Può esistere davvero una banca etica?

Intervista a Nicoletta Dentico di Banca popolare etica sulla pretesa di cambiare le regole del gioco nel riformare radicalmente un sistema finanziario che produce “vittime e briganti”

La “rivoluzione culturale” di Francesco si rivolge a tutti e impegna una conversione integrale non solo del cuore ma anche della mente, come afferma Piero Coda, preside dell’istituto universitario di Sophia.

Cosa significa in concreto? Si può riconoscere che il capitalismo non riconosce la gratuità, ma questa come dice l’economista Luigino Bruni non può essere come «il limoncello in un pranzo», cioè un complemento finale perché «la gratuità è la dimensione di ogni azione umana, di ogni impresa, e non solo del nonprofit. Sarebbe un errore molto grave associare la gratuità al solo volontariato, all’economia sociale, affidarla a “specialisti” che si occupano del 2% della vita economica e sociale. E che cosa ne facciamo del restante 98%?»

Con Nicoletta Dentico, consigliere di amministrazione di Banca Etica, affrontiamo questa sfida che sta al cuore dell’edizione di LoppianoLab 2017. Vogliamo davvero cambiare le regole del gioco di un sistema che produce gli scarti umani o dobbiamo limitarci a curare le vittime? Abbiamo davvero la forza per intraprendere questo percorso? La Dentico è la persona giusta per affrontare queste domande per la sua storia personale (vedi nota biografica in fondo) che l’ha fatta eleggere nel Cda di una banca popolare che conta «40 mila soci e 60 milioni di capitale sociale con una raccolta di risparmio di 1,2 miliardi di euro e finanziamenti per quasi un miliardo a favore di  iniziative di organizzazioni, famiglie e imprese nei settori della cooperazione sociale, cooperazione internazionale, cultura e qualità della vita, tutela dell’ambiente, diritto alla casa, legalità».  

I numeri di Banca etica sono interessanti ma la dimensione delle transazioni finanziarie supera ogni nostra immaginazione ed è tale da  determinare ogni aspetto della vita individuale e sociale. Come fare ad incidere realmente ?

La globalizzazione finanziaria è probabilmente il volto più feroce della globalizzazione, perché opera in un contesto di totale deregulation. La finanziarizzazione dell’economia, con le ossessive transazioni che alimentano un mercato speculativo quasi sfuggito al controllo umano – la maggior parte delle operazioni avvengono con velocità digitali impressionanti – è alla base delle maggiori esternalità negative con cui oggi ci confrontiamo. Penso alle disuguaglianze crescenti, Penso alla crisi ecologica. Penso alle grosse devianze strutturali che derivano, per esempio, dal fatto che società finanziarie come Goldman Sachs, Morgan Stanley o Barclays Capitals, scommettono sui prezzi del cibo che trattano come una delle commodities più promettenti, passando sopra ai diritti più elementari dell’umanità. Lo stesso vale per il petrolio, per il debito di interi paesi. Avvertiamo sulla nostra pelle l’urgenza formidabile di ricondurre la finanza al servizio di une economia rinnovata, dell’ecosistema. Questo movimento serve alla stessa stabilità geopolitica mondiale, oggi messa a dura prova.

Come può una “medio piccola” banca mantenersi indenne da tale meccanismo e pretendere addirittura di promuovere un cambiamento delle strutture inique?

Cosa può fare una banca come Banca Popolare Etica? Camminare in senso ostinatamente contrario a questo ordine di cose non è esercizio banale. Ci sono molte costrizioni normative e molti pericoli, non c’è dubbio. Ma ci sono alternative, al fatto di provarci? La nostra storia di creazione di una banca dal basso, esempio più unico che raro nel panorama del mondo bancario, è la forza che ci traina in questo tentativo. Sarebbe del resto risibile immaginare di cambiare da soli, e nel giro di pochi anni, gli assetti esistenti. Si tratta di un cammino che non promettiamo breve, ma è un cammino necessario. La crisi del modello turbocapitalista sta sotto gli occhi di tutti, e la conoscono anche coloro che continuano a promuovere il paradigma speculativo della finanza. Molte persone che ignoravano la finanza etica si stanno ad essa avvicinando dopo che il loro rapporto con il mondo bancario tradizionale li ha lasciati a terra. Gli scandali stessi del mondo bancario alimentano il nostro senso di responsabilità: oggi, più che mai, abbiamo bisogno di chi pratica la finanza etica. Fortunatamente non ci siamo solo noi, stanno nascendo nuove pratiche di mutualità finanziaria molto interessanti, in Italia e non solo.

Eppure anche le persone più consapevoli del disastro, dubitano della reale possibilità del cambiamento, non fidandosi della definizione “etica” che si può dare una banca…..

Noi abbiamo l’ambizione di asserire che un altro modello non solo è possibile, ma funziona meglio. Lo dicono del resto i nostri numeri. Lo dicono gli utili che la banca ha maturato negli ultimi anni, e che alimentano il suo capitale sociale. Lo dice il dato sulla sofferenza del credito, che in Banca Etica è un quinto rispetto alia media bancaria in Italia. Usare il denaro come strumento di relazione, per promuovere la centralità della persona e la democrazia economica, paga sotto il profilo dell’impresa.

Ma come fate a muovervi se le regole del settore le scrivono coloro che ragionano con altri modelli di riferimento?

È vero è che le riforme del sistema bancario proposte e in parte introdotte degli ultimi anni stanno erodendo fortemente la biodiversità del settore, e anche dentro la banca ci si chiede continuamente che ne sarà in futuro di una banca cooperativa come la nostra. Ma noi non facciamo solo intermediazione creditizia. Abbiamo una agenda di pressione politica per attaccare alcuni dei nodi fondamentali della speculazione finanziaria e per continuare ad esistere. E non operiamo in solitudine. Siamo legati alla Global Alliance for Banking on Values, il primo consorzio globale di banche etiche. Stiamo sempre di più operando in rete con gruppi che europei che si occupano di finanza e che spingono a Bruxelles per ridare alla finanza un volto umano, una prospettiva di sostenibilità.

 

 

Nicoletta Dentico, giornalista, esperta di cooperazione internazionale e salute globale. Ha lavorato per la Radiotelevisione Giapponese In Italia.  Ha coordinato la Campagna per la Messa al Bando delle Mine e poi diretto Medici Senza Frontiere, lanciando la Campagna per l’Accesso ai Farmaci Essenziali e inaugurando le operazioni di MSF sui migranti nel sud d’Italia. Ha collaborato con diverse entità internazionali, fra cui Drugs for Neglected Diseases Initiative (DNDi) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a Ginevra,  Oxfam,  Action Aid. Oggi dirige Health Innovation in Practice, con sede a Ginevra. Autrice di numerose pubblicazioni su salute e diritti umani, scrive e collabora con diverse testate.  Dal 2103 è consigliera di amministrazione di Banca Popolare Etica. 

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