Si è concluso il convegno di EcoOne, a Castel Gandolfo dal 18 al 20 settembre, con accademici di numerose discipline e persone impegnate in vari ambiti, provenienti da tantissimi Paesi: Argentina, Brasile, Colombia, Uruguay, Messico, Stati Uniti, Canada, Senegal, Libano, Australia, Francia, Portogallo, Spagna, Austria, Belgio, Ungheria, Svezia, Scozia, Italia. Tutti convergenti verso un unico obiettivo: riflettere sull’ecologia integrale e trovare le strade per migliorare la nostra casa comune. Erano solo una rappresentanza di quanti non hanno potuto arrivare a Castel Gandolfo, ma sono attivi nei loro Paesi dei 5 continenti. Tutti legati in una rete di collaborazione reciproca. La convinzione comune è l’urgenza di un cambiamento di mentalità, di una conversione personale e comunitaria, di fronte a un pianeta in crisi ecologica, ambientale, culturale, sociale, umana… che aspetta solo di essere guarito.
Tre sono i livelli su cui EcoOne agisce: le relazioni nella natura, fra gli esseri umani e tra uomo e ambiente, dove l’uomo non è “superiore”, ma è chiamato a inserirsi in armonia. Lo fa attuando un dialogo transdisciplinare, dove la pluralità dei saperi, incontrandosi, generano nuove scoperte e decisioni; e un dialogo fra culture e generazioni dove ci si ascolta con umiltà e pazienza per affrontare insieme le sfide. Altro obiettivo è la formazione di menti critiche e collaborative capaci di dialogare, con una “coscienza integrale” (dove si coniuga scienza e coscienza, tecnica e interiorità), per divenire persone che si realizzano proprio nel dono di sé. E la missione è far crescere e sostenere iniziative locali di ecologia, creando un intreccio di relazioni, facendo circolare la vita, intessendo un tessuto sociale solidale e inclusivo. Ricamare relazioni, partire dal cuore, guardare chi è accanto. Non cercare il potere, ma… amare.
Ma quando è nato EcoOne? E cos’è? Quale l’origine, alla quale occorre sempre tornare per poter guardare al futuro. «È nato il 27 maggio ’99 da un’intuizione di Chiara Lubich − ha raccontato Sergio Rondinara − ma la sua vera origine affonda le radici nell’esperienza mistica che Chiara ebbe, nell’estate del 1949». Una contemplazione del mistero di Dio dentro e in mezzo al gruppetto che era con lei, un “viaggio” che spalancava il Paradiso gettando luce anche sulla natura creata vista come dall’occhio di Dio. In quella contemplazione infatti era compreso anche tutto il mondo naturale. La Lubich percepiva la luminosa presenza di Dio sotto le cose che vedeva tutte collegate dall’amore.

Due relatori al convegno. Credit: Grazia Passa.
Le dinamiche relazionali trinitarie vissute in quel periodo e la visione sapienziale da lei sperimentata, da allora hanno un valore perenne. È una comprensione teologica che getta luce sul significato altissimo della “persona” umana e della natura vegetale e animale, chiamata ad essere realmente redenta anch’essa insieme all’umanità – in Cristo risorto – nella dimensione escatologica (cf. Paolo, Rm 8,22-23). Anche l’intervento della sociologa Vera Araùjo (online dal Brasile) ha condotto i presenti in un percorso, fino a contemplare il posto unico dell’uomo nell’universo, chiamato a partecipare al progetto d’amore di Dio, al governo della creazione.
Tutto ciò molto può dire al mondo. È un messaggio potente di una nuova visione religiosa del mondo di oggi, − come Chiara stessa la percepiva – chiamata a rispecchiarsi in terra, per incarnarsi in antropologia, teologia, storia, filosofia, sociologia, pedagogia, diritto, e illuminare tutte le scienze, incidendo sulla realtà umana di ogni tempo; una visione mistica che genera prassi e stili di vita nuovi. Per questo è nato EcoOne, per alimentare una dinamica d’amore fra le persone, e muovere competenze al servizio delle dinamiche ambientali come risposta al grido di oggi. Un grido causato da una visione fragile, incompleta e pericolosa che considera il mondo composto di parti separate da manipolare come oggetto di dominio, che trascina con sé solo crisi, caos, guerre e povertà.
