37 anni sono tanti, e Nanni si merita i 10 minuti di applausi per il suo nuovo film Succederà questa notte e forse anche come premio da parte del pubblico dopo un’assenza così lunga e voluta (non convincono troppo le dichiarazioni che i suoi film non erano mai pronti per Venezia). Ma ormai è qui, festeggiato e, sotto l’apparenza burbera, è felicissimo. Anche perché nel film c’è una sua pupilla, che gli deve molto, cioè Jasmine Trinca, e poi Louis Garrel, attore-regista molto francese ma anche molto amante dell’Italia.
La storia del film sull’amore? Una corsa ad ostacoli lungo 17 anni tra Oslo, Roma, San Sebastian, di una coppia che si perde, si ritrova pienamente solo alla fine del film con un’emozione reale non sempre presente nel controllatissimo Moretti. Il lavoro “galleggia”, come è stato scritto, fuori dal tempo e dallo spazio, tra la musica di Bruce Springsteen e i Rolling Stones – una piccola estasi collettiva –, e la coppia che si insegue, nel sesso, nei viaggi, nei dialoghi in cui il regista finalmente (a 73 anni!) si scioglie, si libera dal cervello (fino a un certo punto), e trova la forza di essere “impudico”, cioè di emozionare e di emozionarsi in quel mistero che in fondo è l’amore. Ci è riuscito? A Venezia il pubblico ha detto di sì, anche grazie al cast coinvolgente. Vedremo in sala.
È poi toccato al regista Lance Oppenheim, 30 anni, con Primetime, un lavoro in cui Robert Pattinson, l’ex vampiro bello, si avvicina all’ambiguo Antinoo di Ulisse in un personaggio disturbante. Si tratta di Chris Hansen, giornalista investigativo con un programma molto particolare, To Catch a Predator, dedicato alla cattura dei pedofili. Pattinson ne incarna il male in un’ottima prova attoriale.
Un regista come Bernardo Bertolucci è volato, si fa per dire, in mostra grazie all’ultimo lavoro incompiuto dalla morte e ora ripreso da Andrea Pallaoro in The Eco Chamber, con Luca Marinelli, Alicia Vikander e la sempre viva e libera Susan Sarandon, quasi 80 anni, chiaramente schierata “pro Palestina” nonostante i dispiaceri del governo e di una certa Hollywood. Ma lei sincera lo è sempre stata, e chi la fermerà? Il film, in uscita il 10, è la vicenda in un appartamento londinese di un uomo e di una donna che vi abitano, ma non si conoscono e non si frequentano. Lui è un musicista, lei una cantante dal passato nebbioso: dolore, fatica, paura, amore sono i temi che riecheggiano nella stanza in un film anche ipnotico, senza confini chiari e contorni precisi, da vedere.
In una mostra molto al maschile, come è stato spesso detto, ed è vero (una rivolta contro l’ex sesso debole?), spicca nel concorso la regista danese-egiziana May el-Touky con Kvinde Ukendt (donna sconosciuta). Storia del 1945 in cui una donna sta per sposare un ricco vedovo ma cela un passato duro (con i nazisti?). Rivelarlo o meno? Nel dubbio sta il fascino freddo del film, con qualche emozione e la presenza certa del “maschilismo”.
Ma Venezia non è solo film. L’Ente dello Spettacolo insieme al Corsera conduce Che Spettacolo!, incontri, dibattiti, interviste a gente di cinema – Gabriele Salvatores, Francesca Archibugi… –, seguiti da giovani del settore curiosi e preparati, ogni giorno.
