Profughi d’Oriente

Facciamo un po’ di chiarezza sui numeri: il flusso dal sud del Mare Nostrum è ripreso, soprattutto in Grecia e con modalità diverse dal solito. Pesa la grande incognita dell’operazione “Peace Spring” lanciata da Erdogan nel nord-est della Siria

L’occupazione turca in Siria avanza nel nordest. Eppure, secondo la versione fornita dal governo turco non si tratta affatto di un’occupazione, bensì di un’operazione militare quasi chirurgica, denominata con una notevole pretesa: Peace spring, fonte di pace. Una strana pace quella imposta con bombe e morti, arresti ed esecuzioni sommarie. Come quella di Hevrin Khalaf, una vita impegnata a promuovere i diritti delle donne, trucidata a freddo sabato scorso sull’autostrada M4 da un commando di miliziani filo-turchi. Il presidente Erdogan ha comunque precisato più volte: «Se l’Ue ci accuserà di occupazione della Siria e ostacolerà la nostra operazione militare, apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati e li manderemo da voi».

In realtà, secondo i numeri rilevati da Unhcr (e riportati ogni mese da lenius.it), quelle porte si sono socchiuse già da tre mesi. Da luglio scorso i profughi sfuggiti ai controlli turchi e diretti verso le isole greche di Lesbo, Chio e Samo sono improvvisamente aumentati del 300% rispetto agli stessi mesi dello scorso anno. In settembre sono partiti da Smirne diretti alle isole greche dell’Egeo, 10.551 profughi, soprattutto afghani e siriani. Da inizio 2019 a fine settembre in Grecia ci sono stati 48.500 ingressi (tra 42 e 45 mila secondo altre fonti). Nel 2016, quando fu definito il contestato contratto da 6 miliardi di euro fra Ue e Turchia, l’afflusso in Grecia si stabilizzò a 2-3 mila arrivi al mese. A luglio 2019 sono invece arrivate 5 mila persone, che sono diventate 10 mila a settembre.

Sono aumentati anche i tentativi (30 persone al giorno, in media) di attraversare il fiume Evros che segna il confine fra la Tracia turca e quella greca. La recinzione, alta 4 metri e costata 3 milioni di euro, realizzata dai greci ad ovest di Edirne (l’antica Adrianopoli) per ora tiene, ma i profughi tentano il passaggio clandestino a sud, nei pressi della foce, dove l’attraversamento è molto più pericoloso ma con meno controlli e ostacoli.

Numeri comunque ben lontani da quelli rilevati ai confini italiani (7.600-7.900 nello stesso periodo) ma anche da noi la situazione è in rapida evoluzione. Gli arrivi via mare in Italia sono sempre più realizzati con barchini fantasma dalla Tunisia (90% degli arrivi), mentre quelli via terra da Slovenia e Croazia sono in rapido aumento: nei primi nove mesi di quest’anno potrebbero essere arrivati in Friuli dalla rotta balcanica intorno a 5 mila profughi, quasi tutti di provenienza mediorientale o asiatica. Sia in un caso che nell’altro senza ombra di Ong. In Europa, dal 1° gennaio al 30 settembre 2019 sarebbero arrivati complessivamente attraverso il Mediterraneo circa 77 mila profughi e migranti (102 mila nello stesso periodo 2018), vale a dire pressappoco la somma di 44 mila arrivati in Grecia, 23 mila in Spagna, 7.600 in Italia, 1.600 a Malta e circa 800 a Cipro.

Quello che colpisce, considerando i numeri, è l’incremento in Grecia, Cipro, Malta e Italia della percentuale di asiatici, mediorientali e nordafricani, che sono comunque presenti anche in Spagna, dove gli africani subsahariani sono logicamente di più. Non è un caso che il 39% dei profughi arrivati in Grecia siano afghani, seguiti da siriani e somali. In Italia, nel 2019, la maggioranza dei profughi sono stati, nell’ordine: tunisini, pakistani, ivoriani, algerini e iracheni.

Ma per tornare alle minacce rivolte all’Ue dal presidente turco, che sta conducendo la sua “missione di pace” nelle terre dei curdi, va notato che uno degli scopi dichiarati dell’operazione è quello di ricollocare due milioni di siriani arabi (non curdi) nella safe-zone che verrà stabilita a spese dei curdi, da turchi, dissidenti siriani e formazioni jihadiste, alleati nel compimento dell’operazione Peace spring. Come farà Erdogan a convincere due milioni di profughi a trasferirsi dai campi della Turchia a quelli della fascia di sicurezza? Già fatto: nei mesi scorsi i profughi siriani arrestati perché fuori dai campi turchi lungo il confine, sono stati costretti anche a suon di botte a firmare un modulo (scritto in turco, quindi quasi sempre incomprensibile) con il quale dichiarano di voler tornare volontariamente in Siria, non importa dove.

Intanto a Lesbo, al campo europeo di Moria, sono ammassate 13 mila persone in uno spazio che ne può contenere 3.500. E se dovessero arrivare anche i 275 mila curdi che stanno fuggendo (per ora e certo non verso la Turchia) dall’operazione Fonte di pace?

 

 

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