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In profondità > Viaggio apostolico

Papa Leone conquista la Spagna con la bandiera della carità

di Candela Copparoni

- Fonte: Città Nuova

Il santo padre rientra a Roma dopo una settimana di viaggio apostolico. La sua visita si può sintetizzare con queste sue parole pronunciate a Madrid nella solennità del Corpus Domini: «Nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello»

Messa celebrata da papa Leone XIV nel porto di Tenerife, alle Canarie, nell’ultima giornata della sua visita apostolica in Spagna. 12 giugno 2026. ANSA/VATICAN MEDIA

Si sono appena conclusi i 7 giorni di papa Leone XIV in Spagna. Giorni intensi, belli, emozionanti e di ampissima partecipazione, in cui la voce del pontefice si è fatta sentire insieme a quella di numerosi testimoni che hanno ritrovato la speranza e la voglia di vivere grazie all’amore fraterno, e a quella dei generosi operatori di pace che hanno teso loro le mani anche quando la stanchezza e lo scoraggiamento gli suggeriva di guardare altrove.

È così che il motto di questo viaggio apostolico, Alza la mirada (“alza lo sguardo”) ha posto davanti agli occhi del mondo dei nomi e dei volti concreti che con coraggio hanno condiviso esperienze di dolore e di fragilità. Ma, purtroppo, non sono gli unici: sono la voce di tantissimi fratelli e sorelle emarginati, vittime di violenze e umiliazioni, accantonati da una società che cerca l’efficienza e che non di rado ha paura dell’incontro.

Papa Leone XIV guida la processione del Corpus Domini alla fine della messa in piazza Cibeles a Madrid, 7 giugno 2026. ANSA/ /CIRO FUSCO

In questo contesto, il vescovo di Roma è arrivato nella penisola Iberica come pellegrino di pace. Lo abbiamo visto a Madrid, dove ha incoraggiato i membri del Parlamento ai ridurre la polarizzazione e la diffidenza, ricordando loro che «la pace richiede coraggio diplomatico, responsabilità etica e una visione del futuro fondata sul rispetto dell’identità di ogni popolo e sull’obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale». Ma anche a Barcellona, dove interrogato sul perdono ha spiegato che «non significa dimenticare per forza, come se nulla fosse accaduto», ma «non lasciare che l’odio diventi padrone del nostro cuore».

Se la capitale spagnola ha sorpreso per la sua accoglienza al papa con una massiccia partecipazione, specialmente – ma non solo – da parte di una gioventù di fervorosa spiritualità cristiana, la città di Antonio Gaudí ha lasciato il segno con una spettacolare espressione artistica e culturale, in particolare attorno all’inaugurazione della Torre di Gesù della Sagrada Família, la chiesa più alta al mondo.

Fedeli durante l’inaugurazione della torre di Gesù Cristo della Basilica della Sagrada Familia a Barcellona, Spagna, il 10 giugno 2026. Foto: ANSA / CIRO FUSCO

Ultima tappa ma motivo centrale del suo viaggio in Spagna è stata la visita alle Isole Canarie, da dove il papa è ripartito per Roma nel pomeriggio di venerdì 12 giugno. Dal porto di Arguineguín finora conosciuto come “il porto della vergogna”, punto di arrivo di migliaia di persone che fuggono dall’Africa occidentale percorrendo la rotta più letale al mondo, papa Leone ha lanciato un messaggio all’intera società: «Che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?».

Durante l’incontro con le realtà di accoglienza dei migranti a Gran Canaria il pontefice ha precisato che «la dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera», facendo riferimento al tratto che troppe persone migranti ricevono nei Paesi di arrivo. Non solo, all’incontro con le realtà di integrazione dei migranti ha aggiunto che «le barriere più difficili da abbattere non sono sempre di pietra. A volte si trovano nello sguardo, o nella paura o nell’indifferenza», e ha espresso la necessità che abbiamo di «imparare il linguaggio della vicinanza, quello che si capisce più con le mani che con le parole».

