L’Università di Salamanca, in Spagna, ha conferito al presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, l’onorificenza accademica di dottore honoris causa. Per l’occasione, alla presenza del re Felipe VI, il nostro capo dello Stato ha tenuto una lectio magistralis, nel corso della quale ha sottolineato l’importanza dell’Europa per la pace nel mondo e ha messo in guardia verso una libertà oggi non più scontata.
L’Europa, ha spiegato Mattarella, «trova il suo fondamento nella dignità umana, nella solidarietà, nei valori civili. Si tratta di pilastri solidi, con radici profonde, cementati da secoli di pensiero illuminato e da un’etica condivisa. In queste fondamenta abbiamo fiducia: non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea».
Ricordando il preambolo del trattato della Comunità del carbone e dell’acciaio (CECA) del 1951, base dell’attuale UE, il presidente ha affermato che l’Europa è «nucleo indispensabile per il mantenimento di quelle relazioni pacifiche» che la Carta di San Francisco aveva messo al centro della missione identitaria delle Nazioni Unite.
Un’Organizzazione, l’Onu, «che nasceva per sottrarre ai singoli Stati – non importa quanto potenti – le decisioni fondamentali su pace e sicurezza, immaginando così una nuova stagione del diritto internazionale fondata su tre pilastri: il divieto dell’uso della forza; il principio di sovrana eguaglianza degli Stati; la promozione universale dei diritti umani. In cui pace e diritti umani non costituiscono ambiti distinti, bensì dimensioni complementari di un progetto normativo volto a superare la logica del sistema westfaliano».
La pace, ha commentato Mattarella, non coincide con qualsiasi equilibrio, ma si realizza in presenza di condizioni di giustizia e di inclusione.
Nel suo lungo discorso, il presidente si è rivolto anche agli studenti ricordando il programma di scambio europeo Erasmus. «L’orizzonte – ha detto ai giovani Mattarella – non può essere quello di un mondo con barriere di ogni genere che vi impediscano di scegliere, di incontrarvi, di conoscere, di essere liberi. Oggi, per voi, questa libertà è una condizione che considerate – comprensibilmente – normale, acquisita, così come quella di vivere in pace. Eppure, l’emergere di conclamate questioni di sicurezza, i soprassalti di chiusure identitarie, la pongono a rischio».
Ogni generazione ha il compito di preservare e trasmettere gli spazi di libertà. Oggi, dunque, tocca ai giovani e lo studio è uno strumento fondamentale per riuscirci. «Nella conoscenza – ha concluso il presidente – troverete strumenti per esercitare l’indispensabile spirito critico: vi darà la forza di essere quel vento che non conosce confini, come è proprio alla conoscenza. Il vento di cui il mondo ha bisogno».
