Un tempo gli dei si amavano e si combattevano in mezzo agli uomini e attraverso di loro che se ne disputavano il favore. È il mondo greco dell’Iliade. Poi venne il viaggio – il nòstos – di ritorno dalla guerra troiana di Odìsseo−Ulisse verso la sua Itaca, accompagnato dagli dei – Atena in primo luogo e Mercurio – che osa però sfidare, uccidendo Polifemo figlio di Poseidone, il Sole ed anche lo stesso Zeus.
Poi viene Nolan – e dopo l’epos laico e hollywoodiano di Troy (che a tratti Nolan cita come gli altri lavori cinematografici sul poema), il lato “divino” dell’Odissea viene ridimensionato decisamente. Perché l’Ulisse di Nolan e l’Ulisse omerico coincidono, in parte, però. In effetti Ulisse siamo noi ed è il nostro tempo, le nostre attese, in questo film lunghissimo e campione d’incassi già previsto.
È spettacolare e grandiosamente epicheggiante, curato nei dettagli maniacalmente, fotografato splendidamente con risvolti teatrali negli interni ed un infinito amore per la natura – il mare è uno dei protagonisti del film –, musicato con suoni arcaici da Ludwig Goransson e con uno spazio-tempo a “salti”, come piace a Nolan, che il tempo lo intervalla, lo sospende e lo riprende, nella volontà di raccontare una storia remota, un poema che ci appartiene, che si crede di conoscere, quando invece è ben poco vero (e diverse reazioni sui social lo dimostrano).

L’attore inglese Tom Holland (a sinistra) e l’attore statunitense Matt Damon sul red carpet del film “The Odyssey” a Mumbai, India, 11 luglio 2026. Credit: ANSA/EPA/DIVYAKANT SOLANKI.
La trama
Ulisse prigioniero di Calipso per 7 anni ha ricevuto dalla donna bella (ma non bellissima, Charlize Theron) non solo affetto, ma cure mediche, prima fra tutte il dono dell’oblio del passato. Che però a sprazzi ritorna, così che l’eroe-uomo non può che imbarcarsi e cercare di tornare ad Itaca. Qui il regno, assediato dai Proci, tenta invano la conquista della fedele Penelope.
Ulisse è come un reduce da una guerra di oggi: ricorda a tratti, e sono ricordi dubbiosi, incerti, dolorosi; non è più l’uomo di prima e non potrà più esserlo. Rimane tuttavia sé stesso, l’uomo “complesso”: astuto e vendicativo, dolce e fragile, crudele e mite, che sfida gli dei e li segue solo finché lui vuole. Atena infatti (una fragile e bellissima Zendaya) lo accompagna dalla notte dell’incendio di Troia sino alla fine del ritorno per poi sparire: è vera immagine divina o un fantasma della sua mente o un simbolo? Nolan è uno che li ama, i simboli, i misteri, si veda la sua trilogia del Cavaliere oscuro.
Odìsseo−Ulisse è perseguitato dalla notte dell’incendio, con quel cavallo impennato tolto dal mare (licenza poetica e simbolica) e trasportato a fatica dentro Troia, con il dettaglio rapido del terrore dei soldati greci nel ventre. Poi, la strage crudele, reale ma come sfocata dalle fiamme, velocissima e tremenda, ed il cavallo dominante come una “navicella spaziale”, mentre Agamennone spinge alla battaglia i suoi, chiuso in una armatura da Guerre stellari – come saranno i Lestrigoni –, senza volto, solo violenza del potere (Trump, Putin?). È la memoria dolorosa che perseguita Ulisse e che Nolan nei numerosi flashback ci riporta di frequente sullo schermo, fra lampi di altri ricordi nel difficile viaggio di ritorno. Che non è felice.
Se Odìsseo−Ulisse incontra una Circe femminista, odiatrice degli uomini e tutt’altro che avvenente (altra licenza, impersonata da Samantha Morton), che gode nel ridurre gli uomini a quel che sono per lei, porci, in una delle scene più orrorifiche, incontrerà pure i morti. Essi risorgono nelle nebbie dalla terra fangosa e sono Sinone (Elliot Page), che si è sacrificato per far entrare il cavallo a Troia, ed un Agamennone che chiede vendetta su Clitemnestra, la moglie che l’ha ucciso. Morti che poi inseguiranno Ulisse come demoni o zombi. La morte non dà pace ai defunti.
Pericoli e incontri. Fra i quali quello del celebre canto nono con Polifemo, figlio di Poseidone, un mostro fanciullesco che non sa parlare. Una scena “sbagliata” perché azzera il dialogo tra Ulisse e il gigante con l’inganno del nome “Nessuno” e del vino, che rivela l’astuzia dialettica di Ulisse, quando si tratta di lottare per vivere in un canto di altissima tragicità e che svela cosa possa l’intelligenza umana davanti alle diversità più mostruose per credere ancora nella vita. Ma Nolan sceglie. Elimina personaggi come Laerte, il padre, e la dolcissima Nausicaa dell’isola felice dei Feaci e l’innocente storia d’amore; però si ferma in sequenze rapide commoventi come l’incontro col vecchio cane Argo e con Telemaco (Tom Holland) di rara autenticità.
In un film dove la guerra e la morte sono onnipresenti, ecco dominare le figure femminili. Da Lupita Nyong’o nel doppio ruolo di Elena e Clitemnestra, dura e dolce, alla selvaggia Circe e alla matura Calipso, fino a Penelope (Anne Hathaway). Altera, dolente e dura, tragica e granitica davanti ai Proci e al figlio, e davanti ad un viscido, ingannatore Alcinoo (Robert Pattinson) pronto ad uccidere Telemaco ed a prenderne la madre. Ed ecco la grande scena della strage dei Proci, con Telemaco finalmente virile, e Ulisse ferito più volte, al contrario del poema. Sino a quel finale dove l’eroe è solo uomo stanco che lascia il posto al figlio e con la moglie parte sul mare per espiare la vita passata, mentre l’immagine del cavallo appare ora sfocata e distrutta: l’incubo è finito, oggi tocca “riparare”.

L’attrice statunitense Zendaya alla première mondiale del film “The Odyssey” all’Odeon Leicester Square di Londra, Regno Unito, 6 luglio 2026. Credit: ANSA/EPA/ANDY RAIN.
L’Odissea di Nolan ha certo rivisitato il poema unificando thriller, epos, dramma, natura, sentimento, fantasy, ma a ben vedere il filmone scaltro e perfetto tecnicamente, recitato alla grande dal cast stellare e da un Matt Damon perfetto uomo del dolore−amore−rimpianto−avventura, rimane un lavoro molto personale e contemporaneo. C’è un’angoscia sottesa, c’è fame di pace nello scavo psicologico dei personaggi, che risulta attuale. A Nolan il poema serve come una base storica e culturale da cui partire per dire l’uomo oggi, una parabola sul mondo che ci circonda e su quale tipo di umanità vogliamo essere: Ulisse eroico, Ulisse del ricordo, Ulisse aperto al dolore, al mistero, come quello inventato da Dante?
