Una nuova strage di lavoratori nella scorsa settimana. Soprattutto lavoratori immigrati come Gari, Saifi e Yassin, i tre giovani braccianti marocchini a bordo di un minivan finito in un canale in provincia di Rovigo, o come Mamadou, 23 anni del Senegal, morto schiacciato mentre lavorava in nero in uno stabilimento balneare a Paola, nel Cosentino. Il terzo operaio morto in Calabria in poche ore: il primo, F.N. 53 anni, travolto dalla gru che guidava a Francavilla Angitola, nel Vibonese, il secondo, Fabio 46 anni, precipitato dal terzo piano di un edificio dove stava lavorando ad Anoia nel Reggino. Morti italiani, perché di lavoro si muore a prescindere dal passaporto. Come Marco, 49 anni, morto schiacciato da un muletto il 5 maggio, in un’azienda di Bazzano, all’Aquila. Ma gli immigrati ancora di più. Al Nord come al Sud.
Sempre la scorsa settimana Driss Najem, marocchino di 51 anni, operaio edile, è morto giovedì 7 maggio dopo essere caduto da un’altezza di quasi 5 metri in cantiere a Martellago (Venezia). Due giorni prima Yunlan Lin, cinese di 56 anni, mamma di un bambino, è morta a Cesena poco prima delle 6 del mattino mentre in bicicletta andava al lavoro. L’investitore italiano è risultato positivo alla cocaina. Morti presto dimenticate. Quattro anni fa a San Pietro in Gu nel Padovano, a poche decine di chilometri da Chioggia, furono 4 i braccianti nordafricani morti in un incidente stradale. Si scoprì poi che erano lavoratori in nero, sfruttati da caporali e padroni. Così come il 4 ottobre 2025 i 4 braccianti indiani sikh morti e i 6 feriti gravemente sulla strada statale 598 di Fondovalle dell’Agri, nel territorio di Scanzano Jonico nel Materano, in 10 su un’auto da 7 posti.
Ma gli “operaicidi” su strada sono un elenco interminabile, ricordiamo solo i 16 morti stritolati nei pullmini dei caporali in due incidenti il 4 e il 6 agosto 2018 sulle strade foggiane. Anche per loro finirono indagati gli sfruttatori aguzzini. È così anche per le nuove morti? Indagano i carabinieri dell’Ispettorato del lavoro. Ma sicuramente non sono purtroppo morti inaspettate. Basta leggere la Relazione sullo stato della sicurezza sui luoghi di lavoro appena inviata al Parlamento dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone. Gli infortuni in itinere, cioè nel tragitto tra l’abitazione e il luogo di lavoro, denunciati nel 2025 sono stati 99.939, in aumento del 3,2% rispetto ai 96.835 del 2024. Quelli con esito mortale 293, 13 in più rispetto al 2024 (+4,6%). Aumentano soprattutto al Sud (+18,0%) e nel Nord-Est (+14,8%). E aumentano più dei lavoratori stranieri (+16,4%) che degli italiani (+7,9%). Sembra la fotografia di quanto accaduto in questi ultimi giorni.
Ma ci sono altri dati che spiegano drammaticamente tanti infortuni. Sempre leggendo la Relazione ministeriale troviamo che nel 2025 sono state avviati complessivamente 51.927 accertamenti ispettivi di vigilanza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, con un incremento del 3,9% rispetto al 2024. E questo è sicuramente un dato positivo, perché più controlli vuol dire più prevenzione. Anche perché sono ancora troppe le aziende fuori legge. Infatti l’indice di irregolarità è stato pari al 82,5%, con l’accertamento di 89.850 violazioni. Non secondarie. Infatti sono stati emessi 13.263 provvedimenti di sospensione dell’attività, il secondo valore massimo storico, il 37% determinati da gravi violazioni e 1.241 in presenza anche di lavoro nero. E c’è chi viola anche la nuovissima norma sulla cosiddetta “patente a punti”.
Sempre lo scorso anno sono state irrogate 687 violazioni nei confronti del committente o responsabile dei lavori per non aver verificato il possesso di un titolo abilitante da parte delle imprese, sono state elevate 1.088 sanzioni per assenza di patente a crediti, revocate 14 patenti e sospese altre 6, in caso di infortunio mortale o grave. Molto preoccupanti anche i dati dei motivi delle violazioni. Nel settore agricolo sono la sorveglianza sanitaria (34%); nell’edilizia i rischi di caduta dall’alto (29,8%); nell’industria la formazione e informazione (33%), come nel terziario (36,9%). Un ultimo dato riguarda la regione col maggior aumento dei morti sul lavoro: il Veneto con addirittura +22%.
E torniamo ai luoghi degli ultimi fatti drammatici. Allora prendiamo in prestito le forti parole di due papi. «Purtroppo − è la denuncia di papa Leone lo scorso 18 dicembre −, ancora oggi, sono troppi gli incidenti e le “morti bianche” che si consumano nei luoghi di lavoro. Quelli che dovrebbero essere sempre spazi di vita frequentemente si trasformano in luoghi di morte e di desolazione». E cita papa Francesco: «La sicurezza sul lavoro è come l’aria che respiriamo: ci accorgiamo della sua importanza solo quando viene tragicamente a mancare, ed è sempre troppo tardi!».
