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Mondo > Scenari

Pizzaballa lancia il Forum su Gerusalemme: da terra di conquista dei coloni israeliani a città di pace

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Margaret Karram, presidente del Movimento dei Focolari, sarà tra i promotori di “Dentro le tue porte: il Forum per la vocazione universale di Gerusalemme”, promosso dal cardinale Pizzaballa a Gerusalemme. Intanto i coloni israeliani continuano a impossessarsi delle terre palestinesi

Il cardinale Pizzaballa a Gerusalemme. Foto Ansa, EPA/Ammar Awad / POOL

Un canale YouTube di informazione Israele Canada pubblicizza, tra una trasmissione e l’altra, i nuovi mille appartamenti di lusso in costruzione a Gerusalemme. Un’occasione, spiega lo spot, per avere una casa con una vista magnifica sulla città santa. Sbirciando tra le offerte immobiliari delle agenzie israeliane si trovano veri affari. Come una «squisita casa» di 380 mq, al prezzo di 14 milioni e 600 mila euro, con 9 camere e altrettanti bagni «nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme». Ci sono telecamere a circuito chiuso e la vista abbagliante su Muro del Pianto e Monte del Tempio. Peccato che quella casa, come tante altre, si trovi nella zona Est, cioè nel territorio palestinese occupato illegalmente da Israele.

Dopo il genocidio commesso dal governo israeliano e ancora perpetrato a Gaza, come attestato dall’Onu, e la rapidissima avanzata dei coloni israeliani in Cisgiordania (West Bank), continua l’espropriazione dei territori palestinesi anche a Gerusalemme. Ed è proprio nella città santa per le tre principali religioni – cristianesimo, ebraismo e islam, ormai divenuta terra di conquista –, che il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini, ha annunciato dal 7 settembre l’avvio di “Within Your Gates: The Forum for the universal vocation of Jerusalem” (“Dentro le tue porte: il Forum per la vocazione universale di Gerusalemme”). Nel board (consiglio) dei promotori ci sarà anche Margaret Karram, presidente del Movimento dei Focolari.

Palestinesi ispezionano i danni nel villaggio di Deir al-Hatab, in Cisgiordania, a est di Nablus, il 23 marzo 2026, in seguito a un attacco di coloni israeliani. Almeno nove persone sono rimaste ferite, una delle quali da colpi d’arma da fuoco, dopo che i coloni israeliani hanno attaccato le case dei residenti e dato fuoco a diverse abitazioni e veicoli. Ansa EPA/ALAA

I coloni israeliani “terroristi”

Hanno bruciato moschee, danneggiato crocifissi e picchiato una suora. Hanno assaltato e vandalizzato le sedi dell’ONU. Chiunque altro sarebbe stato arrestato e sanzionato, forse ucciso. Perlomeno fermato. Ma loro no. Si sono impossessati di terre, case e bestiame in Palestina. Hanno ucciso persone, spalleggiati spesso dai militari dell’IDF, sempre nell’impunità. Sono i coloni israeliani, che sobillati da ministri ultranazionalisti come Ben Gvir, stanno approfittando dell’avvicinarsi delle elezioni politiche per accaparrarsi di quante più terre possibile in Cisgiordania. Solo quando hanno assediato una casa in cui risiedevano dei palestinesi di origine americana nel villaggio di Qusra, lo scorso agosto, qualcuno ha osato chiamarli “terroristi”. È stato l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee, grande sostenitore delle politiche di conquista israeliane.

Un’auto bruciata dai coloni israeliani nel villaggio cristiano di Taybeh in Cisgiordania, Palestina. Ansa, EPA/ALAA BADARNEH