Ma sono le scienze stesse oggi a smentire questa visione. Geologia, chimica, fisica, biologia… ma anche le scienze umane mostrano ben altra realtà: che non esistono cellule isolate e che nessun organismo vive per conto proprio, ché da solo non potrebbe sopravvivere. Lo dice il mondo straordinario della vegetazione dove in uno scambio silenzioso di nutrienti, acqua, difese immunitarie… le piante – anche di specie diverse – comunicano fra loro e chi ha di più dà a chi ha di meno…, come mostrava Stefania Papa, ecologa all’Università della Campania Luigi Vanvitelli e coordinatrice internazionale di EcoOne. Questo legame intrinseco è vivo nel microcosmo e nel macrocosmo, dove tutto è in relazione con tutto. Una verità scientifica che ci interpella e ci dà occhi nuovi per vedere. Un’interdipendenza da conoscere, rispettare e… imitare, ripensando i nostri modi di vivere, le scelte quotidiane, la solidarietà umana. Anche noi infatti siamo parte integrante della natura (etimologicamente: ciò che è nato) e interdipendenti con piante e animali, legati alla fertilità del suolo, all’acqua… e fra noi. Questa è la nostra vera identità umana.
Da qui la responsabilità di passare da homo faber (che esercita un potere sulla natura) a homo sapiens (sapiente, che ne conosce il sapore) che rispetta ciò che esiste, se ne prende cura, custodisce e sviluppa per il bene di tutti. Se così le piante, perché noi no? Sono stati giorni di contemplazione e luce, approfondita anche da altri esperti in teologia e scienze umane, che hanno portato in alto; e anche giorni di concretezza fattiva: un fuoco d’artificio di interventi competenti messi a servizio del fine e chiarificanti (dispiace non riuscire a nominare tutti!) che facevano entrare nel cuore delle problematiche per prenderne coscienza ma senza abbatterci.
La carrellata di esperienze, realizzazioni di progetti di piccole e grandi dimensioni ha aperto alla speranza. C’è tanta vita messa in atto anche se c’è da fare per sempre. Azioni concrete che incidono sul tessuto sociale, facendo rifiorire territori, come in Africa con Green Africa Togheter Community Projects: gruppi locali di Nuova Umanità in 14 Paesi che vivono con spirito di rinnovamento dei rapporti umani, con coordinamenti nazionali fra mondo accademico e impegno dei giovani che diventano esperti in tanti settori: energie rinnovabili, impiantamento di alberi, riduzione dei rifiuti, educazione ambientale, sostenibilità. E l’impegno nell’ambito della certificazione delle emissioni di anidride carbonica, per sostenere la realizzazione dei progetti stessi. E le soluzioni positive di EcoPlan, adottate nelle cittadelle del Movimento dei Focolari in Brasile, Argentina, Messico dove si attuano i principi dell’ecologia integrale, secondo la Laudato Sì. Il progetto in Calabria di “retroinnovazione” per ripristinare la produzione agricola in zone ormai abbandonate; e le migliaia di agricoltori nel mondo rifioriti negli anni con la rigenerazione della terra grazie all’EdC (Economia di Comunione), e il salvataggio dell’economia agricola in una zona delle Filippine grazie alla riscoperta della cannella nativa del luogo, con la crescita di 30 nuovi alberi e lavoro per 350 contadini e famiglie. Non è mancato l’argomento “giustizia umana senza la quale non esiste ecologia integrale”.

Domande e risposte al convegno. Credit: Grazia Passa.