Durante la sua sosta in quello che è stato ribattezzato come “il porto della speranza”, papa Leone ha avuto modo di ascoltare la testimonianza di varie persone che sono arrivate all’isola lasciando indietro terra e famiglia, e sopportando condizioni disumane con l’unico tentativo di cercare una vita migliore. Importanti sono state le parole del vescovo delle Isole Canarie, mons. José Mazuelos, il quale ha evidenziato che «la vulnerabilità non diminuisce la dignità, ma richiede una maggiore protezione».

Il santo padre ha appreso inoltre dalle parole del vescovo di San Cristóbal de La Laguna (Tenerife), mons. Eloy Alberto Santiago, alcune delle sfide pastorali che la Chiesa locale si trova ad affrontare e il suo impegno «nel rispetto della dignità umana, nella tutela dei diritti umani fondamentali e nella promozione di uno sviluppo umano integrale che conduca alla crescita della fraternità umana e dell’amicizia sociale». In questa isola dell’arcipelago canario il papa ha conosciuto il Centro di Accoglienza e primo soccorso Las Raíces, il quale dalla sua apertura nel 2021 ha accolto oltre 54 mila persone.

Una foto diffusa da Vatican Media mostra Papa Leone XIV mentre partecipa a un incontro con i migranti presso il centro Las Raices a Tenerife, durante il suo viaggio apostolico in Spagna, il 12 giugno 2026. ANSA/Vatican Media Press Office

Leone XIV ha avuto delle parole per tutti. Alle realtà di accoglienza ha spiegato che «la Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana».

Ai politici ha chiesto di «offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione», e di cooperare per «rafforzare la prevenzione, il salvataggio e l’assistenza alle vittime».

Il papa si è indirizzato anche ai cattolici, invitandoli a dare testimonianza della loro fede con la vita e la parola, «rispettando sempre la coscienza e la libertà di ogni persona». E ha aggiunto: «Una Chiesa che accoglie è anche una Chiesa che annuncia, offrendo Cristo senza imporlo e che, allo stesso tempo, riceve il Vangelo dalle mani dei poveri».

Per Prevost «integrare non significa cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci alle spalle tutto ciò che fa parte della sua memoria», ma «un cammino reciproco» in cui «chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro»; significa «aprire spazi affinché una persona possa sentirsi corresponsabile».

Ai migranti il successore di Pietro ha confessato: «Voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità», e ha chiesto loro di aprirsi con fiducia alla comunità che li accoglie, «imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i loro doni».

Papa Leone XIV, affiancato da due migranti, getta una corona in mare in ricordo di tutti i migranti che hanno perso la vita durante il viaggio, al porto di Arguineguín, sull’isola di Gran Canaria, nelle Canarie, Spagna, l’11 giugno 2026. Foto: ANSA / CIRO FUSCO

Dure e severe sono state le parole dedicate «a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare»: «Fermatevi! Convertitevi […] Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina […]».

Anche i migranti hanno trasmesso un messaggio al papa, cioè il desiderio che portano dentro: «lavorare con onestà, studiare con impegno e aiutare la mia famiglia»; e anche una richiesta: «Di continuare a ricordare al mondo che dietro ogni giovane migrante c’è un sogno, una madre che prega e una vita che merita un’opportunità». Per concludere con le parole: «Portiamo cultura, portiamo valore, siamo semi di un mondo migliore».

Infine, papa Leone ha avvertito del pericolo di un «secondo naufragio», «un naufragio silenzioso dopo l’arrivo: ritrovarsi soli in una città, senza lingua, senza legami, senza lavoro, senza fiducia ed esposti a chi approfitta della vulnerabilità». La strada che ha proposto per impedirlo è quella di «aiutare chi è arrivato ferito a non rimanere per sempre bloccato nel proprio dolore, ma a poter rimettersi in piedi, riconoscere i propri doni e offrirli alla comunità».

In sintesi, la missione di Leone XIV in terre spagnole è stata quella di promuovere la carità fra i fedeli e fra tutti coloro che le abitano, come ha concluso durante la Messa di chiusura del suo viaggio: «Aprite a tutti questo mare di amore! È il mio augurio e la mia preghiera per voi e per tutti coloro che incontrate nel vostro cammino».

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