Le condizioni dei cristiani

Aveva suscitato grande sdegno il video che riprendeva un israeliano mentre buttava a terra e prendeva a calci una suora francese cristiana vicino al Cenacolo, a Gerusalemme. Avevano protestato la Francia e la Custodia di Terra Santa. Nei giorni scorsi, l’aggressore è stato assolto per problemi mentali. Purtroppo, quello non è stato un caso isolato. Sono molti i villaggi cristiani palestinesi presi di mira dagli israeliani, che bruciano case e campi per cacciarli e impossessarsi dei loro beni e del vero tesoro della Palestina: le fonti d’acqua. Nel corso di una “visita di solidarietà” avvenuta nei giorni scorsi, il cardinale Rainer Woelki, arcivescovo di Colonia in Germania, è stato in numerosi villaggi, città e istituzioni del Patriarcato latino. Prima della partenza, il cardinale Woelki ha affermato: «Sono rimasto profondamente scosso dalla situazione dei cristiani in Terra Santa. In Cisgiordania, le comunità cristiane vivono sotto la costante pressione dei coloni estremisti, che compiono atti di vandalismo, incendi dolosi e violenze fisiche. La gente vive nella paura e molti hanno già lasciato il Paese. A ciò si aggiungono le difficoltà economiche, la disoccupazione e la mancanza di prospettive in Cisgiordania e a Gerusalemme, in particolare tra i giovani».

Uno dei momenti più toccanti della sua visita, riporta Nicolawos Hazboun sul sito del Patriarcato latino di Gerusalemme, è stato l’incontro con il proprietario di una fabbrica di cemento a Taybeh, che «ha raccontato al cardinale che i coloni avevano distrutto i macchinari e le attrezzature tecniche della fabbrica, oltre ad aver danneggiato veicoli e proprietà, costringendolo, in un solo istante, a perdere il proprio mezzo di sussistenza, insieme alla fonte di reddito e al sostentamento economico di circa quaranta famiglie che dipendevano dalla fabbrica». Un dolore fatto proprio dal cardinale Woelki, che ha aggiunto: «Quando si incontrano queste persone, si percepisce quanto siano vicine al limite di ciò che possono sopportare. Hanno bisogno di sostegno e il mondo non deve chiudere gli occhi di fronte a ciò che sta accadendo. Come Chiesa, abbiamo la responsabilità di stare al fianco di coloro che vengono vessati ed emarginati». I palestinesi, ha sottolineato, sono sistematicamente sottoposti a intimidazioni, distruzione economica e restrizioni della loro libertà, ed ha assicurato che ne parlerà con le istituzioni tedesche.

Primo via libera dell’aula del Senato al disegno di legge per il contrasto dell’antisemitismo, con 105 sì, 24 no e 21 astensioni. Roma 4 marzo 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Italia e ddl antisemitismo

In Italia, intanto, la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani stanno ancora aspettando le scuse di Netanyahu e del suo governo dopo le violenze commesse ai danni dei volontari (anche italiani) della Global Sumud Flotilla, arrestati la scorsa primavera mentre erano in acque internazionali, in viaggio verso Gaza, e poi umiliati e torturati dai soldati israeliani.

Nel nostro Paese è all’esame del Parlamento il disegno di legge 1004, che tra le altre cose giudica come antisemitismo la critica all’operato del governo israeliano. Il ddl riunisce le proposte presentate da parlamentari di maggioranza e opposizione come Massimiliano Romeo (Lega), Ivan Scalfarotto (Italia Viva), Maurizio Gasparri (Forza Italia), Maria Stella Gelmini (Noi moderati), Lucio Malan (Fratelli d’Italia), Andrea Giorgis (Pd), Graziano Delrio (Pd), e viene ritenuto dai giornalisti, da molti cittadini, da docenti universitari e da organizzazioni come Amnesty international una legge bavaglio che lede l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di espressione.

Il 9 settembre – quando in commissione riprenderà l’esame del disegno di legge – dalle 13 davanti Montecitorio, sede della Camera dei deputati, si svolgerà la maratona di interventi “No al ddl antisemitismo, con i rappresentanti di un centinaio di associazioni. «Criticare Israele – affermano – non è antisemitismo, ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato. Per questo la nuova ‘norma-bavaglio’, contenuta nel Ddl Antisemitismo e basata sulla definizione Ihra (International Holocaust Remebrance Alliance), va fermata». L’esercito israeliano ha ucciso a Gaza oltre 20 mila bambini innocenti e quasi centomila cittadini. Il rischio è che si arrivi a «tacciare di odio razziale, e a perseguire legalmente, tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (come riconosciuto anche dall’Onu un anno fa), la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese».

