Buongiorno a tutti, e benvenuti!
Vi saluto di cuore, amici del Movimento dei Focolari, riuniti per il vostro incontro spirituale. Sono grato per la vostra visita odierna, che esprime il vostro affetto collegiale, e vi ringrazio per le vostre costanti preghiere. Mi rallegra vedere così tanti di voi, provenienti da Paesi, origini e situazioni sociali diversi, riuniti in un solo spirito sotto l’Opera di Maria. Vengono in mente quelle parole rassicuranti di nostro Signore: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18, 20).
Di fatto, il tema scelto per il vostro congresso, “Dare testimonianza di unità”, è uno degli elementi essenziali del movimento fondato da Chiara Lubich, e mi sta particolarmente a cuore. In un tempo tristemente segnato da una crescente polarizzazione, nostro Signore le ha dato di testimoniare sia il senso sia il servizio dell’unità, diventando così un segno per la sua generazione e per quelle future (cfr. Papa Francesco, Discorso ai Vescovi amici del Movimento dei Focolari, 25 settembre 2021).
Se ciò era il compito di Chiara quarant’anni fa, lo è con maggiore urgenza anche per noi oggi. Penso alle difficili situazioni sociali, alle circostanze, alle divisioni che alcuni di voi, fratelli miei, sopportano nei propri Paesi, situazioni come il pregiudizio, il razzismo, l’intolleranza religiosa, persino la violenza.
Penso anche alla situazione qui in Occidente, ora fin troppo caratterizzata dagli effetti dell’individualismo, dove le reti un tempo stabili della famiglia, dell’amicizia e della comunità stanno cedendo il passo a una maggiore frammentazione, e dove la libertà viene sempre più presentata come autonomia assoluta, come la capacità di perseguire la felicità senza alcun limite morale, naturale o persino umano (cfr. Lettera enciclica Magnifica humanitas, n. 118).
E nondimeno osserviamo un paradosso. Nonostante tutta l’enfasi posta sulla libertà individuale, oggi spesso le persone si sentono meno libere di essere veramente sé stesse o di seguire i loro ideali più alti, a causa del timore nascosto di essere giudicate o di non essere adeguate.
Inoltre, questa perdita di apertura agli altri, che acuisce un senso di disunità, alla fine ci priva della felicità per la quale siamo stati creati, poiché siamo fatti a immagine del Dio Uno e Trino, che è lui stesso una comunione di persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Rivelando il cuore del Padre, Cristo ci mostra il senso più profondo della nostra esistenza, delle nostre relazioni, e il cammino per la felicità. Attraverso il dono dello Spirito siamo diventati figli di Dio, compartecipanti della vita divina, e da questa comunione con Dio scaturisce la nostra comunione gli uni con gli altri come fratelli e sorelle in Cristo. La Chiesa è questo, un mistero di comunione (cfr. Dicastero per la Dottrina della Fede, Communionis notio, n. 3), segno e lievito di unità per il nostro mondo.
Come partecipanti dell’eredità spirituale di Chiara Lubich, e come ministri della Chiesa di Cristo in un mondo frammentato, siete chiamati a dare testimonianza di questa anelata unità della famiglia umana. La risposta alle tristi divisioni che affliggono il nostro mondo non consiste nel formare più comitati o lanciare più progetti, ma nel ritornare alla fonte della nostra unità nella Santissima Trinità. Di fatto, dobbiamo diventare contemplativi!
Con tali riflessioni, vi incoraggio ad approfittare di questi giorni insieme per vivere quella fraternità che ricorda e conferma la nostra parentela in Cristo. Questi sono giorni di grazia, trascorsi con i propri fratelli nell’episcopato. Sappiamo quanto ci faccia bene. Pertanto, sono lieto che nell’Opera di Maria abbiate trovato questo sostegno spirituale. Possa aiutarvi a vivere la comunione e la fraternità anche nelle vostre rispettive Conferenze episcopali.
Soprattutto, spero che approfittiate dell’occasione di nutrire la vostra vita interiore: con la preghiera generosa e prolungata dinanzi a nostro Signore nel Tabernacolo, con la celebrazione calma e attenta dell’Ufficio e della Santa Messa e, infine, con la contemplazione frequente della presenza delle Persone della Trinità nel profondo del nostro essere. In tal modo sarete testimoni, gli uni per gli altri e per coloro che servite, di quell’unità che costruisce pace duratura.
Concludendo, affido voi e l’Opera di Maria all’amorevole intercessione di nostra Signora, Madre della Chiesa, e imparto volentieri a tutti voi la mia Benedizione Apostolica come pegno di gioia e di pace in Cristo nostro Signore. Grazie.
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L’Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 205, mercoledì 9 settembre 2026, p. 4.
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