchiano due visioni profondamente diverse del Paese. Da un lato, il presidente uscente Luiz Inàcio Lula da Silva, 80 anni, che cerca il quarto mandato, icona globale dei progressisti, paladino dei poveri e dello Stato sociale. Dall’altro, il senatore Flavio Bolsonaro, 45 anni, figlio dell’ex presidente Jair, condannato a 27 anni di carcere dopo il fallito Golpe del 2022, alfiere del conservatorismo e dell’ultraliberismo in economia.
Gli ultimi sondaggi
I dati degli ultimi sondaggi fotografano un Paese diviso in due. Con i due candidati vicinissimi nelle intenzioni di voto dei brasiliani. Lula si attesta in una forbice compresa tra il 39% e il 41%. Bolsonaro oscilla tra il 36% e il 39%. Se nessun candidato dovesse ottenere più del 50% dei voti nel primo turno di domenica, i due candidati con il maggior sostegno accederanno a un ballottaggio finale il 25 ottobre. È dunque quasi certo che si andrà al ballottaggio.
La “Dottrina “Donroe”
Sullo sfondo il presidente Donald Trump che cerca di espandere la sua influenza nel Sud America, con quella che è stata ribattezzata la “Dottrina Donroe”, riproposizione aggressiva trumpiana Maga della Dottrina Monroe, formulata dal presidente americano James Monroe nel 1823, che enunciò la celebre formula “L’America agli americani”, definendo il latinoamerica “the America’s backyard”, il giardino di casa degli Stati Uniti.
Le accuse del procuratore capo agli Usa
Il clima è infuocato. Qualche giorno fa il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un’inchiesta che accusa l’amministrazione Trump di aver finanziato campagne nel Paese per screditare la Corte Suprema brasiliana e per tentare di condizionare il voto. In un messaggio pubblicato su X, il procuratore generale del Brasile, Jorge Messias, ha definito l’articolo «un importante campanello d’allarme per la sovranità brasiliana». «La notizia è particolarmente grave alla luce del processo elettorale brasiliano e dei recenti episodi di pressione esterna sulle nostre istituzioni», ha aggiunto Messias. Il primo ottobre la Procura Generale ha depositato una denuncia penale per investigare su potenziali illeciti di potenze straniere nel voto.
Le sanzioni americane
Lo scorso anno, l’amministrazione Trump ha utilizzato una campagna di sanzioni e dazi commerciali del 50% contro il Brasile. Nel tentativo, fallito, di fare pressione sul governo di Lula e sulla Corte suprema riguardo al processo per tentato colpo di Stato nei confronti del padre di Bolsonaro, l’ex presidente Jair Bolsonaro condannato a 27 anni di reclusione per aver tentato di prendere il potere con un colpo di Stato dopo aver perso le elezioni del 2022 contro Lula.
Un Paese grande 27 volte l’Italia
Il Brasile è il settimo Paese più popoloso al mondo con 214 milioni di abitanti. Con un territorio molto vasto, grande più di 27 volte l’Italia.
Le elezioni brasiliane sono importanti a livello globale perché il risultato potrebbe influenzare le relazioni del Brasile con gli Stati Uniti e la Cina, inclusi gli scambi commerciali e l’accesso a minerali critici e terre rare – di cui dopo la Cina, il Brasile è il secondo Paese produttore –, materiali importantissimi per l’industria digitale e l’automotive. Bolsonaro, come suo padre che era soprannominato il “Trump dei Tropici”, nella campagna elettorale ha sottolineato l’allineamento con Washington. Mentre Lula ha posto l’accento sulla sovranità brasiliana e su un modello di sviluppo alternativo a quello ultraliberista di Trump.
Le difficoltà nei conti pubblici
Chiunque vincerà si ritroverà l’arduo compito di dover risanare le finanze pubbliche. Le elezioni sono seguite con attenzione dagli investitori di tutto il mondo per la crescente montagna di debito del Brasile, con interrogativi crescenti sulla capacità della nuova amministrazione di garantire i creditori. Il debito del Brasile è costantemente aumentato negli ultimi anni, attestandosi all’82,9% del Prodotto interno lordo in agosto. Nel frattempo, il deficit di bilancio del Brasile si attesta al 9,48% del PIL, alimentando timori circa la capacità del prossimo esecutivo di applicare disciplina fiscale e riportare i conti nazionali sotto maggiore controllo. L’economia nel suo complesso ha subito pressioni e il governo che ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica. Con un’inflazione sopra il 5% che ha ridotto il potere di acquisto reale dei brasiliani.
Leader dalle tante vite
Lula a 80 anni cerca il quarto mandato. L’ex taxista sindacalista ha attraversato tante stagioni. Dalle lotte operaie contro la dittatura, allo sviluppo economico del Paese dei primi anni Duemila, fino agli arresti per corruzione e poi al ritorno e alla vittoria elettorale del 2022. Il Partito dei Lavoratori (PT) di Lula è stato pioniere di programmi sociali volti a sollevare milioni di persone dalla povertà, ma la sua storia è stata macchiata da scandali di corruzione. Lo stesso Lula ha trascorso 18 mesi in prigione dopo aver ricevuto un immobile sulla costa da una società di ingegneria coinvolta nella cosiddetta inchiesta sulla corruzione “Lava Jato” (Autolavaggio). In queste elezioni Lula ha posto la sovranità brasiliana al centro della sua campagna. Si è inoltre impegnato a ridurre la tradizionale settimana lavorativa brasiliana di 6 giorni, a tagliare l’imposta sul reddito per i lavoratori a basso reddito e ad attuare riforme della polizia.
L’ascesa del primogenito di Bolsonaro
Flávio Bolsonaro è considerato l’erede politico del padre. La sua linea programmatica favorisce le privatizzazioni, i tagli alla spesa e uno stretto allineamento con gli Stati Uniti. Politiche che hanno registrato recenti successi della destra in tutta l’America Latina, con Bolivia, Cile, Colombia e Perù che hanno inaugurato leader conservatori negli ultimi 12 mesi, precedute dall’Argentina di Milei. Non mancano anche qui le accuse di corruzione. Nel 2020 il giovane Bolsonaro venne accusato di riciclaggio di denaro, appropriazione indebita e associazione a delinquere. I pubblici ministeri di Rio de Janeiro lo avevano messo sotto inchiesta con l’imputazione di essersi appropriato indebitamente dei salari statali dei suoi dipendenti, un sistema noto in Brasile come “rachadinha” o “divisione dello stipendio”, tra il 2004 e il 2018 quando era deputato statale a Rio de Janeiro.
Le accuse di corruzione e i legami con le milizie
Nel dicembre 2018, poco prima che suo padre Jair Bolsonaro prestasse giuramento come presidente del Brasile, emersero accuse di attività finanziaria sospetta su Flávio, tra cui bonifici bancari per 7 milioni di real effettuati dal suo autista, Fabrício de Queiroz. Dall’inchiesta emerse che il giovane Bolsonaro aveva assunto nella sua segreteria la madre e la moglie del leader dell’organizzazione mafiosa paramilitare, l’ex capitano delle forze speciali dalla polizia Adriano Magalhães da Nóbrega, detto Bope, presumibilmente a causa dell’amicizia di quest’ultimo con de Queiroz. Lo stesso leader della milizia, da Nóbrega, era stato uno dei principali sospettati dell’omicidio della giovane deputata di Rio Marielle Franco, attivista per i diritti umani in prima linea nel denunciare gli abusi della polizia e le esecuzioni extragiudiziali delle milizie mafiose che imperversavano nel Brasile in quegli anni, uccisa in un agguato il 14 marzo 2018.