A sinistra, Teofilo III, patriarca della Città Santa di Gerusalemme e di tutta la Palestina e Giordania, con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, a Gaza per una visita pastorale, Gaza, 22 giugno 2026. ANSA/Ufficio stampa Patriarcato Latino di Gerusalemme

Il Forum di pace di Gerusalemme voluto dal cardinale Pizzaballa

Nel presentare “Within Your Gates: The Forum for the Universal Vocation of Jerusalem” (“Dentro le tue porte: il Forum per la vocazione universale di Gerusalemme”), che si aprirà il 7 settembre, il patriarca Pizzaballa ha spiegato: «Nonostante tutto, continuo a credere che la missione della città sia quella di diventare “una profezia e una promessa di quella riconciliazione universale e di quella pace che Dio desidera per l’intera famiglia umana”. Negli ultimi anni, abbiamo perso collettivamente di vista questa missione, ed è a questa missione che dobbiamo tornare. Scrivo queste parole da una città in cui le parole “pace”, “coesistenza” e “dialogo” sono state svuotate… La violenza che ha inghiottito questa terra ha fatto di più che distruggere vite e case. Ha avvelenato il linguaggio stesso. E quando il linguaggio fallisce, il silenzio segue – e in quel silenzio, la violenza urla il suo linguaggio brutale».

Eppure, proprio in quel silenzio bisogna dire qualcosa: «Un serio e sostenuto tentativo di recuperare la bussola che abbiamo perso – per chiedere di nuovo, con onestà e umiltà, a cosa serva Gerusalemme… “Dentro le tue porte: Il Forum per la vocazione universale di Gerusalemme” è il mio tentativo di iniziare quel viaggio». Le porte di Gerusalemme, spiega Pizzaballa, non servono a difendersi, ma per essere aperte «in ogni direzione, verso lo straniero e il pellegrino, verso chi vuole entrare e partecipare. Qui non c’è monopolio; tutti noi apparteniamo a Gerusalemme. Le sue pareti non sono per paura, ma per identità – e quell’identità è costituita dall’essere benvenuti a tutti».

Il Forum non sarà un’istituzione della Chiesa, ma un’opportunità di dialogo e confronto tra studiosi e praticanti di diverse tradizioni di fede, discipline e comunità: teologi e politologi, storici e architetti, musulmani, ebrei e cristiani, credenti e persone di nessuna fede. Persone per le quali «le complessità di Gerusalemme non sono un ostacolo, ma le condizioni che rendono possibile un futuro migliore». Il forum lavorerà in modo accademico, serio, solidale e onesto. Non avrà interessi né programmi politici, perché Gerusalemme appartiene a tutti ed è il cuore condiviso dell’umanità.

Al forum parteciperà come promotrice anche Margaret Karram, presidente del Movimento dei Focolari, impegnato per la fraternità, il dialogo e la costruzione di relazioni di pace, anche nei contesti attraversati da divisioni e conflitti.

«In questo momento così doloroso per la Terra Santa e per tanti altri luoghi del mondo, abbiamo bisogno di spazi nei quali persone di appartenenze e convinzioni diverse possano incontrarsi, ascoltarsi e cercare insieme vie nuove. Sono profondamente onorata – ha affermato Karram – di far parte di questo Forum, e con me lo è tutto il Movimento dei Focolari. Desideriamo sostenerne lo scopo attraverso la nostra esperienza e il nostro impegno quotidiano nel costruire la pace. È un cammino difficile, ma crediamo che ogni gesto autentico di dialogo e di fraternità possa contribuire a renderlo possibile».

Margaret Karram, presidente dei Focolari. Foto del Movimento dei Focolari

Del board of promoters, presieduto da Pizzaballa, fanno parte anche il filosofo e scrittore Sari Nusseibeh, già presidente della al-Quds University, e Sarah Stroumsa, professoressa emerita di Studi arabi ed ex rettrice della Hebrew University of Jerusalem. La direzione del Forum è affidata a Daniel Schwake dell’University of Notre Dame.

 

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