È venuta in rilievo l’importanza dell’aspetto culturale per dialogare col mondo contemporaneo entrato nella fase dell’”ipermodernità” a cui offrire il Carisma dell’unità di Chiara Lubich, il kairòs di oggi. Esso contiene la capacità di attutire le polarizzazioni e le frammentazioni e deve incarnarsi nella storia, nella cultura. Altrimenti il Carisma si spegne. «Come faremo per essere artefici di ciò che il mondo attende? – dice Catherine Bellzung, neurobiologa del comportamento all’Università di Tour e coordinatrice della Cattedra UNESCO sul maltrattamento infantile – Ci è richiesto un salto di qualità: scendere nelle situazioni concrete, avvicinare le persone per comprenderle, amarle, rispettarle. Con umiltà, decentrandoci, ché anche gli altri hanno qualcosa da dare. E coordinare un pensiero articolato e un linguaggio adatto e comprensibile per poter dialogare e mescolarlo con il vissuto». Ci vengono in aiuto in questo le nostre agenzie culturali con la loro ricchezza di contenuti di pensiero e azione: le inondazioni, l’Istituto Sophia, Umanità Nuova, AMU… che attuano ormai una collaborazione spontanea e una sinergia strutturata, collegandosi anche ad altre realtà distinte dal Movimento dei Focolari. Il dialogo è in marcia per elaborare nuovi concetti, per ascoltare l’oggi, e trovare la bellezza nella società contemporanea.
Un nuovo motivo di speranza ha portato Luca Fiorani, ricercatore all’ENEA e docente all’Istituto Universitario Sophia circa la sostenibilità. Mentre i governi si ostinano a perseguire la crescita economica che si misura col PIL, ora «si attende ancora lo sviluppo di una nuova sintesi che superi le false dialettiche degli ultimi secoli. Lo sviluppo sostenibile non è adatto, perché anch’esso è una soluzione solo economica a discapito del benessere della natura. Piuttosto, se saremo capaci di quelle relazioni costruttive di cui si parlava, la sostenibilità si svilupperà come relazione». Ci auguriamo che la sua proposta venga accettata ufficialmente. La scienza dimostra che la relazione per sua natura è costruttiva. Una molecola di ossigeno e due di idrogeno incontrandosi diventano acqua!
La relazione, filo d’oro del convegno, coniugata da tanti punti di vista, filosofico, teologico, sociologico, psicologico, ecologico… Ma soprattutto è stata vissuta, in uno scambio intrecciatosi sempre più fitto, fatto di confronto e testimonianza reciproca da cui si è usciti arricchiti e trasformati. Le giornate, intensissime, si sono arricchite di relazioni e dialogo, dove nascevano nuove idee, voglia di fare e trasmettere ad altri la passione per un’ecologia integrale, aperta nel coinvolgere i giovani e altre forze, allargando le sinergie anche a Istituzioni. È emersa fortemente la necessità di fare rete sempre più per guardare al futuro, perché da soli non si arriva da nessuna parte. Abbiamo bisogno del contributo di tutti.
Ecco alcune espressioni dei partecipanti. «Sono arrivata senza energia a questo incontro, ma sentivo che dovevo venire. Ho visto l’impegno e le competenze e il cuore nel fare le cose, la conoscenza e l’aiuto reciproco e questo mi porto a casa». «Un’immersione nell’acqua viva». «Voglio impegnarmi e coinvolgere altri». «Tanta ricchezza, sento il cuore ingrandito». «Tanti spunti per trasmettere fermento fra i giovani, ottima l’idea della sostenibilità relazionale». «Una nuova consapevolezza». E poi tanta speranza. Che non è attendere che succedano le cose, ma attivarsi per farle accadere, lavorando guardando avanti per le generazioni future. E sarà, se opereremo un cambio di mentalità, un cambio interiore, psicologico, mentale.
Tanto si è ricevuto, e ora… al lavoro, per tradurre il nuovo paradigma delle relazioni in un modo nuovo di abitare la terra, dove ogni decisione e gesto concreto di cura della casa comune non sia visto come scomodità o sacrificio, ma piuttosto come beneficio, opportunità, atto intelligente per una società più sana, prospera e unita.

Foto alla locandina del convegno. Credit: Grazia Passa.