La Global Sumud Flotilla mai arrivata a Gaza sta occupando i pensieri di molti. Qualche giorno fa, in acque internazionali nei pressi di Creta, le imbarcazioni sono state intercettate e bloccate dalla marina israeliana. Secondo quanto riferito dalla Global Sumud Flotilla e confermato da comunicazioni ufficiali del Ministero degli Esteri israeliano, a bordo si trovavano oltre 170 attivisti provenienti da diversi Paesi (tra cui 23 italiani) che sono stati fermati, identificati e trasferiti. La maggior parte di loro è stata portata a creta e poi espulsa, altri sono stati portati in Israele per “interrogatori”. −Tra le foto mostrano il ritorno in Italia di Tony La Picciarella, Osman Tastan e Anas Mohamad − . Oggi però restano ancora due gli attivisti detenuti: Saif Abukeshek, ispano-palestine, e Thiago Ávila, brasiliano, entrambe figure centrali nella rete globale della flotilla.
La loro detenzione ha immediatamente attivato una rete di appelli e mobilitazioni internazionali che partono dal Brasile alla Spagna, fino a diversi paesi europei tra cui anche l’Italia. Governi e organizzazioni hanno richiesto l’immediato rilascio, sui social stanno girando numerose petizioni insieme a campagne come #FreeFlotillaActivists e #LetThemGo rilanciate da collettivi, ong e attivisti.
A rendere il caso ancora più simbolico è la lettera che Thiago Ávila avrebbe dettato al suo avvocato dal carcere per la figlia. Il testo è stato condiviso da alcuni profili Instagram di giornali come Il Fatto Quotidiano, e dice: «Cara Teresa, mi dispiace di non essere a casa con te in questo momento. Purtroppo tuo padre, tua madre, e tante altre persone in tutto il mondo hanno compreso il momento storico e responsabilità che abbiamo […] Oggi oltre un milione di bambini stanno subendo un genocidio, morendo di fame, subendo amputazioni senza anestesia e soffrendo a causa di idee orribili e piene di odio […] Il tuo mondo sarà più sicuro perché molti genitori hanno deciso di dare tutto per costruire un mondo migliore per te. Spero che un giorno tu capisca che, poiché ti amo così tanto, non c’era niente di più pericoloso per te e per gli altri bambini che vivere in un mondo che accetta il genocidio […] Ricorda tuo padre come la persona che ti cantava delle ninne nanne e suonava la chitarra per farti addormentare». (Il testo della lettera sta girando sui social, tra cui alcuni profili instagram dei giornali come “Il Fatto Quotidiano).
Parallelamente, presìdi e manifestazioni si sono svolti davanti ad ambasciate israeliane e sedi istituzionali in diverse città, mentre dalla Striscia di Gaza arrivano video e appelli che ringraziano la flotilla e chiedono la liberazione dei detenuti. Una storia che continua a trovare eco ben oltre il Mediterraneo.
Foto ANSA
